Durante il “social summit” e al Consiglio informale Ue che si sta tenendo a Oporto, in Portogallo, il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha dichiarato – durante la conferenza stampa al termine del vertice – di aver chiesto con “molta enfasi” che la Commissione e il Parlamento europeo “procedano con la massima rapidità alla definizione del green certificate” per evitare che ogni Paese si muova autonomamente per quanto riguarda le disposizioni legate al turismo.
“Aspettiamo la riapertura della stagione turistica”, ha dichiarato Draghi, per questo occorre “avere un modello europeo su cui confrontarsi e su cui disegnare le misure turistiche. Perché se ogni paese ha il suo certificato, attua misure diverse per quanto riguarda il turismo ci sarà una gran confusione”.
L’entrata in vigore del green pass europeo è prevista per la metà del mese di giugno e fino ad allora l’Italia ha deciso di proporre ai propri cittadini, dal 15 maggio, una prima certificazione rilasciata a livello nazionale che consentirà di spostarsi per turismo in base a tre requisiti: avvenuta guarigione dal Covid-19, completamento del ciclo vaccinale o negatività a un tampone entro le 48 ore precedenti lo spostamento. Per questo, nella fascia di confine con la Svizzera, che non è uno degli Stati membri dell’Ue, cresce l’attesa per sapere cosa accadrà – riapertura delle frontiere o no? – con lo scadere dell’ordinanza del Ministro della Salute Roberto Speranza.
“Con la ripartenza del turismo – ha concluso il Presidente Draghi – bisogna considerare anche che gli aeroporti diventano dei luoghi a cui bisogna guardare con molta attenzione, perché sono ovviamente luoghi dove i contagi possono succedere, quindi bisogna rinforzare i controlli negli aeroporti. Questo non vuol dire chiudere: vuol dire aprire, ma farlo con la testa”.
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