“Il ritorno seppur parziale alla normalità, sancito dalle riaperture di lunedì, deve portare con sé il forte richiamo all’osservanza delle norme anti contagio, soprattutto per quanto riguarda i locali aperti al pubblico”. Ad affermarlo è il dottor Paolo Bulgheroni, direttore del dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria di Ats Insubria.
Una riflessione, quella che arriva dall’Agenzia, che va di pari passo con l’intento di condivisione con gli esercenti, in particolare quelli del settore della ristorazione, e con la relativa clientela. Ovvero i cittadini.
“Le leve per esercitare un controllo sul virus – prosegue Bulgheroni – sono necessariamente legate al tracciamento, alle vaccinazioni, alla sorveglianza, ma molto dipende anche dal rispetto delle regole, che parte dal singolo individuo”. Lungo questo versante Ats Insubria è pronta a proseguire un lavoro di indagine, a contatto con la comunità, già sperimentato con successo lo scorso anno.
Sono in totale 3500 le attività su cui, nel 2020, si è concentrata l’attenzione dell’Agenzia per quanto concerne le verifiche sul rispetto dei protocolli anti Covid e sulla effettiva applicazione delle norme riguardanti soprattutto il distanziamento sociale e gli assembramenti.
Le impressioni raccolte da quel test, l’Ats le ha rese note oggi e si tratta di impressioni incoraggianti. “Non abbiamo rilevato criticità particolari né diffuse durante l’indagine – spiega il dottor Bulgheroni – segno che evidentemente vi è un senso di responsabilità da parte degli esercenti piuttosto significativo. Speriamo si mantenga tale anche durante l’estate”.
La preoccupazione è lecita in un momento così delicato come quello attuale, negli stessi giorni in cui è ancora apertissimo il dibattito tra istituzioni – politiche e appartenenti al mondo della scienza – sulle tempistiche degli allentamenti: sacrosanti e indiscutibili per alcuni, giunti in anticipo e poco prudenti per altri, ed ecco che la sottile linea che separa gli interessi economici del Paese – di intere categorie e settori stremati dalla crisi – dalle priorità sanitarie, è costantemente messa in discussione, forse come mai prima d’ora dall’inizio della pandemia.
“Il nostro approccio resta di tipo preventivo – prosegue ancora il direttore del dipartimento – ed è finalizzato a sostenere le attività attraverso indicazioni che possano servire a migliorare e adeguare il controllo igienico sanitario”. Una finalità che ha trovato conferma anche nell’ambito dell’indagine, dalla quale, sottolinea in conclusione il dottor Bulgheroni, “più che contesti da sanzione, sono emerse prescrizioni e indicazioni distribuite al fine di ottimizzare le misure messe in atto”.
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