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Luino | 25 Aprile 2021

Riaperture (?) pubblici esercizi dal 26 aprile: il punto della situazione, fra divieti e casi dubbi

Una tabella di facile consultazione esamina le varie casistiche: la trovate in fondo all’articolo

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Articolo pubblicato da Confcommercio Ascom Luino

Adolf Merkl, giurista e filosofo austriaco del ‘900, sosteneva che la lingua «non è affatto una vietata porticina di servizio attraverso la quale il diritto s’introduce di soppiatto. Essa è piuttosto il grande portale attraverso il quale tutto il diritto entra nella coscienza degli uomini».
In definitiva è proprio attraverso la buona scrittura delle leggi che il legislatore può perseguire effettivamente ed efficacemente l’obiettivo politico che si prefigge.
Chissà cosa avrebbe detto l’illustre giurista in relazione al Decreto legge Riaperture n. 52 del 22 aprile e alla difficoltà di capire quale sia l’obiettivo di tale provvedimento.
Ci riferiamo alle attività dei servizi di ristorazione (bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie, gelaterie, pub, ecc.) e alle modalità di consumo da parte dei clienti.
A nostro giudizio la confusione, oltre che l’ennesima penalizzazione del settore dei pubblici esercizi, regnano sovrani: ne avevamo già parlato in questo articolo. Ma andiamo con ordine.

IL TESTO DEL DECRETO LEGGE
L’articolo 4 del citato d.l. dispone che “Dal 26 aprile 2021, nella zona gialla, sono consentite le attività dei servizi di ristorazione, svolte da qualsiasi esercizio, con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto, anche a cena, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti (ndr dalle 5.00 alle 22.00)”.
Considerando che il DPCM 2.3.2021, il primo firmato da Draghi, rimane in vigore e continua a fissare le regole operative, seppur dovendosi raccordare con le limitazioni introdotte dal d.l. 52, FIPE – Confcommercio (la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi) ha interpretato la norma ritenendo che all’interno dei locali sia permesso il consumo ‘in piedi’ (non seduti), tipicamente al banco.
Il DPCM 2.3.2021, che ribadiamo rimane in vigore, per le zone gialle (come sarà la Lombardia dal 26 aprile) dispone infatti che ‘Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5:00 fino alle ore 18:00. Il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi”.
Visto che il decreto legge consente solo il consumo al tavolo all’aperto e null’altro dice, FIPE ha ritenuto che il consumo all’interno, non seduti, sia permesso in quanto non espressamente vietato.
Una lettura giuridica a nostro avviso ineccepibile.

LA CIRCOLARE DEL MINISTERO DELL’INTERNO
Forse a seguito della posizione aperturista di FIPE, nella giornata di ieri il Ministero dell’Interno ha diramato una circolare interpretativa che, a proposito della questione, così recita “Fino al 31 maggio 2021 relativamente agli esercizi pubblici di somministrazione di alimenti e bevande il servizio al banco rimarrà possibile in presenza di strutture che consentano la consumazione all’aperto”.
L’Interno quindi stronca la lettura di FIPE con una propria interpretazione più restrittiva. Il problema è ora capire cosa possono fare i pubblici esercizi ed i loro clienti.
Da notare che le circolari sono l’interpretazione della legge, dovrebbero quindi consentire di capire meglio il senso del provvedimento: ma visto che la chiarezza scarseggia, qui siamo all’interpretazione dell’interpretazione (ossia cosa vuole dire la circolare).

ALL’APERTO, AL BANCONE, IN PIEDI, SEDUTI? REBUS CONSUMAZIONE
Ragionevolmente si può così interpretare la circolare (e il decreto legge):
– gli esercizi senza spazi all’aperto possono fare solo asporto e delivery;
– negli esercizi con spazi all’aperto il cliente si siede al tavolo e viene servito, oppure prende la consumazione al banco (all’interno) e la consuma negli spazi esterni, seduto ma anche in piedi. Così come può consumare al banco se questo è collocato all’esterno (sul concetto di ‘aperto’, torneremo più avanti).
Se così fosse, in ogni caso, non si può certo parlare di Decreto Riaperture, visto che è tutto più chiuso di prima, rispetto alla ‘vecchia’ zona gialla. Un’ennesima contraddizione, con buona pace del buon Adolf Merkl che a questo punto si starà rivoltando nella tomba (del diritto).
Vietare il consumo all’interno (anche in piedi, al banco o in altri spazi) penalizza quel 46% di esercizi italiani che non hanno spazi all’esterno, o li hanno inadeguati, limitati. Uno spazio all’interno lo hanno tutti, non così all’esterno.
I pubblici esercizi (ristoranti, pizzerie, bar, pasticcerie, ecc.) hanno pagato e stanno pagando, ingiustamente, un prezzo altissimo, additati come ipotetici untori, da chiudere per evitare la diffusione del virus.
Una posizione inspiegabile e inaccettabile che ha messo in ginocchio un settore pilastro dell’economia italiana.
FIPE ha già protestato e chiesto una revisione delle norme.

IL CONCETTO DI SPAZIO ‘APERTO’
I dubbi non sono finiti. Cosa si intende per ‘aperto’, lo spazio che consente di stare aperti, appunto, fino alle 22.00 con servizio al tavolo? Di sicuro un giardino o uno spazio coperto ma senza pareti (dehor, gazebo, tettoia).
Il dubbio sorge per situazioni intermedie: ad esempio un dehor con una o più pareti chiuse e non apribili, oppure quelle verande con pareti scorrevoli con i serramenti che si affiancano. Oppure locali nei quali si possono aprire ampie sezioni delle pareti, grazie a vetrate/serramenti apribili.
Le casistiche sono le più disparate, ma purtroppo mancano chiarimenti ufficiali. Nel momento in cui si può garantire un notevole ricambio dell’aria (è questo lo spirito del concetto di ‘aperto’) dovrebbe essere permesso svolgere attività di pubblico esercizio al tavolo.
Senza chiarimenti i dubbi rimangono e, caso per caso, bisogna valutare il da farsi, rischiando pesanti sanzioni.

Cliccando qui puoi consultare la nostra tabella riepilogativa.

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