(A cura di Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”) Per troppo tempo una vecchia gloria sportiva germignaghese è rimasta sconosciuta ai più, eppure stiamo parlando di un personaggio arrivato a raggiungere la carriera professionistica e pertanto stranamente finora dimenticato.
In prossimità della Pasqua voglio farvi oggi questa bellissima sorpresa e raccontarvi la storia del nostro “boxeur mitrailleur”. Tranquilli, non un pericoloso gangster della malavita ma un pasticciere dai pugni d’acciaio: Giovanni Segù da Germignaga.
Nato a Pavia l’ultimo giorno dell’anno 1907, inizia giovanissimo la carriera pugilistica da dilettante, ottenendo per ben quattro anni consecutivi, dal 1924 al 1927, il titolo di Campione Pavese della Prima serie d’Italia. In quegli anni si trasferisce ad Appiano Gentile dove apre un biscottificio e dove per diverso tempo mantiene il domicilio. Ma è proprio grazie all’arte dolciaria che Giovanni Segù viene a Germignaga per lavorare presso la pasticceria di Iginio Ghelfi in Corso Umberto I°, ora via Mameli.
E’ bravissimo a fare il panettone ed è un vero maestro nel campo della pasticceria: su dei piccoli quadernetti disegna con artistica mano ogni dolce che crea, riportando con minuziosa attenzione tutti gli ingredienti e le modalità di preparazione. A Germignaga trova però anche una fiorente società sportiva alla quale subito si aggrega mentre nella vicina Luino è attratto dal Gruppo Pugilistico Luinese che proprio in quel periodo annovera fra i suoi atleti anche un giovanissimo Piero Chiara, come da lui stesso rivelato nel libro, “L’uovo al cianuro e altri racconti”, pubblicato da Mondadori nel 1969.
Sono gli anni d’oro per la boxe italiana, gli anni in cui incomincia la carriera di Primo Carnera, il pugile friulano soprannominato “la montagna che cammina” per via della sua stazza imponente e che ben presto entusiasmerà tutti gli italiani diventando una leggenda della boxe mondiale. Giovanni Segù invece è piccolino di statura ma è dotato un fisico decisamente aitante e di una grande velocità di gambe. Il suo peso è intorno ai 50 kg per cui rientra nella prima categoria del pugilato, esattamente all’opposto di quella dei “pesi massimi” di Carnera, ovvero quella dei “pesi mosca”.
Quando sale sul ring si distingue per i pantaloncini bianchi ricamati a mano da sua sorella, con una vistosa stella a 5 punte e le sue iniziali, “SG” che fa orgogliosamente incidere anche su un anello in argento. Nettamente in contrasto con la divisa del Gruppo Pugilistico Luinese: pantaloncini neri di satin con canottiera azzurra e sul petto ricamate in bianco, le iniziali “GPL” all’interno di un rombo. Di certo la tecnica pugilistica di Giovanni Segù è veramente notevole al punto che ben presto diventa il maestro del Gruppo Luinese.

Ancora dilettante, fra il mese di aprile e quello di settembre del 1928 combatte per quattro volte, in tre serate tutte organizzate a Luino misurandosi con avversari di elevato livello come Nasir Mohamet, campione senegalese dei pesi gallo e Roberto Corti, campione italiano 1927, mentre il 4 agosto si reca a Rimini per incontrare il campione emiliano dei pesi gallo, Edelweiss Rodriguez, che risulta vincitore grazie a un colpo proibito ignorato dai giudici.
L’anno successivo effettua il passaggio al professionismo e per il debutto, avvenuto il 30 giugno 1929 a Casale Monferrato, non teme di sfidare Carlo Cavagnoli, fresco vincitore della medaglia di bronzo alle olimpiadi di Amsterdam dell’anno precedente e che lo sconfigge solamente ai punti. Nel 1930, combattendo per conto della Società Pugilistica Intrese, Giovanni Segù conquista la sua prima vittoria da professionista con un rapido K.O. ottenuto alla seconda ripresa contro il pugile gallaratese Della Bella, aspirante campione dei pesi gallo.
Da lì in poi gli avversari saranno sempre di grande prestigio ed inizia ad andare a combattere anche all’estero: dopo un match pari combattuto a Milano contro Frank Nour, ex campione di Romania, fra febbraio e marzo del 1931 sale due volte sul ring dell’Hotel de la Poste in Lussemburgo ottenendo due sonanti vittorie, la prima contro il pugile belga di Charleroi, Ghyslain e la seconda contro quello francese, Georges Drutel. Ed è proprio la stampa locale ad affibbiare il soprannome di “boxeur mitrailleur” (ovvero, “il pugile mitragliatrice”) al nostro Giovanni Segù per la sua caratteristica di colpire con una gragnuola di velocissimi colpi l’avversario, soprannome immediatamente adottato anche dai cronisti locali.
L’incontro successivo disputato a Trier in Germania contro Willi Metzner viene ingiustamente dichiarato in parità, al punto che il pubblico presente in sala fischierà sonoramente l’esito del verdetto. Il 10 agosto 1931 per la prima e probabilmente unica volta, Giovanni Segù è costretto alla resa per K.O.: l’avversario era però l’ungherese Antal Kocsis, medaglia d’oro olimpica nel 1928.
Le cronache dell’epoca riportano almeno altri due combattimenti nello stesso anno: a Zurigo contro Henri Barras e poi a Varese con il campione laziale Ottavio Gori, dove riporta una sconfitta ai punti ed un pareggio. Per quanto finora sono riuscito a ricostruire, sono almeno altri due gli incontri ufficiali combattuti da professionista: il 30 luglio 1932 a Trieste contro Giovanni Sili e il 29 dicembre 1933 alla Stadhalle di Zurigo contro Paul Schaefer, entrambi persi ai punti. Poi probabilmente si dedicò con grande impegno nel lavoro che amava e faceva con grande passione, il pasticciere (…e spero che il nipote Tiziano accetti in futuro di realizzare quanto gli ho proposto a riguardo, ma tornerò prossimamente su questo argomento…) per poi cambiare radicalmente vita e passare a fare il manovratore in ferrovia presso la stazione di Luino.
Nel 1957 sarà fra i primi ad insediarsi in Località Premaggio costruendo una casa a ridosso dell’argine del Margorabbia, che lascerà solamente quando si spegne, il 17 marzo 1993.
Ed è in questa casa, tutt’ora abitata dal figlio Luigi, che le imprese del “boxeur mitrailleur” sono rimaste fino ad oggi confinate per pochi intimi: sulle pareti con diplomi e fotografie e in una vecchia cassetta di legno piena di ritagli di giornale, depliant, medaglie e cimeli vari. Ma quando questa cassetta si è aperta davanti a me…
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