Le tante domande sorte in queste ultime settimane sulla diffusione delle varianti del Sars-CoV2 e sui comportamenti che chi ha già ricevuto il vaccino può adottare hanno portato alla pubblicazione, lo scorso 13 marzo, di un nuovo documento realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità insieme a Inail, Ministero della Salute e Aifa intitolato, appunto, Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione.
Gli studi nazionali e internazionali, sia sulle nuove varianti del Covid-19 sia sugli effetti dei vaccini, procedono senza sosta, ma occorre ancora del tempo prima di poter ottenere risultati consolidati in entrambi i casi.
Per questo motivo, dunque, gli organismi competenti hanno scelto di proseguire sulla strada della cautela, dal momento che la riduzione della circolazione del virus tramite le pratiche preventive ormai ben note a tutti rimane la strada migliore, in particolare per prevenire la nascita di ulteriori varianti che potrebbero rivelarsi potenzialmente più contagiose e mettere in difficoltà i meccanismi con i quali sono stati realizzati i sieri attualmente disponibili per la campagna vaccinale.
Non è indicato – si legge nel documento dell’ISS – “modificare le misure di prevenzione e protezione basate sul distanziamento fisico, sull’uso delle mascherine e sull’igiene delle mani; al contrario, si ritiene necessaria una applicazione estremamente attenta e rigorosa di queste misure”.
Non cambia nulla, dunque, da questo punto di vista, ma una novità emerge comunque dal testo: il distanziamento interpersonale minimo da adottare resta di un metro, ma, in virtù della maggiore contagiosità delle varianti attualmente in circolazione, si ritiene opportuno aumentarlo fino a due metri. Ciò, ovviamente, dove possibile e, in particolare, in tutte quelle situazioni nelle quali non si può indossare la mascherina, come nel caso del consumo di bevande e cibo.
Tali regole continuano a valere anche per tutti coloro che sono stai già vaccinati, per i quali rimane prevista anche la quarantena fiduciaria in caso di contatti con un positivo al Sars-CoV2. Permane, in questo caso, la deroga per gli operatori sanitari “con il rispetto delle misure di prevenzione e protezione dell’infezione, fino a un’eventuale positività ai test di monitoraggio per SARS-CoV-2 o alla comparsa di sintomatologia compatibile con Covid-19”.
Questo è dovuto, spiega l’ISS, al fatto che sebbene i vaccini riducano sensibilmente la probabilità di sviluppare la malattia in forma sintomatica, nessuno di essi garantisce una protezione al 100% (dal momento che la risposta immunitaria può variare da persona a persona) e non è ancora stata stabilita la durata della copertura né la capacità di escludere la trasmissione del virus ad altri: in parole povere, “non è possibile al momento escludere un rischio di contagio anche in coloro che sono stati vaccinati”. Questo vale ancora di più alla luce dell’attuale situazione epidemiologica dove l’aumentata circolazione delle varianti potrebbe incidere sull’efficacia dei vaccini, che potrebbe rivelarsi inferiore a quella esercitata rispetto al ceppo originario come è stato dimostrato da alcuni studi realizzati sulle mutazioni sudafricana e brasiliana.
Per chi ha già contratto in precedenza il coronavirus, se sono trascorsi dai 3 ai 6 mesi dall’infezione, può essere presa in considerazione la somministrazione di un’unica dose di vaccino. Fanno eccezione i soggetti immunodepressi che, pur essendo entrati in contatto con il virus, devono essere vaccinati il prima possibile e con un ciclo vaccinale di due dosi.
Il documento redatto dall’Istituto Superiore di Sanità è consultabile integralmente cliccando su questo link.
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