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Luino | 4 Marzo 2021

Monsignor Comi di Luino, “Mamma, tra pochi giorni sarà un anno senza poterti abbracciare”

Una lunga lettera, quella inviata da un cittadino luinese, che pone alcuni quesiti sull'attuale situazione della casa di riposo. "Dateci una speranza"

Tempo medio di lettura: 2 minuti

Mentre la pandemia continua a fare il suo corso in tutto il mondo, anche nell’alto Varesotto l’aumento dei contatg continua a preoccupare tutta la popolazione e i tanti familiari delle persone ospitate presso le case di riposo.

Tra queste strutture vi è anche la RSA Fondazione Monsignor Comi di Luino, che durante la seconda ondata ha contato numerosi casi positivi all’interno della Casa Albergo e della Struttura Protetta. 

Per questa ragione oggi è stato un cittadino a scrivere alla nostra redazione, in riferimento alla situazione quotidiana che sta vivendo, visto che la mamma, una signora anziana, è ospitata proprio dalla casa di riposo luinese. 

Ecco il testo della missiva inviata.

Tra pochi giorni sarà un anno, un anno senza poterti abbracciare, mamma… premessa: questo mio scritto non vuole in nessun modo denigrare il lavoro del personale che quotidianamente, giorno dopo giorno, anche in momenti difficilissimi, svolge con passione e amore; a tutti loro il mio grazie.

Mia mamma è ricoverata presso la casa-albergo Mons. Comi di Luino da quasi tre anni, ormai; questo maledetto virus ci ha cambiato la vita, lo sappiamo bene, ma per chi ha un familiare presso una RSA le cose vanno ancora peggio e, sicuramente, ancor di più per loro, i “residenti”.

Dopo il 9 di marzo dell’anno scorso, le porte si sono chiuse per noi familiari, e per la prima fase ciò è servito a tenere lontano il virus dagli ospiti, e noi abbiamo ben volentieri sostenuto questa drastica scelta, assistendo alle stragi in tante RSA d’Italia, mentre a Luino il Mons. Comi veniva risparmiato da tutti questi lutti; quindi in questa prima fase si abbiamo ovviato alle visite con videochiamate e telefono, per poi passare, con l’arrivo dell’estate, alle visite contingentate al vetro, ovvero potersi vedere per circa 15 minuti attraverso la vetrata dell’ingresso e parlandosi con un telefonino, quando andava bene, e questo una volta alla settimana.

Poi, verso metà di ottobre, con la cosiddetta “seconda ondata”, stop alle visite al vetro e ritorno alle telefonate e a volte alle videochiamate; attualmente siamo ancora in questa condizione. Ma qualcosa nel frattempo è successo, il tanto temuto virus è entrato in struttura, e le conseguenze sono state tremende, ospiti e personale contagiato, a decine, tra cui mia mamma, che a 94 anni d’età pensavo proprio di non rivedere più…ma è una “pellaccia”…ce l’ha fatta anche stavolta…

Ora siamo a marzo, di nuovo, io vorrei solo un pò di chiarezza, un pò di comunicazione in più: vorrei sapere, per favore, queste cose. Il virus è entrato certamente tramite gli operatori, considerato che noi familiari non potevamo entrare, quindi, quanti tra il personale si sono sottoposti al vaccino? Quanti morti per covid ha avuto la struttura? A gennaio mi è stato chiesto il consenso per la vaccinazione di mia mamma, che ho dato molto volentieri; ma non era una cortese informazione comunicare ai familiari quando veniva sottoposta al vaccino? L’ho saputo casualmente diversi giorni dopo…

Ed infine, cosa più importante, dateci una luce, una speranza; quando potrò riabbracciare mia madre? Ditemelo, ditecelo; io non vedo l’ora di vaccinarmi, state pensando a quando potremo incontrare di nuovo i nostri cari? Loro saranno, spero, tutti vaccinati, noi potremo entrare se dimostreremo di aver fatto il vaccino? Un anno è lungo, e può esserlo ancora di più senza chiarezza, certezza , speranza… grazie.

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