Sono quasi quattromila le persone residenti a Viggiù che si sono sottoposte al tampone di controllo dopo il riconoscimento del focolaio Covid che la scorsa settimana ha portato all’istituzione della zona rossa e al conseguente isolamento del paese della Valceresio, un caso al momento ancora privo di spiegazioni per quanto concerne la diffusione della “variante scozzese“.
La mutazione, fino a qui, non è stata oggetto di peggioramenti a livello clinico e le misure di contenimento – tuttora in vigore – hanno bloccato il focolaio sul nascere, impedendo alla mutazione di crescere in modo esponenziale e di raggiungere i comuni limitrofi.
La grande mobilitazione di ATS Insubria e delle istituzioni locali – il 70% della popolazione ha preso parte allo screening – ha condotto alla formazione di una banca dati che ora agevolerà l’allestimento della già annunciata vaccinazione di massa, la cui partenza è in calendario per la mattinata di sabato.
“Dobbiamo riuscire a bloccare il più possibile la diffusione delle varianti – ha affermato il dottor Giuseppe Catanoso, direttore sanitario di ATS Insubria, nel fare il punto della situazione a sette giorni di distanza dal primo allarme – e la vaccinazione di massa è quell’arma in più che, insieme alla zona rossa, ci consentirà di farlo. I tempi non saranno immediati – ha poi ricordato il direttore sanitario dell’Agenzia – ma nell’arco di tre settimane contiamo di ottenere gli effetti desiderati in termini di rallentamento del contagio. Le operazioni per la vaccinazione di massa dureranno cinque giorni e si tratterà di uno sforzo non indifferente che condivideremo con l’amministrazione, con la protezione civile e con le due ASST della provincia di Varese che metteranno a disposizione il proprio personale sanitario”.
Dicevamo della banca dati. Da lì verranno prelevati i contatti dei soggetti da vaccinare, i quali verranno convocati con un avviso via sms e con una mail che conterrà tutte le informazioni necessarie.
Le somministrazioni avranno luogo presso la palestra delle scuole medie. Si partirà come detto sabato con gli over 80; entro il weekend è previsto il completamento della “prima fase” della trafila che includerà anche i cittadini di età compresa tra i 66 e i 79 anni; da lunedì, via alle somministrazioni per tutti gli altri abitanti di Viggiù, dai 18 ai 65 anni. Non verranno inseriti nella lista i soggetti che hanno già contratto il virus e che si sono negativizzati, oppure si trovano in quarantena: avendo già sviluppato gli anticorpi, attenderanno lo svolgimento del normale iter.
Sui novanta positivi tracciati grazie alla intensa azione di screening, i laboratori dell’ASST Sette Laghi hanno isolato tre varianti inglesi e cinque varianti “sconosciute” (ma corrispondenti alla medesima mutazione, un dettaglio abbastanza comune nell’ambito di questa tipologia d’indagine) e hanno inoltre ottenuto conferma dei quattordici casi di variante scozzese già individuati la scorsa settimana, segnale che la mutazione non ha stravolto il contesto epidemiologico locale.
“Sono però cinquantotto i casi di positività contraddistinti da una bassa carica virale – ha sottolineato in conclusione il dottor Catanoso – e dunque non sequenziabili, di cui ad oggi non conosciamo l’esatta natura”. La speranza è di superare più incognite possibili con il ricorso alla somministrazione del siero (quello di Moderna per le persone dai 65 anni in su, e quello di AstraZeneca per tutti gli altri adulti senza patologie), a cominciare da sabato mattina.
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