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Varese | 18 Febbraio 2021

Viggiù, i casi di “variante scozzese” sono quattordici. Entro sabato lo screening di tutti i residenti

L'indagine dell'ATS è in corso ma solo in presenza di una carica virale alta è possibile risalire alla mutazione. Catanoso: "Dobbiamo dare un'entità al focolaio"

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E’ stata una anomalia nel sequenziamento dei campioni appartenenti ai soggetti “a rischio variante inglese” – dopo il focolaio scoppiato la scorsa settimana nelle due scuole primarie del paese – ad allertare ulteriormente il personale di ATS Insubria impegnato nelle attività di monitoraggio e studio di quanto sta avvenendo a Viggiù, comune della Valceresio da ieri in zona rossa, con un aumento dell’incidenza Covid che è diventato quattro volte quello dell’intera area insubrica.

L’anomalia, che inizialmente si era pensato potesse rientrare nell’ambito del focolaio relativo alla mutazione del virus già individuata, ha portato alla scoperta di quattordici casi di un’altra variante. Una variante “nuova” almeno per la Lombardia, visto che alcuni casi sono già stati registrati, nei paesi dell’est, e uno è comparso negli scorsi giorni anche a Trieste.

E’ così che la provincia di Varese e, nel caso specifico, questa volta, anche l’alto Varesotto, hanno ottenuto un nuovo “primato” regionale in materia di coronavirus. Sono quattordici le varianti scozzesi fino a qui individuate ma potrebbero essere in totale molte di più, partendo dal presupposto che tutti gli approfondimenti mirati sulle positività dipendono dalla carica virale: quando è troppo bassa l’approfondimento stesso attuato per individuare una variante si rivela poco efficace.

Tutto è cominciato il 25 gennaio con i primi sintomi e la positività dei primi cinque alunni delle due scuole primarie locali. Poi i tamponi, ordinati nei primi giorni di febbraio e la convocazione dell’intera popolazione scolastica composta da oltre 220 persone, tra studenti e operatori. L’adesione è stata del 43% con cinque nuovi positivi rilevati e una variante inglese accertata. Il 12 febbraio – venerdì scorso – la seconda “chiamata” estesa ai positivi già noti, ai parenti e agli altri contatti più stretti, con una adesione, questa volta, dell’86% e con il riconoscimento delle quattordici varianti scozzesi di cui ora si parla, in rapporto ad un caso che, almeno per il momento, non ha precedenti e non può quindi essere comparato con situazioni analoghe.

E’ proprio l’unicità del contesto unita all’aumento improvviso dei casi ad aver condotto il sindaco del paese, Emanuela Quintiglio, a firmare l’ordinanza con le restrizioni poi confermate da Regione Lombardia, con l’istituzione della zona rossa. Le indagini proseguono su tutti gli abitanti di Viggiù – poco più di 5 mila persone – per verificare la presenza delle varianti tra i quarantotto soggetti fino a qui riconosciuti come positivi – dentro e fuori la comunità scolastica – e per scongiurare la diffusione del contagio.

Gli esami sono in corso e da ieri presso il punto tamponi della località “Fontanelle” a Malnate, è attivo un apposito spazio presso il quale sono già state registrate 700 persone (1000 quelle previste per oggi). Entro sabato lo screening verrà completato. I residenti impossibilitati a spostarsi autonomamente si sottoporranno al tampone presso il proprio domicilio, ed è inoltre in fase di valutazione l’apertura di un presidio all’interno del Comune per chi non può raggiungere il centro di Malnate, in modo tale da mettere tutti i cittadini nelle condizioni di poter effettuare il test.

“Il problema non è tanto per i soggetti identificati, che sono già in quarantena, ma riguarda gli altri sintomatici e asintomatici. Dobbiamo impedire che questa variante, che sembra agire in maniera particolarmente efficace sui giovani, se ne vada in giro – commenta il dottor Giuseppe Catanoso, direttore sanitario di ATS Insubria -. Il sequenziamento in atto è una procedura complessa e anche lunga – aggiunge – che richiede dalle 48 alle 72 ore per i risultati e quello della carica virale è a tutti gli effetti un altro problema. A giorni dovremmo comunque riuscire a dare un’entità precisa all’estensione del focolaio“.

Quest’ultimo passaggio consentirà all’Agenzia di stabilire anche l’eventuale coinvolgimento dei paesi limitrofi, aspetto da non sottovalutare essendo la Valceresio una terra di confine con un alto numero di lavoratori frontalieri che ogni giorno si muovono verso il Canton Ticino.

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