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Luino | 22 Febbraio 2021

Presepe vivente di Brezzo, “Voler bene al territorio è anche difenderlo dai giustizieri amministrativi”

L'architetto Stefano introini commenta la notizia dello smantellamento: "Il volontariato è entusiasmo ma anche fragilità. Se lo si ostacola, resta solo la memoria"

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera dell’architetto Stefano Introini dedicata alla notizia dello smantellamento del presepe vivente di Brezzo di Bedero, per quarant’anni tra i simboli del paese e dell’autentica tradizione natalizia dell’alto Varesotto. 

L’articolo sulle comprensibili preoccupazioni dell’Amministrazione di Brezzo di Bedero per una segnalazione circa presunti abusi edilizi nel catino della Canonica è forse l’occasione per esemplificare l’accezione di “resilienza”, una parola, un concetto, posto in evidenza dalla proposta italiana per intercettare il mega piano di solidarietà europea per la ripresa.

Già perché dopo quarant’anni possiamo essere sicuri che anche il Natale 2021, magari con qualche escamotage giuridico normativo, “allestimento temporaneo” da declinarsi nella formulazione più utile, reitererà la deliziosa e imperdibile manifestazione del “Presepe vivente di Brezzo”. Dopo quarant’anni la reazione alla ghigliottina dei provvedimenti amministrativi restituirà un evento ancora più sentito e rinvigorito e con buona pace delle misure sul distanziamento, sarà ancora più attrattivo. Per quanto nelle mie modeste possibilità, ma credo di incrociare certamente la disponibilità di Colleghi e validi giuristi amministrativi subito disposti a dare una mano all’Amministrazione per trovare una via legale per reiterare la Tradizione con la più ampia pace burocratica.

Probabilmente il “giustiziere amministrativo”, forse anonimo, ne ha di lavoro da fare: non credo che il presepe sommerso di Laveno abbia l’autorizzazione nella navigazione laghi, non credo che (quelle che furono) le lucine di Leggiuno abbiano avuto l’approvazione del progetto per … non credo che …, bè evitiamo di fare troppi esempi prima che l’accanimento giustizialista di Qualcuno venga ulteriormente sollecitato, ci siamo capiti.

Voler bene al territorio è conoscere, condividere, confrontarsi, cogliere lo spirito del luogo, prestare attenzione con opportuna sensibilità a quelle cose tanto forti ed evocative quanto fragili: fermato forzosamente il Presepe vivente, fermate le lucine di Leggiuno, si disperde e dissipa l’energia dell’entusiasmo creativo, della passione che anima queste manifestazioni e ne resterà solo la memoria, il ricordo nei pixel di qualche file, negli archivi di Luino Notizie: questa è la fragilità degli eventi basati sul volontariato.

Quelle capanne, sono o erano, ma speriamo saranno, una permanente attesa, una sorta di tensione avventizia che evoca il Natale anche a luglio, che rimanda alla memoria ma anche sprona a sorridere al futuro; quella loro “biodegradabilità” comprovata dagli abbattimenti facili di questi giorni, dimostra l’ingenuità e la secondarietà della “regolarità amministrativa” da parte di Chi li ha realizzati e con passione costante rinnovati, ma ancora di più attesta la pochezza di Chi non sa cogliere con umiltà la bellezza; di chi non coglie la differenza tra la ricercata povertà materico costruttiva delle capanne all’ombra della Canonica che sovrasta la valle e l’installazione posticcia di qualche giorno prima di manufatti regolari in alluminio e pannelli riflettenti o capannine prefabbricate in stile valdostano. In ogni caso meglio niente che un regolare allestimento da luna park natalizio.

La ghigliottina alla fine ha fagocitato i principali sostenitori.

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