La cannabis oggi è un argomento caldo in tutto il mondo poiché l’omonima pianta (sativa Cannabis) produce sostanze chimiche chiamate cannabinoidi e che sono ciò che le conferisce le qualità mediche e ricreative con cui si sta acquisendo familiarità.
Il cannabinoide più riconosciuto è il tetraidrocannabinolo o THC, che è il componente psicoattivo della cannabis. In riferimento a quanto sin qui premesso, vediamo come sta cambiando l’atteggiamento verso la cannabis e i suoi usi medici.
Le caratteristiche del CBD e dei prodotti
Oggi a seguito di accurati studi, si è dedotto che ci sono oltre 80 cannabinoidi che sono stati identificati nella pianta di cannabis e non tutti creati allo stesso modo. Un cannabinoide degno di nota e sicuramente tra i più importanti è il CBD.
Quest’ultimo a differenza del THC, non ha effetti psicoattivi e non viene quindi testato nei centri antidroga o sul posto di lavoro. Nell’anno 2017, il liquido con CBD della sigaretta elettronica ha tra l’altro attirato l’attenzione di due rinomate organizzazioni internazionali che hanno fatto importanti annunci al riguardo e che si sono rivelati di fondamentale importanza per far cambiare l’atteggiamento nei confronti della sostanza, ritenuta oggi ideale per curare diverse patologie.
A seguito di ciò, nello scorso mese di settembre, la World Anti-Doping Agency (WADA) ha rimosso il CBD dalla sua lista di sostanze proibite redatta nell’anno 2018, poiché non produce gli stessi effetti psicoattivi del THC.
Inoltre gli scienziati hanno sostenuto che aspirarne i vapori con appositi vaporizzatori comunemente detti penne, si può ridurre la dipendenza dal fumo di sigarette e con una conseguente eliminazione della nicotina in esse presente. Gli studi medici non si sono tuttavia fermati a ciò; infatti, l’olio di CBD è stato dichiarato eccellente per le sue proprietà antinfiammatorie nonché per ottimizzare l’allenamento di atleti e persino ridurne i dolori postumi.
Il verdetto dell’OMS sul CBD
A dicembre dell’anno 2020, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato che il CBD non dovrebbe essere programmato a livello internazionale come sostanza controllata. Il comitato di esperti di questo autorevole ente internazionale sulla dipendenza dalla droga ha concluso che il CBD allo stato puro non causa danni o induce ad un potenziale abuso.
Anche se questo non significa che l’OMS raccomandi il CBD per scopi medici, ne riconosce tuttavia il potenziale terapeutico in molti casi. Gli annunci della WADA e dell’OMS hanno quindi contribuito a far luce sui prodotti a base di cannabis e su come possono differire.
La sicurezza del CBD in campo medico
Sapere che il CBD è sicuro e non ha effetti psicoattivi può far cambiare definitivamente lo scetticismo che da sempre accompagna un datore di lavoro nei confronti dei suoi operai consumatori di cannabis terapeutica.
La pianta di cannabis è infatti riconosciuta come integratore o medicinale e quindi ammessa anche sul posto di lavoro. Da come si evince in base a quanto si qui descritto, il CBD in qualsiasi modo venga assunto non è più sotto tiro e ciò spiega il costante aumento di richieste del prodotto ed in particolare quello per lo svapo che ormai è reperibile nei negozi fisici di ogni città comprese quelle italiane nonché sui più noti store online.
A margine va altresì aggiunto che, ci sono due tipi di sistemi di riscaldamento del vaporizzatore utilizzati per estrarre sostanze chimiche ad alta produzione e aromi dalla cannabis: uno che utilizza il riscaldamento a conduzione e un altro che invece sfrutta il riscaldamento a convezione.
In entrambi i casi la sostanza non genera THC e quindi non c’è alcun rischio di incorrere in effetti collaterali tipici delle sostanze psicoattive.
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