Varese | 4 Febbraio 2021

Le varianti Covid e il triste primato di Varese: “Abbiamo i mezzi per difenderci, serve collaborazione”

In provincia i primi casi italiani di mutazione brasiliana e sudafricana, l'appello di ATS: "Interventi tempestivi solo se chi rientra segnala la sua presenza"

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La provincia di Varese detiene il triste primato di “collezionista” di varianti Covid. Dopo i casi di mutazioni importate dal Regno Unito e dal Brasile, è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri la conferma di una positività alla variante sudafricana, individuata per mezzo del tampone somministrato ad un soggetto residente in provincia e rientrato dal Malawi, atterrando a Malpensa.

Le indagini sugli ultimi due casi sono ancora in corso e dal laboratorio del professor Paolo Grossi, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ASST Sette Laghi – al lavoro giorno e notte per capire come intercettare e gestire quella che altrove è già un’emergenza nell’emergenza – trapelano pochi dettagli.

E’ ancora presto per sbilanciarsi su un possibile legame tra le varianti e il territorio insubrico che vada oltre la pura casualità (confermando il ruolo da potenziale minaccia dello scalo aeroportuale), e al momento non sembra questa la prospettiva da cui inquadrare la problematica. I due soggetti positivi alle varianti brasiliana e sudafricana sono isolati e non risultano esserci casi di ulteriore positività tra i rispettivi parenti stretti, anche se le condizioni dell’uomo tornato in Italia dopo un viaggio nell’Africa sud orientale sono peggiorate nel pomeriggio di oggi, al punto da richiedere il trasferimento in terapia intensiva.

“E’ una fortuna essere riusciti ad instaurare una efficiente sinergia con i medici di famiglia – spiega il direttore sanitario di ATS Insubria Giuseppe Catanoso – che in situazioni come queste ci ha consentito di intervenire per tempo e scongiurare lo sviluppo di focolai. Il soggetto rientrato dal Sudafrica si è sottoposto al tampone prima della partenza ed è risultato negativo. Ha avvertito in seguito uno stato di malessere e purtroppo non si è registrato al rientro tramite il nostro portale dedicato a chi raggiunge Malpensa dall’estero, ma ha comunque compreso la necessità di porsi in isolamento”.

Il ritorno in Italia dall’estero è regolato da norme strette che ad oggi prevedono la segnalazione al dipartimento di prevenzione dopo l’atterraggio. Segnalazione che è fondamentale per le autorità sanitarie dei singoli territori, in quanto consente di valutare l’attivazione di una indagine per mezzo del tampone, obbligatorio solo per chi proviene dal Regno Unito e dal Brasile, mentre per chi ritorna in patria da altri paesi (e molti sono ugualmente a “rischio variante”) le norme indicano soltanto l’obbligo ad un isolamento fiduciario di quattordici giorni.

Il portale di ATS Insubria permette dunque di mantenere alta la guardia in rapporto a qualsiasi rientro, e di intervenire con approfondimenti specifici per i casi sospetti, servendosi del giusto tempismo.

La collaborazione dei cittadini è decisiva – ribadisce il dottor Catanoso -. Solo intercettando in modo rapido le fonti di rischio si può far fronte a questo sfortunato primato che ci viene riconosciuto”. I mezzi per reagire e difendersi ci sono ma serve tempestività, la stessa invocata nelle scorse ore da Walter Ricciardi, consulente del Ministero della Salute, per quanto concerne i ritmi di ricezione e somministrazione delle dosi vaccinali, aspetto strettamente connesso alle varianti Covid.

E mentre sul territorio, provinciale e regionale, domina la cautela in tema di efficacia vaccinatoria sulle mutazioni e di maggior gravità clinica delle stesse, l’ex presidente dell’Istituto superiore di sanità si è fatto portavoce di due notizie provenienti dal Regno Unito, entrambe di assoluto rilievo: “La variante inglese è più contagiosa e purtroppo anche più letale – ha affermato Ricciardi – si diffonde nei giovani più che la precedente ed è ancora neutralizzata dai vaccini disponibili. Sta ulteriormente mutando: bisogna fare presto con le vaccinazioni”.

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