Milano | 25 Gennaio 2021

Covid, contagi sul lavoro: crescono i casi in Lombardia. Varese “maglia nera”

In provincia il 10% dei positivi, uno studio legale milanese: "Criticità legate alla privacy e alla comunicazione tra datori e colleghi". I dati del rapporto Inail

Tempo medio di lettura: 2 minuti

È la situazione che ogni azienda spera di non dover mai affrontare, avere un dipendente positivo al Covid-19.

Secondo l’ultimo rapporto INAIL, aggiornato al 31 dicembre 2020 e appena presentato, i contagi da coronavirus sul luogo di lavoro hanno ormai superato la soglia dei 131.000 da inizio pandemia e a oggi è probabile siano cresciuti ancora. Un’eventualità, quindi, molto più concreta di quello che si possa pensare e che può mettere a rischio la salute dei lavoratori, ma non solo.

In questo scenario purtroppo la Lombardia, con il 28,4% dei casi sul totale nazionale, pari a 37.208 lavoratori contagiati, detiene il primato negativo. Di questi 26.977 sono donne (72%), mentre 10.231 sono uomini. In regione, la provincia di Varese si attesta al secondo posto – dopo quella di Milano – con 3.708 casi (9,9% sul totale regionale), di cui 2.770 donne e 938 uomini.

Una lettura del report, e del suo trend crescente, la forniscono gli esperti legali che osservano come nel rapporto azienda e lavoratore, in materia di Covid, vi sia un aspetto di criticità nel rapporto con le ATS, Agenzia di Tutela della Salute. “L’impasse – spiega l’avvocato Irene Pudda di Rödl & Partner, esperta in privacy & labour compliance – è dovuta al fatto che il datore di lavoro non è autorizzato a comunicare ai colleghi il nominativo di un dipendente risultato positivo. L’azienda è tenuta a fornire all’ATS le informazioni necessarie perché quest’ultima possa assolvere ai compiti previsti dalla normativa emergenziale e, contemporaneamente, ha facoltà di domandare ai possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente i locali aziendali, ma è l’ATS che ha la potestà di contattare i lavoratori per poi applicare le opportune misure di quarantena”.”

Il rischio, così facendo, è che le aziende lascino operativi interi reparti o uffici con il pericolo di diffusione del virus, non solo tra i dipendenti che sono stati a contatto diretto con il soggetto contagiato, ma anche tra i loro famigliari e i conoscenti.

“Tuttavia non si può fare diversamente – chiarisce l’avvocato Pudda – la procedura è volta a tutelare la privacy del lavoratore risultato positivo al coronavirus. Certo, come è facile immaginare, procedere alla disinfezione della postazione di lavoro, delle attrezzature utilizzate e degli spazi comuni frequentati dal dipendente, domandare ai possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente i locali aziendali, nonché isolare o chiudere gli uffici in cui il dipendente ha lavorato, garantendone allo stesso tempo la totale riservatezza, è di difficile applicazione“.

Nel dettaglio della rilevazione dell’INAIL, in Lombardia le denunce di infortunio causa Covid-19 sono per il 39% dei casi localizzate nelle province di Milano (14.493 infortuni), seguita da Varese con 3.708 casi (9,96%), Brescia 3.670 (9,86%), Bergamo 2.817 casi (7,6%), Monza-Brianza 2.703 (7,3%), Como 2.072 (5,6%), Pavia con 2.069 (5,6%), Cremona 1.709 (4,6%), Mantova 1.324 (3,6%), Sondrio 915 (2,5%), Lecco 899 (2,4%), Lodi 829 (2,2%).

© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0

Lascia un commento

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com