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Varese | 9 Gennaio 2021

Vaccino anti Covid, positiva in provincia la risposta dei soggetti più a rischio

Verso l'80% dei consensi, a rilento le rsa ma la prima fase si concluderà entro gennaio. Catanoso (ATS): "Con siero Moderna più velocità grazie ai medici di base"

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I numeri che ad oggi hanno descritto il ritmo delle vaccinazioni anti Covid compiute in provincia di Varese sono stati segnati da un inevitabile rodaggio che può ora considerarsi concluso.

Le circa 4 mila somministrazioni alla data del 7 gennaio sono quindi inserite in un quadro destinato a mutare rapidamente, secondo le previsioni di ATS Insubria, che ha tuttavia a disposizione altre cifre per guardare con ottimismo al lavoro da svolgere nelle prossime settimane (sabati e domeniche inclusi).

Sono le cifre che riguardano l’adesione dei soggetti considerati più esposti al coronavirus, ai quali va la priorità di questa fase iniziale di vaccinazione. All’interno delle strutture sanitarie gli operatori hanno già risposto positivamente per circa il 72%. La quota dei medici di famiglia, figure d’importanza strategica in funzione del momento in cui sarà disponibile un secondo siero, è leggermente più bassa e si attesta intorno al 65%, ma la proposta vaccinale prosegue e solo una piccola parte di professionisti (circa l’8%) ha risposto in modo negativo.

Elevato anche il consenso dei pediatri che tocca il 77% (del 5-6% la porzione di chi ha rifiutato). I medici Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), infine, hanno aderito massicciamente, per quasi il 95%. Il totale complessivo dei consensi va verso l’80% e definisce una panoramica che soddisfa l’Agenzia di Tutela della Salute.

La preoccupazione maggiore allo stato attuale riguarda le residenze per anziani, realtà che in provincia coinvolge quasi diecimila persone, tra operatori e ospiti delle strutture. Qui le cose vanno a rilento, come del resto in tutta la regione, principalmente per tre motivi: ritardi nella consegna delle dosi, burocrazia e formazione dei dipendenti. Particolare quest’ultimo che merita una riflessione.

“Abbiamo a disposizione il vaccino Pfizer che ha una gestione delicata e complessa per le sue caratteristiche – spiega la dottoressa Annalisa Donadini, dirigente della Medicina di Comunità di ATS -. Va conservato a meno settanta gradi in congelatore, e dopo lo scongelamento e la diluizione va gestito e somministrato in breve tempo. Una pratica indicata per hub specializzati, centri ospedalieri e vaccinali, mentre è maggiore il tempo da dedicare alla preparazione in contesti come quello delle residenze per anziani”.

Anche nelle rsa la fase di inoculazione è iniziata e nella previsione di ATS dovrebbe concludersi entro il mese di gennaio. Cosa succederà in seguito? Difficile affermarlo oggi con certezza, considerando che l’Italia non produce un vaccino (la sperimentazione è però in corso) e che dunque il Paese resta vincolato al sistema esterno di distribuzione e alle sue tempistiche. Una stima però è possibile e si lega ai progressi compiuti da Moderna, l’azienda americana che ha da poco ricevuto l’ok dell’Agenzia europea del Farmaco per la commercializzazione del proprio vaccino.

Il via libera è giunto quasi simultaneamente anche dall’Agenzia italiana e le prime dosi arriveranno già la prossima settimana. “Considerando che almeno inizialmente potranno essere vaccinati 600 mila individui – ragiona il direttore sanitario di ATS Insubria Giuseppe Catanoso – possiamo affermare che i beneficiari di questo secondo siero, sul nostro territorio, saranno circa 80 – 90 mila. Date le caratteristiche del vaccino, potremo contare sul supporto dei medici di base per le somministrazioni, un valore aggiunto non indifferente in termini organizzativi”.

Le dosi di Moderna, infatti, grazie alla composizione del siero (efficace e sicuro al pari del prodotto di Pfizer) potranno essere conservate ad una temperatura compresa tra i meno quindici e i meno venticinque gradi, ma anche tra i più due e i più otto per un massimo di trenta giorni. Una soluzione alla portata di frigoriferi e congelatori di uso domestico che garantirà più velocità e maggiore efficienza nel portare a compimento la fase dedicata ai soggetti più a rischio.

Entro i primi sei mesi riceveremo 70 milioni di dosi – sottolinea in conclusione il ds Catanoso – ci auguriamo di poter iniziare entro l’estate la vaccinazione su base volontaria di tutte le persone”.

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