Germignaga | 31 Dicembre 2020

Germignaga, “Se brusa ul Vécc”: “Almeno virtualmente brucia… a mai più rivederci!”

Pur senza il tradizionale evento, la voglia di dire addio a un 2020 difficile è tanta. Ecco un ricordo dello storico Renzo Fazio e una poesia di Gianni Corbellini

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In un 2020 che ha costretto a rinunciare a molte occasioni di ritrovo e festeggiamenti, anche la tradizione germignaghese del rogo del “Vécc”, che si svolge abitualmente il 31 dicembre, è stata annullata.

Lo storico Renzo Fazio ricorda – sulla pagina “Germignaga, ricordi dal passato” – questo momento tradizionale per tutto la comunità locale: “Mai come quest’anno avremmo infatti voluto bruciare il ricordo dell’anno che si sta concludendo con il rito delle ore 18.00 al Cantùn: ci mancherà quell’ora di allegria con i brindisi e gli auguri scambiati davanti al ‘Damìn’ mentre le fiamme rapidamente si divorano ül Vécc, con le note della Banda a fare il sottofondo musicale e i fuochi d’artificio a rischiarare il cielo”.

Almeno virtualmente però vogliamo mantenere la tradizione? – propone a sua volta lo storico – Sicuramente avrei proposto di bruciare a fuoco lento questo re malvagio, con una corona (virus) in testa e sullo scettro. Brutto, sguercio, grasso e sicuramente cattivo, che ci ha portato via amici o parenti, tolto la serenità e la spensieratezza, privato delle nostre più normali abitudini, rovinato imprese e attività commerciali e chi più ne ha, più ne metta. Almeno virtualmente brucia maledetto, lentamente e soprattutto… a mai più rivederci! E se nonostante tutto questo proprio non riuscite a farne a meno, accogliendo in parte anche l’invito lanciato ieri sera dal sindaco, accendete la stampante e producete una o più copie dell’immagine odierna, adagiatele su un braciere all’aperto (può andar bene anche il grill per fare il barbecue) e alle 18.00 in punto dategli fuoco, il tutto con l’auspicio che già da domani possa iniziare una lenta risalita, con cautela e con prudenza verso la normalità, per cancellare il ricordo di questo veramente brutto 2020 e ritornare a vivere felici nel 2021”.

Non manca anche un augurio in versi, con una poesia composta per l’occasione da Gianni Corbellini, definito da Fazio “indiscusso vate dialettale germignaghese”. Ecco il testo.

“Poesia” per il Capodanno di anno pandemico 2020

Chest’ann sémm propi rangià maà,
gnanca ul Vècc se poò brusà!
E pensà che de stò ann, verament,
de salvà ghe saréss poc o nient.

I disen che tutt l’è partì da la cità de Wuan
dove, insema a la pulenta, i cusìna mezaràt e càn.
Chel che l’è sicur l’è che adess semm ammò puseé a tocc,
che semm cunscià cumpagn de l’ass di gnocc.

Quaidùn su Feisbùc dìs anca che “non ci sono stati morti”
che iè tutt ball dei “poteri forti”
che del Guerno l’è tuta una manfrina,
i camion militar andaven a spass, a brusà benzina.

Adèss… mi sum mia ne dutùr ne prufesurùn,
e sul Covid tegni per mì la mia upiniùn,
ma la cura per chi slarga la bocca e parla nient
l’è semper la stesa, chela di noster gent.

Un bel impàcc, sera e matìn,
con un bùtt di nisciola e un sugamàn de rubìn.
E che i disgrazi i finisa e che ul domilavintùn
ul sia finalment un ann propi bùn!

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