Unificare le misure anti Covid e rafforzarle. Il Consiglio federale svizzero è al lavoro su un nuovo provvedimento di restrizioni quasi certo e imminente, dopo l’interlocuzione recente con i Cantoni (Ticino e San Gallo sono i più colpiti) e in vista della seduta di venerdì quando, salvo imprevisti, il tutto verrà ufficializzato.
A Berna, così come sui singoli territori dove i miglioramenti non si sono visti nelle ultime settimane, oppure non sono risultati sufficientemente significativi, preoccupano due condizioni: da una parte c’è il fattore di riproduzione del virus, ancora superiore all’1, con il pericolo della crescita esponenziale che resta costante; dall’altra c’è la gestione dell’emergenza nelle strutture ospedaliere, con uno sguardo sempre rivolto ai reparti di terapia intensiva, dove circa tre quarti dei letti a disposizione sono attualmente occupati.
“I numeri non stanno più calando” ha avvertito lunedì sera da Bellinzona il presidente del governo ticinese Norman Gobbi, lanciando l’allarme da una delle regioni che ad inizio novembre si sono viste costrette ad andare oltre le disposizioni della Confederazione, per innalzare le proprie difese. E i numeri continuano a descrivere uno scenario poco rassicurante anche a livello nazionale.
Sono ore di intenso confronto all’interno del Consiglio e sui territori, dove una bozza contenente le linee guida delle nuove proposte è già oggetto di discussione. Per sapere quali indicazioni verranno tratte dall’elenco per essere poi ufficializzate bisognerà attendere – come detto – venerdì, mentre già per il weekend le restrizioni potrebbero entrare in vigore in tutta la Svizzera.
Tra le possibilità al vaglio dei consiglieri spiccano le chiusure anticipate alle ore 19 di ristoranti, bar, negozi, mercati, strutture per il tempo libero e per le attività sportive, e il divieto allo svolgimento di manifestazioni pubbliche, fatta eccezione per gli eventi religiosi. In quest’ambito rientrerebbero anche le iniziative di carattere culturale, comprese quelle scolastiche, con il ricorso agli ormai noti strumenti delle videoconferenze e delle riunioni per via telematica laddove possibile.
Idee già chiare e definite, infine, sulla tabella di marcia. Cioè che verrà annunciato a ridosso del fine settimana, resterà in vigore fino al 20 gennaio, salvo ulteriori peggioramenti che già prima di Natale (la data del prossimo aggiornamento dovrebbe essere fissata al 18 dicembre) potrebbero condurre all’ennesimo inasprimento delle misure, e a quel punto – nello scenario più drastico – diventerebbe inevitabile una riflessione sulla necessità di abbassare le saracinesche dei negozi e disporre la momentanea chiusura dei locali della ristorazione.
Per i bar e i ristoranti del Canton Ticino, dopo l’ultima riduzione oraria di lunedì, si è nel frattempo mobilitato il Gran Consiglio, con una mozione firmata da quattro deputati del Partito popolare democratico contenente la richiesta di indennizzi in favore dei gestori da calcolare sulla base dei danni prodotti dalla pandemia in termini di fatturato. Sul punto è inoltre in corso uno studio condotto da cinque dipartimenti federali (finanze, economia, formazione e ricerca, interno, giustizia e polizia) per individuare un sistema di risarcimenti da destinare ai settori più colpiti. Gli stessi che, date le circostanze, intravedono all’orizzonte novità tutt’altro che positive.
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