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Luino | 21 Novembre 2020

Luino, anche don Sergio in quarantena per un contatto Covid: “Condivido l’esperienza di tanti”

Con il prevosto, anche il diacono don Angelo deve osservare il periodo di quarantena: entrambi asintomatici. Ecco le parole del sacerdote nel suo messaggio domenicale

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Il coronavirus sfiora anche la Comunità Pastorale “Madonna del Carmine” di Luino: a causa di un contatto con una persona risultata poi positiva, si trovano in quarantena fiduciaria il prevosto, don Sergio Zambenetti, e don Angelo Papia – il diacono che sta svolgendo il suo ministero in città e nel decanato prima di ricevere l’ordinazione sacerdotale il prossimo anno.

In attesa di eseguire a loro volta il tampone, come racconta don Sergio nel suo messaggio domenicale rivolto alla comunità luinese, si trovano entrambi in casa, senza presentare al momento alcun sintomo.

“Questa situazione, inizialmente, mi ha scombussolato, – scrive il prevosto – perché mi sta privando della libertà di uscire di casa pur stando bene di salute, poi, invece, mi sto convincendo che devo vivere questo momento cercando di condividere, anche se in modo assolutamente meno faticoso e doloroso, l’esperienza di chi i sintomi del male li ha e soffre molto. Non dimentichiamoci di pregare per questi ultimi e per chi li sta curando”.

Di seguito il testo completo del pensiero contenuto sull’ultimo numero dell’informatore comunitario “Oltre l’apparenza”.

Questa volta scrivo mentre sono relegato in casa, costretto dalla quarantena fiduciaria, perché entrato a contatto con una persona positiva al Covid e come me, anche il diacono don Angelo. Così che, se non ci vedrete in giro o assenti nelle diverse celebrazioni, sapete il motivo.

In attesa del tampone, siamo ambedue senza sintomi. Vi assicuro che questa situazione, inizialmente, mi ha scombussolato, perché mi sta privando della libertà di uscire di casa pur stando bene di salute, poi, invece, mi sto convincendo che devo vivere questo momento cercando di condividere, anche se in modo assolutamente meno faticoso e doloroso, l’esperienza di chi i sintomi del male li ha e soffre molto. Non dimentichiamoci di pregare per questi ultimi e per chi li sta curando.

Abbiamo trascorso la prima settimana di Avvento ed ora potremmo chiederci se l’abbiamo vissuta nella consapevolezza di essere entrati in un tempo particolarmente impegnativo per la vita spirituale del cristiano e in questo siamo stati aiutati dai brevi incontri serali, trasmessi sul Canale YouTube della Comunità Pastorale.

Se così, invece, non è stato, ben vengano le parole forti e un po’ rudi di Giovanni Battista: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”. È necessario sentirselo ripetere per non assuefarci ai risultati raggiunti credendo di essere ormai a posto e di non avere altri passi da compiere sulla via del bene. La conversione è l’atteggiamento del cuore di chi sa di essere sempre in cammino verso il Signore e di chi nell’umiltà riconosce la distanza tra il proprio stato di vita e ciò che richiede il Signore Gesù e il suo Vangelo.

Il Battista se la prende con i farisei e i sadducei per una sorta di presunzione che li faceva ritenere a posto perché dicevano di essere discendenti di Abramo. Ciò non è sufficiente e non lo è neanche per noi, se dovessimo credere che, per il fatto di essere stati battezzati, nulla è da aggiungere alla nostra vita interiore. Gesù ci viene incontro per suscitare nei nostri cuori il desiderio del bene e la nostalgia del cielo, chiedendoci di raddrizzare quei sentieri che le nostre infedeltà hanno deviato.

Indispensabile, per compiere quest’opera di conversione, è l’ascolto e la meditazione della Parola del Signore, la quale illumina gli aspetti più oscuri del nostro pensare e agire quotidiano. Le sollecitazioni forti e provocatorie di Giovanni Battista scuotono gli animi più freddi e recalcitranti disponendoli a rivedere il proprio modo di portare avanti l’esistenza assumendo un ruolo attivo e propositivo anche dal punto di vista della fede.

Quel regno dei cieli vicino ci coinvolge e ne dobbiamo tenere conto per non rischiare di lasciare passare il Signore, ancora un anno, come se Egli non esistesse.

Le difficoltà che caratterizzano la storia del nostro mondo contemporaneo, non possono sfuggire alla nostra azione pastorale e al nostro essere cristiani, ma non possono nemmeno sfuggire i segnali positivi di un cristianesimo e di una Chiesa che si sforzano di attuare la conversione per mantenere viva la fede avvicinandosi a chi è ultimo in tutti i sensi. Ogni giorno, infatti, siamo raggiunti da fatti o da notizie che sollecitano riflessioni e giudizi non immediatamente facili e non superficiali, perché coinvolgono uomini e donne, dunque, persone.

Temi come la vita, la sofferenza, gli affetti, la famiglia, la scuola, il lavoro, l’economia sono all’ordine del giorno suscitando domande e scelte etiche da compiere a livello personale e comunitario. Le risposte non possono essere date a partire da semplici emozioni, ma richiedono una ricerca profonda della verità e del bene oggettivo, che sono possibili solo attraverso una sapienza del cuore.

La conversione è in vista di tale sapienza, che Gesù ci vuole trasmettere venendo a visitarci.

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