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Varese | 16 Novembre 2020

Covid, infermieri e OSS dell’ASST Sette Laghi scrivono a Fontana: “Servono interventi concreti, non parole”

"Siamo in piena emergenza, costretti a turni di 12 ore e a saltare riposi. La politica si assuma le proprie responsabilità". Appoggio anche dal consigliere Pd Astuti

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Anche gli infermieri e gli operatori socio-sanitari del pronto soccorso dell’ASST dei Sette Laghi si uniscono al coro di repliche sollevatosi in risposta al messaggio che il governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha rivolto qualche giorno fa a tutto il personale sanitario impegnato in prima linea nell’emergenza sanitaria.

“Condividiamo – afferma il consigliere regionale del Partito Democratico Samuele Astuti – la denuncia degli operatori e chiediamo, con loro, a Fontana di andare finalmente oltre le vuote parole in loro appoggio che rischiano, nella tragicità del momento, di essere una beffa e di intraprendere azioni che garantiscano, nell’emergenza, una sanità pubblica efficiente e sicura per operatori e pazienti”.

Quella del personale sanitario dell’ASST è “una pesante denuncia che evidenzia la piena emergenza in cui si opera nei pronto soccorso del Varesotto, dove infermieri e OSS sono costretti a turni di 12 ore per la carenza di organico, in spazi non sempre idonei ad affrontare la pandemia. E tutto ciò dopo mesi interi in cui si sarebbero dovuti attrezzare gli ospedali per la seconda ondata, ma non si è fatto nulla”.

Di seguito pubblichiamo la lettera inviata al presidente Fontana da parte degli infermieri e degli operatori socio-sanitari del pronto soccorso.

Signor Presidente,
siamo gli infermieri e gli operatori socio sanitari (OSS) del Pronto Soccorso della “sua” Varese.

Abbiamo letto con smarrimento le sue affermazioni profondamente stridenti con la realtà che viviamo tutti i giorni e maggiormente in questo periodo di emergenza pandemica. Una simile lettera poteva essere l’esortazione ad affrontare la prima inattesa pandemia.

Alla “seconda ondata” avremmo voluto trovare una sanità riorganizzata e preparata. Ci saremmo aspettati che il numero di operatori sanitari, già in carenza cronica, fosse tempestivamente adeguato e formato; che i posti letto fossero incrementati per far fronte all’emergenza, ma anche per consentire la prosecuzione delle “normali” attività; e che i lavori strutturali necessari alla tutela degli utenti e degli operatori fossero preventivamente ultimati.

Siamo invece a rappresentarLe come gli operatori sanitari siano oggi, in piena emergenza, in fase di assunzione e formazione e, nonostante ciò, non riescano ad essere in numero adeguato essendo perciò costretti ad effettuare turni da 12 ore lavorative oltre che a saltare giorni di riposo.

A complicare ulteriormente la situazione la richiesta da parte di Regione Lombardia di infermieri e medici da inviare presso l’ospedale di Milano Fiera… già, perché in questi mesi non si è pensato ad assumere e formare personale per attivare questo servizio.

Probabilmente non sarà una sorpresa per Lei sapere che i posti letto prima dell’attuale emergenza fossero addirittura diminuiti e che le opere necessarie ad affrontare la pandemia garantendo spazi accettabili, anche se probabilmente non idonei, sono attualmente in corso.

Per questo stona sentirLe dire “abbiamo lavorato insieme per fronteggiare l’emergenza e per alleviare le vostre difficoltà”. L’organizzazione della sanità lombarda non può basarsi solo sulla abnegazione di medici infermieri ed OSS.

Non crede sia giunto il momento che la politica si assuma le sue responsabilità garantendo una sanità pubblica sicura ed efficiente per cittadini ed operatori? Siano i fatti a dare valore e dignità alla politica e non le parole rubate a papa Francesco.

Comunque La rassicuriamo, in “questa lotta” noi ci siamo sempre stati e sempre ci saremo, indipendentemente dal Suo appello. Buon lavoro.

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