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Luino | 8 Novembre 2020

Luino, il messaggio domenicale di don Sergio: “Per non tornare indietro, nessuno sia lasciato indietro”

Nella domenica di Cristo Re, l'ultima prima dell'Avvento, il prevosto invita a non ripiegarsi su se stessi, ma ad aprirsi nella cura e nell'ascolto verso gli altri

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(don Sergio Zambenetti) La liturgia ambrosiana ci fa vivere in questa domenica la solennità di Cristo Re dell’universo, che conclude l’Anno liturgico, durante il quale abbiamo imparato nuovamente a contemplare il volto del Signore Gesù, il Figlio di Dio venuto nel mondo per rinnovarlo e per instaurare il Regno nuovo e definitivo, in cui la verità su tutte le cose trionferà, manifestando realmente il disegno d’amore insito nella creazione sin dal principio.

Questa solennità è un invito forte a rileggere la storia dell’umanità con lo sguardo di Dio, che Gesù ci ha insegnato e che può davvero cambiare il nostro modo di pensare e di agire personalmente e comunitariamente.

In questa riflessione ci può aiutare il nostro arcivescovo che, nella proposta pastorale per questo nuovo anno, ci ha ricordato che “siamo chiamati a un esercizio del pensiero che sia insieme esercizio di carità fraterna, esercizio di profezia, esercizio di ascolto e di dialogo. È giunto il momento per un ritorno all’essenziale, per riconoscere nella complessità della situazione la via per rinnovare la nostra relazione con il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, unico salvatore nostro e di tutti i fratelli e le sorelle che abitano in questo mondo”.

L’esperienza che stiamo vivendo ci sollecita alla necessità di non tornare a chiuderci in modelli e stili di vita improntati sull’individualismo, sul successo personale, sul benessere dei singoli a prescindere da quello degli altri. La prospettiva della cura, intesa come capacità di attenzione reciproca per il benessere collettivo, si rende più che mai necessaria: per non tornare indietro e per non lasciare indietro nessuno.

La solennità di Cristo Re dell’universo ci chiede anzitutto di riconoscere il ruolo insostituibile e centrale di Gesù Cristo nella storia: Egli è colui che conduce e progetta la storia degli uomini e la orienta ad un fine di amore e verità. E allo stesso tempo significa ricordare a noi credenti che Gesù Cristo è l’unico Signore a cui orientare la propria storia personale e comunitaria. Dobbiamo però saperci mettere in ascolto, in atteggiamento di paziente attesa, con disponibilità all’inatteso.

Il Vangelo di Giovanni, in questa domenica, ci presenta una scena del processo a Gesù: oggetto dell’interrogatorio è la regalità di Gesù. Il suo regno non è teso a stabilire poteri ed equilibri di forza in questo mondo; il suo regno è la manifestazione evidente della verità, dell’orizzonte della storia, del compito dell’uomo nel disegno di Dio. Si modella su un diverso schema di valori. È giustizia. Una regalità che è rivelazione dell’amore di Dio fino alla croce.

In questa logica di regalità si inserisce la Giornata Caritas Diocesana e la Giornata mondiale dei poveri, che possiamo vivere con gli stimoli suggeriti da Papa Francesco nel discorso ai partecipanti all’incontro promosso da Caritas Internationalis nel maggio dello scorso anno, dove ha detto: “Considerata la missione che la Caritas è chiamata a svolgere nella Chiesa, è importante tornare sempre a riflettere assieme sul significato della stessa parola carità. La carità non è una sterile prestazione oppure un semplice obolo da devolvere per mettere a tacere la nostra coscienza. Quello che non dobbiamo mai dimenticare è che la carità ha la sua origine e la sua essenza in Dio stesso (cfr Gv 4,8); la carità è l’abbraccio di Dio nostro Padre ad ogni uomo, in modo particolare agli ultimi e ai sofferenti, i quali occupano nel suo cuore un posto preferenziale. Se guardassimo alla carità come a una prestazione, la Chiesa diventerebbe un’agenzia umanitaria e il servizio della carità un suo ‘reparto logistico’. Ma la Chiesa non è nulla di tutto questo, è qualcosa di diverso e di molto più grande: è, in Cristo, il segno e lo strumento dell’amore di Dio per l’umanità e per tutto il creato, nostra casa comune”.

In questi tempi di grande difficoltà per il riaccendersi della pandemia vi invito considerare seriamente le parole di Papa Francesco, così che il nostro cuore sia acceso dall’incontro con Dio, che in Gesù si è rivelato come la verità della autentica carità di cui ora ce n’è una necessità estrema.

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