Il premier Giuseppe Conte ha firmato il terzo dpcm del mese di ottobre durante la scorsa notte.
Il punto principale nel dibattito con Regioni e associazioni di categoria è ora ufficializzato e messo nero su bianco: bar e ristoranti, a partire da domani, dovranno cessare l’attività alle ore 18, ma resta salva l’apertura nei weekend e nei giorni festivi (l’idea, nata dal confronto con il Comitato Tecnico Scientifico è che il “pranzo della domenica” al ristorante potrebbe incidere favorevolmente sui ritrovi familiari in forma privata). Consentito fino alle 23 il servizio di asporto e di consegna a domicilio.
E’ attesa in giornata l’illustrazione con approfondimento di tutti i punti contenuti nel decreto. Alcuni sono stati anticipati già ieri attraverso la bozza del documento. Vediamoli di seguito.
Il principale fronte che resta aperto è quello dell’istruzione. Il nuovo decreto dovrebbe contenere l’obbligo di ricorrere alla didattica a distanza (DAD) per il 75% delle ore di lezione delle scuole superiori e delle università. Ipotesi che pare confermata. I presidenti di regione avranno la possibilità di estendere la quota al 100%, nell’ottica di alleggerire in modo significativo le presenze sui mezzi pubblici.
Ampio, infine, il capitolo sulle interazioni sociali e familiari, e sulla gestione del tempo libero. La bozza del dpcm contiene la raccomandazione ad evitare di ricevere in casa persone che non siano conviventi, e non spostarsi verso un comune diverso da quello di residenza, se non per ragioni di lavoro o di studio (ma al momento si tratterebbe appunto di una raccomandazione, e non di un obbligo).
Via libera a cerimonie quali battesimi e cresime, che sembrano dunque destinate a proseguire, senza però feste e pranzi che generalmente seguono le celebrazioni. Destino opposto per palestre, piscine, cinema e teatri, per i quali il Governo sembra intenzionato a chiedere la chiusura, almeno fino al prossimo 24 novembre. E’ al vaglio l’ipotesi di non includere nell’elenco gli impianti sciistici. Per il momento resta esclusa la chiusura dei confini regionali. Centri commerciali aperti nei weekend (fatta eccezione per ulteriori restrizioni regionali, come nel caso della Lombardia).
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