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Milano | 14 Ottobre 2020

Ristorni frontalieri, 8 milioni di euro alla provincia di Varese

Annunciata l'entità delle quote destinate a tutti i territori di confine. Alla Lombardia 13,5 milioni, Brianza: "Risorse che garantiscono ricchezza e occupazione"

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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha annunciato l’entità della quota di ristorni dei frontalieri destinata alla Lombardia, a seguito della notizia di fine settembre inerente la cifra record raggiunta dai ristorni per il 2019: 88 milioni di euro.

Quest’anno l’ammontare delle somme da attribuire alle province di Varese, Como, Lecco e Sondrio è di 13,5 milioni di euro. Di questi, il 60% spetta alla sola provincia di Varese, per un importo di circa 8 milioni.

“Oggi più che mai queste risorse si rivelano fondamentali per i territori – commenta la vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, Francesca Brianza -. La crisi economica innescata dall’emergenza sanitaria ha difatti messo in grave difficoltà non solo i lavoratori e le famiglie, ma anche gli enti locali che si sono trovati a fare i conti con sempre minori entrate“.

Il passaggio annuale dalla Svizzera all’Italia del denaro proveniente dalle tasse che i lavoratori frontalieri versano oltre confine, arriva in un momento particolarmente delicato, in virtù della discussione sulla revisione dell’accordo tra i due Paesi, che dal 1974 disciplina la materia. Tra due giorni, infatti, i massimi esponenti della politica ticinese incontreranno il ministro federale dell’Economia, Ueli Maurer, per discutere della linea che il Paese presenterà ufficialmente all’Italia, presumibilmente entro la fine dell’anno.

Come trapelato nelle ultime settimane, sulla base di alcune indiscrezioni relative alla bozza di accordo, la Svizzera sarebbe pronta a chiedere un aumento della percentuale di imposta alla fonte (dal 61% attuale all’80%), mentre è alta l’attenzione, sul fronte italiano, per evitare che l’accordo vada a penalizzare i lavoratori – con la prospettiva della doppia imposizione fiscale – e i Comuni di frontiera, con quella di veder sfumare l’accesso diretto ai fondi, di vitale importanza all’interno dei bilanci di tante realtà amministrative locali.

“Con queste risorse – aggiunge Francesca Brianza – i Comuni potranno far partire i cantieri per la realizzazione di opere pubbliche, con conseguenti ricadute positive per quanto riguarda lo sviluppo del territorio, e anche in ambito occupazionale. Grazie al lavoro e alle imposte pagate all’estero dai frontalieri, portiamo ricchezza e sviluppo nei territori di confine, da cui trae beneficio tutta la collettività”.

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