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Luino | 14 Ottobre 2020

Luino, “L’importanza di pianificazione territoriale, rappresentatività e domanda sociale”

Un'attenta riflessione ed un'analisi accurata legate al futuro del paese lacustre, con alcune richieste all'amministrazione comunale sull'ambiente

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(A cura dell’Osservatorio “Felice Cavallotti”) La pianificazione territoriale per ritornare ad essere lo strumento di eccellenza della “domanda sociale”una rappresentazione politica della progressiva necessità e dei bisogni relazionati al convivere con le risorse ambientali deve uscire dalle stanze insonorizzate e burocratizzate della disciplina tecnica e da quelle economiche del solo profitto, in modo che possa ritornare a contribuire alla rigenerazione empatica dei “luoghi costituenti” dell’abitare e della politica.

Considerazione inevitabile, se si decide che la stessa disciplina debba ritornare ad immettere nel linguaggio della pianificazione espressioni che fanno capo a comportamenti progressivi e mutanti del “re-agire” costituente.  La pianificazione territoriale, per poter soddisfare la funzione concreta della “domanda sociale”, deve essere un atto d’accusa alle disuguaglianze umane inflitte nell’ambiente.

Solo riconsiderando una diversa rimessa in moto di questa doppia energia mutante, politica e strumentale, si potrà riaccendere l’unico concreto motore connettivo predisposto ad intuire, interrogare e mediare gli inevitabili e antagonistici interessi presenti nei differenti ambiti sociali.

Gli strumenti della pianificazione territoriale devono ritrovare la loro anima sociale ripercorrendo e districando gli intrecciati interessi di comunità; devono qualificarsi condividendo lo stesso spirito sensibile capace di innovare quella coesione sociale che solo la politica in ricerca di una cura e custodia dei beni comuni sa incontrare e valorizzare.

Questa economia territoriale può essere individuata e confermata, restituendola come unico e vero attivo dispositivo di convivenza, unicamente forzando processi di relazione: è inutile l’esperienza del fare se non alloggia nel pensiero della condivisione.

Il rafforzarsi di questa filosofica logica comportamentale rivoluziona tutti i paradigmi dell’osservazione e inevitabilmente molti degli strumenti politici e scientifici e di conseguenza obbliga ad una ri-interpretazione dei significati e del senso attribuito alle cose materiali e immateriali.

Questo processo di rielaborazione dell’osservazione non può essere risolto se non richiamandoci nuovamente ad un confronto virtuoso con i principi etici e, quasi certamente, a intraprendere una azione rivoluzionaria sui contenuti e sui contesti della morale: una articolata revisione di molti dei dispositivi classici come il valore sociale della proprietà, della salute, dell’ambiente e tutti quei comportamenti incapaci di re-agire verso le necessarie azioni di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici.

Cosa si può chiedere a questa nuova amministrazione politica luinese?
– Osservare diversamente questo territorio attraverso nuovi comportamenti politici e istituzionali;
– rendere più performanti gli strumenti pianificatori – sia quelli in adozione che quelli in allestimento – a questa nuova visione.

Come iniziare e cosa fare?
– Prima di tutto capire cosa di buono è stato prodotto dalle amministrazioni precedenti (senza pregiudizi di parte) e subito dopo, soprattutto, andare a riprendere e rivisitare, se è necessario, quelle “idee cestinate” per evidenti motivi di interessi di parte o per pigrizia intellettuale oltre che politica;
– relazionarsi e coinvolgere gli artefici dell’idee ritenute interessanti, in modo da verificare la concreta possibilità di strutturare processi aperti di condivisione attraverso veri laboratori cooperanti di co-progettazione;
– capire se i processi di pianificazione iniziati, o in corso di definizione, possono essere ridiscussi tra le parti;
– fare capire, alle parti in causa, che sono realmente mutate le sensibilità della mediazione e che è cambiata la qualità della “domanda sociale”;
– grazie a queste nuove sensibilità di mediazione, vedere se è possibile aprire opportunità alternative.

Lavorare in questo modo vuol dire giocare diversamente l’opportunità della concertazione pubblico/privato, porla su altri livelli d’interesse intellettuale e culturale. Costruire una nuova relazione economica su innovati pensieri etici e dunque sull’attuazione di scenari portatrici di un differente, ma sostenibile, valore socio-economico.

Ma per riuscire in tutto questo la politica amministrativa deve scommettere sulla possibilità di ritornare ad abitare e impegnarsi sulla rigenerazione dei generativi luoghi costituenti di Comunità.

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