Varese | 13 Ottobre 2020

Pandemia, “Il cibo si rivela strategico anche nelle filiere locali”

Fiori (Coldiretti): “Grazie alle imprese agricole, il Varesotto ha potuto contare su un approvvigionamento continuo di alimenti durante il lockdown”

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Alla luce di una pandemia che potrebbe far sprofondare nella fame cronica ulteriori 130 milioni di persone in tutto il mondo entro la fine del 2020, “è necessario riconsiderare la forte strategicità che l’agricoltura e il cibo hanno per i territori, ricordando che grazie all’autosufficienza produttiva e al lavoro delle imprese agricole si è riusciti ad affrontare il passato lockdown assicurando nella nostra provincia gli approvvigionamenti alle reti di distribuzione e ai consumatori”.

Lo rimarca il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori, commentando l’assegnazione del premio Nobel per la pace 2020 al WFP al World Food Program. “Un riconoscimento che porta alla ribalta la centralità dell’alimentazione. La situazione mondiale non è incoraggiante e, purtroppo, la mancanza di cibo colpisce ormai nuove fasce della popolazione sia nei paesi ricchi che in quelli meno sviluppati, come conferma il rapporto Annuale delle Nazioni Unite”.

Nel mondo – sottolinea la Coldiretti – si stima che quasi 690 milioni di persone abbiano sofferto la fame nel 2019 ma il numero è destinato a crescere per effetto dell’emergenza coronavirus che ha sconvolto i sistemi economici e cancellato milioni di posti di lavoro.

L’emergenza globale provocata dal coronavirus ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza. L’Italia può contare su una risorsa da primato mondiale ma deve investire per superare le fragilità presenti e difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni.

La decisione del Nobel – sottolinea il presidente di Coldiretti Varese – “conferma come il cibo sia tornato ad essere un elemento strategico negli equilibri internazionali con corsa agli accaparramenti e guerre commerciali che alimentano tensioni e nuove povertà. Ma anche a livello locale – rimarca Fiori -dobbiamo fare la nostra parte per tutelare il futuro dei nostri prodotti ed evidenziare il ruolo delle imprese ‘produttrici di cibo’. Noi saremo sempre al fianco delle aziende agricole e ci faremo portatori dei loro interessi nel rapportarci con gli enti e le istituzioni di competenza per garantire che la qualità delle nostre produzioni venga garantita e adeguatamente valorizzata”.

Nel Varesotto, durante il lockdown di primavera, le nostre imprese agricole hanno dimostrato la loro grande capacità di adattarsi, innovarsi, affrontare le emergenze. Hanno garantito l’approvvigionamento di cibo anche con le consegne dirette a domicilio e hanno saputo far fronte a ogni difficoltà logistica per rifornire la distribuzione. E’ un patrimonio di impegno e ingegno di cui non bisogna perdere traccia, ma che deve servire da esempio per il futuro. E poi ci sono le giovani imprese: grandi esempi di innovazione, informatizzazione, ritorno alla terra con la capacità di guardare al futuro con gli occhi di una nuova generazione. Il nostro comprensorio è tra quelli dove si riscontra una crescente attenzione dei giovani per l’attività imprenditoriale in agricoltura”.

In un momento difficile per l’economia – prosegue Fiori –“dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy. Sull’export va promosso un piano straordinario di internazionalizzazione con la creazione di nuovi canali e una massiccia campagna di comunicazione per le produzioni 100% Made in Italy e per la stessa Italia, a partire da quei paesi dai quali i flussi turistici sono storicamente più consistenti”.

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