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Canton Ticino | 28 Settembre 2020

La Svizzera, tranne il Ticino, boccia la proposta per limitare frontalieri e immigrazione

La proposta è stata bocciata con il 60% dei voti degli svizzeri. Il consigliere regionale Astuti e il senatore Alfieri: "Ora affrontare subito temi del frontalierato"

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L’iniziativa per limitare la circolazione degli immigrati in Svizzera, indetta dall’UDC, è stata respinta dal 60% degli svizzeri. I dati del voto del referendum di ieri, infatti, dicono che non vi sarà nessuna limitazioni per gli stranieri e i frontalieri, nonostante in Canton Ticino il sì abbia prevalso il “No”.

Samuele Astuti e Angelo Orsenigo, consiglieri regionali del Pd, assieme al senatore dem Alessandro Alfieri, commentano i risultati dell’iniziativa popolare “Per un’immigrazione moderata”, tenutasi in Svizzera e i cui risultati, a favore del no con l’eccezione del Canton Ticino, sono stati resi noti ieri pomeriggio.

“Ci pare solo un bene che i cittadini della Confederazione abbiano respinto la richiesta di limitare l’immigrazione con la conseguenza di contingentare gli ingressi ai frontalieri – commentano i tre esponenti del Pd -. Al contrario, in Canton Ticino vediamo che i dati del sì hanno prevalso, ma sotto le aspettative”.

“Purtroppo, una parte di atteggiamento anti-italiano rimane, ma sempre di più i ticinesi comprendono l’importanza del lavoro dei frontalieri. Adesso, però, bisogna affrontare subito le sfide importanti che riguardano le questioni del frontalierato che vanno discusse insieme per riuscire a trovare risposte positive per tutte le parti in gioco”, concludono.

Oltre confine “esulta” anche il sindacato Unia: “La bocciatura dell’iniziativa per la limitazione dell’UDC è una vittoria delle lavoratrici e dei lavoratori. Il voto rappresenta anche un ‘sì’ alla protezione dei salari e alla parità di diritti per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori della Svizzera”. Unia sottolinea che ieri a Ginevra è stata approvata un’iniziativa popolare lanciata dai sindacati per un salario minimo cantonale di 23 franchi all’ora: un chiaro segnale contro i salari bassi.

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