Luino | 10 Agosto 2020

Filippo Rossi porta la “Buona Destra” a Palazzo Verbania

Il giornalista romano ha presentato venerdì il manifesto del progetto, durante l'incontro promosso da Alessandro Franzetti. "Oltre Salvini, ecco come"

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Autorevole e non autoritaria, in grado di dare risposte concrete, di rilanciare il coraggio con cui trasformare le idee in decisioni, di rinunciare alla semplificazione che altrove ingrassa i consensi alimentando le divisioni, e che riesca infine ad opporsi a chi rifiuta la complessità costringendo prima al sonno e poi alla morte per asfissia il ragionamento.

Questi i principi e gli obiettivi che introducono “Dalla parte di Jekyll” (Marsilio), più di un saggio per il giornalista romano Filippo Rossi, e dunque vero e proprio “manifesto per una Buona Destra”, come riporta il titolo del volume, presentato venerdì sera a Luino, presso la sala conferenze di Palazzo Verbania, nell’incontro promosso da Alessandro Franzetti, al quale ha preso parte in veste di relatore anche il professor Claudio Bonvecchio, docente di Filosofia delle scienze sociali all’università dell’Insubria di Varese, e tra i riferimenti dell’autore – ex consigliere comunale a Viterbo ed ex ideologo di Gianfranco Fini – con il suo “Europa degli eroi Europa dei mercanti”.

Il programma di rinascita per una destra liberale, moderata, moderna ed europea, che in Italia non si vede mentre altrove nel continente detta la linea, è sviluppato all’interno di un libro di duecento pagine circa. “Un libro per tutti e per nessuno – come ha suggerito il professor Bonvecchio -, di certo non per chi cerca le idee fritte di destra che da tempo sentiamo, e che oggi godono di un grande seguito, ma allo stesso tempo indicato per tutti quelli che hanno ancora un pensiero conservatore, che va difeso ma anche collocato al passo con i cambiamenti della società contemporanea, e che vogliono addentrarsi nella giungla politica di oggi “.

La destra di Rossi, di recente vicino anche al movimento delle Sardine, è una destra che non costruisce il suo progetto sul nemico. Per far meglio comprendere tutto ciò che non è, il suo ideatore fa nomi e cognomi: Matteo Salvini, Giorgia Meloni. Punta il dito contro l’esasperazione del concetto di leader, prende le distanze dalla politica urlata, che ritiene in quanto tale priva di contenuti. Fotografa, senza lesinare critiche, la rabbia delle piazze e quella dei social, la venerazione di capitani e condottieri che esistono, salgono e scendono nei sondaggi perché “un’alternativa seria non c’è ancora”.

E per crearla, questa alternativa, il Manifesto oltrepassa il confine delle pagine e conduce alla fondazione di un Centro studi. Il suo simbolo sarà quello di un partito, o almeno questo è l’obiettivo dichiarato. Ma come troverà la “Buona Destra” i suoi elettori? Sottraendoli alla destra populista? Più che altro, si intuisce, cercando di abbattere il muro di indifferenza dei non votanti, portando un messaggio nuovo negli incontri pubblici, in televisione, invadendo il campo dei social network – dove “l’altra destra” viaggia spedita – per vedere cosa succede.

La politica di oggi è solo gestione del presente – ha spiegato Filippo Rossi – non costruzione del futuro. Solo con il coraggio di scegliere una strada ci si prepara per quello che verrà. La politica vera è l’arte di dare obiettivi, non di chiederli agli elettori, ecco perché dal punto di vista della battaglia politica, la destra cattiva non può governare”. Chissà cosa ne pensano quegli amministratori luinesi – o aspiranti tali – dell’ormai ex coalizione di centrodestra, che orfani della Lega – dopo la rottura di fine luglio – correranno comunque insieme per le Amministrative del 20 settembre.

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