Varese | 6 Luglio 2020

Varese ed effetto Covid-19, economia e lavoro a rischio

L’analisi di Camera di Commercio affronta le conseguenze della pandemia sull’occupazione provinciale. Forte attenzione per le figure più fragili, toccate dal lockdown

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Il momento è indubbiamente difficile: il lockdown ha lasciato una serie di problemi e preoccupazioni, che ora stiamo analizzando con grande attenzione. Tra questi, certamente il mercato del lavoro” così Fabio Lunghi, presidente della Camera di Commercio, analizzando i dati occupazionali elaborati dall’Ufficio Studi e Statistica dell’ente di piazza Monte Grappa. “Già oggi le ore di cassa integrazione in deroga hanno toccato i 7 milioni, un dato perfino superiore a quello di interi anni successivi all’esplosione della crisi finanziaria del 2008, interessando ben il 12% delle imprese e il 9% degli addetti“. Le stesse considerazioni valgono per la cassa integrazione ordinaria dove, nel solo mese di aprile, in provincia di Varese sono stati autorizzati 15 milioni di ore.

Il tutto s’innesta su un primo importante scivolo dell’indice di produzione industriale, che nel trimestre tra gennaio e marzo ha fatto registrare un calo del 10,2% in Lombardia e del 9,2% in provincia di Varese. “Questo in attesa dei dati del secondo trimestre – continua il presidente – indubbiamente meglio descrittivi delle difficoltà legate al Coronavirus. Peraltro, a conferma della capacità di resilienza dei nostri imprenditori, dai numeri in anteprima per il mese di aprile si evince che i livelli produttivi toccati a marzo sono stati superati. Non era affatto scontato. La strada per tornare sui valori pre-crisi è comunque ancora molto lunga“.

In questo quadro e dai dati a disposizione, già oggi, risulta evidente che esistono delle categorie di lavoratori che stanno subendo maggiormente l’impatto della crisi.

Così, anche nella nostra provincia, è stato inevitabile registrare una riduzione delle assunzioni nei mesi di marzo (-41%), aprile (-71%) e maggio (-61%). Questo a fronte di un parziale incremento delle cessazioni, dovuto alla conclusione naturale e al mancato rinnovo dei contratti a termine: -84% nel settore della somministrazione, -65% in quello dell’apprendistato e -59% per il tempo determinato. Tutte forme contrattuali che interessano maggiormente i giovani: tra il 24 febbraio e il 10 maggio, a Varese, il tasso di risoluzione dei di questi contratti in riferimento alle persone con meno di 29 anni è cresciuto di addirittura il 250%.

L’altra fascia a rischio è rappresentata dalle donne. In primo luogo perché anch’esse sono abitualmente più coinvolte da contratti flessibili e poi perché la complicata situazione famigliare, come conseguenza della chiusura di scuole e altri servizi di cura, si ripercuote negativamente sulla loro possibilità di partecipare al mercato del lavoro, spingendole a farsi carico della famiglia, anziché provare a cercare una nuova occupazione.

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