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Varese | 18 Giugno 2020

Agricoltura motore del Paese, dal Varesotto esempi di innovazione e sostenibilità

Il presidente Fiori: “Sul territorio esempi virtuosi, scommettere su formazione e sviluppo e agevolare competitività"

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“L’esperienza dell’emergenza coronavirus ha dimostrato che con un’adeguata formazione e semplificazione l’agricoltura, nella nostra provincia come in Italia, può produrre crescita, sviluppo e innovazione, con ricadute importanti anche dal punto di vista occupazionale. È un percorso tracciato, che però va agevolato da adeguate misure di sviluppo e formazione”, afferma il presidente della Coldiretti prealpina, Fernando Fiori, mentre a Roma si stanno svolgendo gli Stati Generali che, nella giornata odierna si sono focalizzati anche sul settore agroalimentare.

“Nel Varesotto gli esempi sono virtuosi: durante il lockdown le nostre imprese agricole hanno dimostrato la loro grande capacità di adattarsi, innovarsi, affrontare le emergenze. Hanno garantito l’approvvigionamento di cibo anche con le consegne dirette a domicilio e hanno saputo far fronte a ogni difficoltà logistica per rifornire la distribuzione. È un patrimonio di impegno e ingegno di cui non bisogna perdere traccia, ma che deve servire da esempio per il futuro. E poi ci sono le giovani imprese: grandi esempi di innovazione, informatizzazione, “ritorno alla terra” con la capacità di guardare al futuro con gli occhi di una nuova generazione. Il nostro comprensorio è tra quelli dove si riscontra una crescente attenzione dei giovani per l’attività imprenditoriale in agricoltura”.

Dopo essere stato snobbato per decenni, si registra un crescente interesse da parte degli italiani per il lavoro nelle campagne, anche per la situazione di difficoltà in cui si trovano altri settori economici. È un segnale positivo importante per il comparto che tuttavia – precisa la Coldiretti – si scontra con una mancanza di formazione e professionalità necessaria anche per le attività agricole, in particolare per chi viene da esperienze completamente diverse.

“Un’opportunità che deve essere dunque accompagnata da un piano per la formazione professionale e misure per la semplificazione e il contenimento del costo del lavoro” rimarca il presidente dell’organizzazione agricola nel sottolineare che “la cancellazione per quest’anno dei versamenti contributivi dell’imprenditore agricolo e dei propri dipendenti nei settori maggiormente colpiti rappresenta una boccata di ossigeno indispensabile per sostenere competitività ed occupazione nelle campagne. Ma serve anche una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa ridurre la burocrazia e consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui tanti lavoratori sono in cassa integrazione e le fasce più deboli della popolazione sono in difficoltà”.

“In un momento difficile per l’economia – prosegue Fiori – dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy. In tale ottica è positiva la storica apertura dell’Unione Europea nella nuova Strategia Farm to Fork nell’ambito del Green New Deal all’obbligo dell’origine con l’indicazione dello Stato membro a livello europeo, ma l’Italia ha la responsabilità di svolgere un ruolo di apripista in Europa completando le lacune ancora presenti nella legislazione nazionale con l’estensione dell’obbligo ai salumi. Sull’export va promosso un piano straordinario di internazionalizzazione con la creazione di nuovi canali e una massiccia campagna di comunicazione per le produzioni 100% Made in Italy e per la stessa Italia, a partire da quei paesi dai quali i flussi turistici sono storicamente più consistenti”.

“Occorre agire anche sull’efficienza delle infrastrutture telematiche” ha continuato il presidente provinciale di Coldiretti. Occorre che la fibra e tutti i servizi connessi cessino di essere uno slogan “e siano portati nelle aree rurali e montane nell’arco di qualche mese e messi a disposizione degli imprenditori agricoli per poter usufruire di tutta la tecnologia dell’agricoltura 4.0 che, anche nella nostra provincia, sarà sempre più una chiave importante di sviluppo. Investire in tecnologie è fondamentale per il rilancio del Paese in un’ottica di economia circolare, dal settore della chimica verde alla valorizzazione di allevamenti e foreste per la produzione di biometano e biogas, ma anche per affrontare un’altra emergenza per le campagne italiane, il cambiamento climatico che ogni anno presenta un conto di miliardi e che si abbatte con esiti disastrosi nella fascia pedemontana del nostro territorio, come purtroppo confermato in queste settimane”.

Per lo sviluppo sostenibile dell’Italia, Coldiretti ha ideato ed ingegnerizzato e poi condiviso con Anbi, Terna, Enel, Eni e Cassa Depositi e Prestiti la messa in cantiere di una rete di circa mille laghetti nelle zone di media montagna da realizzare senza cemento e da utilizzare per la raccolta dell’acqua da distribuire in modo razionale in primis ai cittadini, quindi all’industria e all’agricoltura. Un progetto che può e deve essere sostenuto a livello nazionale e regionale, al pari del piano per lo sviluppo della zootecnia al Sud con una linea vitelli-vacche da latte e carne 100% Made in Italy che porterebbe nuove opportunità occupazionali.

L’allarme globale provocato dal coronavirus – conclude Fiori – “ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico della filiera del cibo e delle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con un piano nazionale di interventi per difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento alimentare in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali”.

In gioco c’è una filiera allargata che, in Italia, dai campi agli scaffali vale oltre 538 miliardi con oltre 3,6 milioni di occupati. Il Paese, nonostante una storica sottovalutazione, può ancora contare su un’agricoltura che si classifica al primo posto a livello comunitario per numero di imprese e valore aggiunto grazie ai primati produttivi, con una leadership nei prodotti di qualità come salumi e formaggi, che costituiscono una spina dorsale strategica anche per l’economia del nostro territorio.

Nonostante questo “l’agricoltura italiana è la meno sostenuta tra quelle dei principali Paesi europei dove in vetta alla classifica ci sono al primo posto la Francia, seguita da Germania e Spagna. E la situazione potrebbe peggiorare considerata l’inaccettabile intenzione dell’Unione Europea di tagliare di circa 34 miliardi il budget agricolo attuale destinato alla Politica Agricola comunitaria (PAC). Serve un nuovo protagonismo dell’Italia in Europa anche per quanto riguarda la gestione delle risorse economiche destinate all’agricoltura che è una eccellenza del Paese determinante per la competitività”.

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