Varese | 16 Giugno 2020

Confartigianato Varese presenta il “Manifesto della concretezza” per la ripresa

Fiducia, riorganizzazione, innovazione e territorio macroaree di intervento che secondo il presidente Galli "possono rendere performante il sistema economico e sociale"

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A poco meno di tre mesi dal lockdown delle attività produttive il presidente di Confartigianato Varese, Davide Galli, ha presentato il “manifesto della concretezza”, un documento messo a punto con l’obiettivo di aprire il cantiere dell’economia post-Covid e mettere in campo tutte le azioni necessarie a costruire una società migliore, più organizzata, più sinergica nelle relazioni e più performante nel recepimento dei processi di innovazione.

Questo manifesto per la ripresa, che si configura come una riflessione strutturata nella formula più concreta possibile e finalizzata a costruire passo dopo passo la nuova normalità, verrà diffuso a imprese e stakeholder nei prossimi giorni.

“Abbiamo ragionato su macroaree di intervento: la fiducia, da dare e da ricevere; la riorganizzazione; la capacità di supportare l’innovazione e le relazioni con il territorio. Ciascuno di questi elementi ha in sé la portata necessaria a influire positivamente sul sistema economico e sociale, per renderlo performante, e merita di essere condiviso e discusso affinché non resti un capitolo da libro dei sogni”, spiega il presidente Galli, presentando il documento sul quale poggeranno le azioni di stimolo e supporto dell’associazione di viale Milano.

A partire dalla constatazione della grande sofferenza delle imprese durante i mesi del lockdown, il cui conto completo sarà presentato solo tra qualche mese, Galli sottolinea come la necessità primaria sia quella di “pensare a interventi strutturali, concreti e di facile attuazione per generare delle positività e invertire le tendenze negative”.

Concetto decisivo è quello di fiducia, che si configura come uno degli asset della nuova normalità. Occorre infatti “dare fiducia e ricevere fiducia per consolidare o accrescere il potenziale del binomio tra imprese (economia) e territorio che ha acquisito il ruolo di garante della tutela sociale nel momento della massima emergenza sanitaria”.

La fiducia è anche sicurezza, un valore nuovo per le imprese in epoca post-Covid, ma anche di tutto il made in Italy. Fiducia significa, come afferma Galli, “mettere in sicurezza la catena dei fornitori, sostenendo le aziende che li pagheranno regolarmente”, ma è fondamentale anche trasferirla ai collaboratori delle imprese, attraverso l’impiego di ammortizzatori sociali di durata adeguata ed erogati secondo una tempistica civile.

“Al capitolo fiducia ascrivo anche l’attenzione all’ambiente, rafforzata dall’emergenza Covid, e il rispetto di valori condivisi, sui quali abbiamo visto che possono generarsi enormi e giuste sensibilità”, prosegue Galli.

A ruoli invertiti, le aziende si aspettano di ricevere maggiore fiducia dagli enti pubblici grazie a “tempi di pagamento adeguati” e “resilienza territoriale, ovvero capacità di offrire alle aziende le condizioni migliori alla permanenza delle attività. In assenza di servizi in grado di puntellare gli sforzi proattivi dell’azienda, il rischio concreto è, infatti, che debba essere proprio l’impresa a indossare la doppia veste di realtà privata e di ente erogatore di servizi integrativi rispetto a quelli pubblici. E questo non è accettabile”.

Di qui l’importanza del dialogo con il territorio: “Alla fiducia andrà accostata la capacità di riorganizzazione delle imprese e, per fare in modo che ciò avvenga, occorre che la liquidità possa essere indirizzata a interventi strutturali e non al pagamento delle tasse, perlomeno nel 2020″. Si rivela fondamentale, in questo senso, un miglioramento dei cosiddetti “tempi sociali” (trasporto pubblico – uffici) e dei processi di semplificazione, anche nel lasciare alle imprese la possibilità di interpretare l’adozione delle normative nei modi più adeguati alla propria specificità.

“La riorganizzazione non potrà, poi, prescindere dai percorsi di formazione per l’accrescimento e la diversificazione delle competenze, da sostenere con le modalità del Piano Nazionale Impresa 4.0″, dichiara Galli nel rilanciare il ruolo sociale delle imprese, “un valore che il territorio deve rendere pubblico e sostenere con incentivi fiscali”.

Per quanto riguarda l’innovazione, ciò che secondo il Presidente di Confartigianato Varese occorre pianificare fin da subito è lo sviluppo post-Covid, “lavorando sulla rapidità legislativa, su percorsi di valorizzazione del made in Italy e sul contenimento del digital divide, che è una delle criticità più forti del nostro Paese”. Tutto questo senza trascurare “le specificità territoriali e il ruolo che potranno avere nel futuro, specie a fronte dell’apertura di nuove attività rivolte a target ben delineati”.

Non meno importanti saranno le politiche di sostenibilità ambientale che dovranno essere “chiare, stabili e non modulate sulle sole esigenze della grande industria”. A questo proposito la convinzione di Galli è molto forte, anche in chiave territoriale, al punto da riprendere il percorso avviato prima della crisi da coronavirus con The European House-Ambrosetti: “Dobbiamo fare in modo che Varese diventi snodo della mobilità sostenibile sull’asse Torino-Milano, così da sostenere il rilancio del settore auto, che sul nostro territorio conta su una cospicua subfornitura”, afferma.

Per dare ossigeno al territorio, nel manifesto della concretezza è stata inserita anche la valorizzazione della vocazione produttiva della provincia di Varese e l’attivazione di tutti gli strumenti necessari a favorire l’attrattività, sia di capitali che di persone.

Non vanno dimenticate neanche le relazioni con le aree di confine, in primis Milano, colpita dalla crisi nei suoi punti di maggior forza, ovvero la socialità e l’interscambio. “Possiamo immaginare che in futuro il capoluogo debba delocalizzare dei servizi? E possiamo pensare di trarne diretto beneficio?”, si domanda Galli, affermando che “vale la pena avviare sin d’ora un canale di dialogo e di confronto con gli stakeholder milanesi per non perdere nemmeno una opportunità e avviare per tempo eventuali processi di riconversione”. Lo stesso vale anche per il Canton Ticino, dove la crisi generata dal Sars-CoV-2 probabilmente non si invertirà sino al 2022.

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