Nel mercato del lavoro delle piccole e medie imprese varesine si consolida una criticità strutturale: la difficoltà di reperimento del personale supera per la prima volta la soglia del 50%, attestandosi al 51,4% nel primo trimestre del 2026.
Questo è quanto emerge dal primo Osservatorio periodico del Centro Studi di Confartigianato Imprese Varese, che sottolinea un sistema produttivo sempre più in difficoltà nel trovare profili adeguati alle proprie esigenze.
A fronte di 15.120 entrate programmate, ben 7.772 posizioni rischiano di restare scoperte, evidenziando un divario crescente tra domanda e offerta di lavoro, che non si limita alla quantità ma riguarda soprattutto la qualità delle competenze richieste. In termini concreti, circa tredici assunzioni programmate su cento non si realizzano.
Lo studio individua inoltre quattro grandi aree settoriali in tensione: le criticità maggiori si concentrano nei settori ad alta specializzazione tecnica, nei servizi alla persona e nelle attività manifatturiere avanzate, dove la carenza di competenze specifiche si fa più marcata e dove la difficoltà di reperimento è strutturale.
Il mismatch ha anche un impatto economico rilevante poiché il costo opportunità delle posizioni vacanti è stimato fino a 105 milioni di euro nel solo trimestre, cifra che rappresenta mancata produzione, ritardi nelle consegne e minore competitività per il sistema delle Pmi del territorio.
L’Osservatorio sottolinea come, senza interventi mirati su formazione, orientamento e politiche attive del lavoro, il rischio sia quello di un ulteriore ampliamento del divario nei prossimi mesi.
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