Il maltempo di domenica scorsa, oltre a causare forti disagi ad abitazioni e vie di comunicazione in molte zone dell’Alto Varesotto, ha coinvolto anche l’incubatoio ittico di Brusimpiano provocando la morte di ben duecentomila avannotti di trota fario e lacustre.
La grande quantità di pioggia caduta nel pomeriggio di domenica, causando anche l’esondazione del fiume Trallo, ha riempito le vasche di allevamento della struttura con una quantità di fango, sabbia e foglie tale da impedire la sopravvivenza di quasi tutti i pesci più giovani che proprio sabato prossimo avrebbero dovuto essere liberati per ripopolare la fauna ittica del Lago di Lugano.
Oltre ai problemi alle vasche, sono stati riscontrati danni anche ad alcune attrezzature che hanno reso più difficoltoso il lavoro degli operatori, i quali si stanno dando da fare ininterrottamente, da giorni, per cercare di ripristinare quanto prima la struttura.
Fortunatamente i pesci più grossi, i cosiddetti “riproduttori”, essendo in grado di sopravvivere anche in acque torbide, sono rimasti in vita: una piccola luce che rimane accesa per il futuro, mantenendo viva la speranza di riuscire a concretizzare nei prossimi anni l’importante progetto di ripopolamento e tutela della biodiversità del Ceresio.
Proprio a questo scopo, lo scorso febbraio era stato firmato un protocollo di intesa tra l’Unione Pescatori del Ceresio, i comuni di Lavena Ponte Tresa, Porto Ceresio e Brusimpiano, l’Autorità di bacino e la Comunità Montana del Piambello con il quale sono stati stanziati fondi per i prossimi tre anni (9mila euro ogni dodici mesi) a sostegno dell’attività portata avanti dai volontari della piscicoltura.
Certamente le difficoltà provocate dai recenti eventi atmosferici hanno posto un freno al progetto, ma il presidente dell’Unione Pescatori del Ceresio, Fiorenzo Previatello, si dice fiducioso per il prossimo futuro: “La vera conta dei danni potremo farla solo verso la fine della settimana, quando avrà smesso di piovere. In ogni caso siamo sempre andati avanti, fin dai primi del Novecento, perciò non molliamo neanche adesso”.
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