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Varese | 7 Giugno 2020

“Il mio cortile e dintorni”

Una lunga riflessione di Monsignor Luigi Stucchi che racconta l'adolescenza di un bambino e tutto quello che amava fare nella sua quotidianità 

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Monsignor Luigi Stucchi, Vescovo ausiliare di Milano e vicario episcopale per la vita consacrata femminile della Diocesi di Milano.

Quando ero piccolo, il cortile in cui abitavo, diviso in due parti come proprietà, presentava anche altre diversità al suo interno: una parte era ancora abitata e lo sarebbe stata per qualche decennio ancora e una parte era dismessa, coi resti di un mulino evidenti per la grande macina che sembrava sovrastare tutto e permettere a noi di giocarvi, stalle senza più animali, mangiatoie vuote, camini ormai spenti, uno spazio curioso per i bachi da seta, alcune ringhiere spesso con biancheria a stendere, una tettoia rumorosa, una cisterna come “abisso” per bambini, vasi per gerani, il nido delle rondini, animali di casa e di cortile.

L’acqua potabile bisognava andare in piazza a prenderla per poi cercare di tornare senza disperderne alcuna goccia e lontani dalla polvere. Mi piaceva molto ascoltare dalla finestra al primo piano le voci che circolavano e risuonavano da una ringhiera all’altra, scoprendo la diversità di ogni persona, intuendo qualcosa che non sempre suonava subito con chiarezza.

Mi piaceva il mio cortile che da 19 anni ormai è diventato Centro di spiritualità e accoglienza Madre Laura Baraggia inaugurato dal Card. Carlo Maria Martini il 1 maggio 2001 a 150 anni dalla nascita della fondatrice delle suore della Famiglia del S. Cuore. Mi piaceva e mi piace ancora.

Come in ogni cortile che si rispetti e nelle case che sul cortile si aprono senza allarmi particolari stanno anche animali, in prevalenza gatti. Da cortili e stalle vicine animali anche da lavoro e carretti che erano il traffico del tempo. In strada si poteva giocare col pallone o in altri modi nostrani e non costosi.

Tra le tante domande che la memoria porta con se’ mi diventa dominante quella riguardante il rapporto con gli animali e mi viene provocata da una notizia che ha fatto il giro del mondo via web”, suscitando indignazione e reazioni forti a tutela degli animali, di fronte alla morte della elefantessa incinta che mangia un frutto pieno di petardi che le scoppiano nello stomaco fino a provocarne la morte.

Giusta indignazione e ho così ripercorso il mio rapporto con gli animali: da quelli di casa e di cortile all’asino del nonno sul cui carretto andavo spesso nei campi tornando adagiato sull’erba da lui falciata o dallo zio Carletto prematuramente morto.

Ogni tanto, rarissimamente, venivano all’attenzione le galline con relativo pollaio a motivo di furti che indignavano tutti, perché, ovviamente, non si deve rubare.

Degna di diventare notizia era la sorte del maiale ben nutrito e giustamente cresciuto e ora destinato a trasformarsi in cibo per le grandi occasioni, certo di poterlo gustare ogni volta che si andava dal nonno esperto di queste cose.

Quando sono diventato parroco, ormai 34 anni fa, ho trovato nel giardino di casa un bellissimo cane che però ho subito saputo essere nei desideri di qualche parrocchiano devoto e senza alcuna fatica, memore di qualche morso di cane anni addietro, ho destinato il cane ad altra accoglienza.

Quanto dovrei ancora raccontare, ma è impellente una domanda: perché quando viene impedito a un bimbo/a di venire alla luce lo spazio web non viene percorso da tanta e santa indignazione ? Qualcuno sussurrerà: perché non dobbiamo giudicare nessuno, perché la libertà è suprema e indiscussa…perché non condivido, ma non posso impedire…perché?!

Già, ma la dignità della vita umana quanto conta? E in nome di questo tipo malinteso e superficiale di libertà allora potremmo anche decidere di dare a tutti, per esempio, libertà di rubare, così non avremmo più furti, perché passerebbe anche questo sotto la qualifica di cambiamento di titolarità e di proprietà.

Che te ne pare…? La libertà vera, umana, serve la vita, non la trascura, non la interrompe, ma la tutela e la promuove. Per la vita, sempre!

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