Milano | 28 Maggio 2020

Frontalieri, la Lega risponde al Pd: “Lavoriamo per il bene dei cittadini, no alle polemiche”

L'assessore regionale Sertori ribatte alle accuse dei parlamentari Alfieri e Braga sulla richiesta di abrogare l'accordo del 1974. "Vogliamo sbloccare la situazione"

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“Se il Partito democratico, rispetto al loro accordo del 2015, bloccato e mai firmato ed evidentemente penalizzante per gli attuali e futuri frontalieri, avesse radicalmente cambiato idea e quindi volesse portare avanti un accordo ancora più vantaggioso rispetto alla nostra proposta, avrà il nostro appoggio perché non abbiamo altra finalità che il bene dei lavoratori“.

Così l’assessore regionale con delega ai rapporti con la Confederazione elvetica, Massimo Sertori, risponde alle accuse apprese dagli organi di stampa in merito alla lettera firmata dai presidenti di Regione Lombardia, Attilio Fontana, e del Canton Ticino, Christian Vitta, indirizzata ai rispettivi governi centrali. Accuse avanzate dai parlamentari dem Alessandro Alfieri e Chiara Braga.

“Al netto delle mistificazioni del Pd – ha proseguito l’assessore Sertori – è bene quindi spiegare i contenuti della nostra proposta che mira a mantenere invariata la situazione fiscale degli attuali frontalieri e contiene spunti, osservazioni e raccomandazioni frutto di un lungo percorso di confronto tra le parti e di consultazione degli stakeholder del territorio, formulati in un’ottica costruttiva e nell’intento di sbloccare una situazione in stallo da ormai cinque anni, che rischiava di compromettere il percorso di dialogo coltivato nel tempo con i territorio di confine”.

Non è così invece per il senatore varesino Alfieri e per la deputata comasca Braga, che attraverso il loro commento, giudicano l’accordo sfavorevole per i lavoratori italiani e penalizzante e ingiusta la scelta di dirottare il 50% dell’extra gettito dei ristorni, derivante dalla nuova tassazione, nelle casse di Regione Lombardia per riservare all’ente la gestione della quota da investire per opere sui territori.

“Regione Lombardia – ha spiegato Sertori – ha iniziato una interlocuzione col governo ticinese sui frontalieri fin dall’insediamento della giunta Fontana. Tanto è vero che l’accordo parafato del 2015 (governo Renzi) è stato fermato dal primo governo Conte su volontà della Lega, accordo che avrebbe comportato in taluni casi, agli attuali frontalieri, l’implemento fino all’80% dei tributi fiscali che i frontalieri avrebbero dovuto al governo svizzero ed italiano”.

Gli incontri del gruppo di lavoro tecnico sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri, svoltisi da febbraio del 2019, si sono tenuti a cadenza pressoché quindicinale. Nell’ambito di questi incontri sono stati auditi, tra gli altri, il sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente ACIF, Massimo Mastromarino, nonché i rappresentanti di Cgil, Uil, Cisl, Unia, Ocst e Aiti. Gli incontri hanno rappresentato momenti di ascolto delle esigenze e istanze degli stakeholder.

“Siamo giunti quindi ad una proposta condivisa tra Lombardia e Canton Ticino – afferma in conclusione l’assessore Sertori – atta a dare uno spunto per quella che è una possibile soluzione che prevede lo status fiscale vigente per gli attuali frontalieri ed una possibile modifica per i nuovi lavoratori con un sistema a doppia fiscalità, che nella parte italiana possa prevedere possibili deduzioni. Ancora una volta al clamore mediatico e strumentale, preferiamo una attività costruttiva volta alla risoluzione dei problemi e ci mettiamo a disposizione del governo per qualsiasi chiarimento”.

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