Alto Varesotto | 28 Maggio 2020

L’appello dell’alto Varesotto per riaprire le frontiere con la Svizzera: “Gravi ripercussioni”

Il senatore Alfieri: "Lavoriamo con autorità elvetiche per soluzioni condivise, nei paesi di confine situazione sotto controllo". Dure critiche da Bianchi al Governo

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La decisione di ieri del governo federale di non riaprire le frontiere e lo stato di incertezza che ne deriva, hanno spinto il presidente della Associazione Comuni Italiani di Frontiera, Massimo Mastromarino, assieme al presidente della Comunità Montana Valli del Verbano, Simone Castoldi, e al presidente della Comunità Montana del Piambello, Paolo Sartorio, a scrivere nuovamente ai rappresentanti politici del territorio affinché si adoperino per una rapida e certa definizione dei tempi di riapertura.

“Le decisioni prese oggi dal governo federale svizzero provocano apprensione e preoccupazione nei Comuni di frontiera – commentano -, per le ripercussioni che la mancata apertura delle frontiere comporta per le attività economiche e i ricongiungimenti familiari. Vi chiediamo di porre in essere tutte le azioni affinché si concordino tempi certi per il ricongiungimento familiare e la riapertura delle frontiere stesse”.

“Il Governo italiano è al lavoro per evitare che si costruiscano corridoi turistici che escludano l’Italia – dichiara Alessandro Alfieri, senatore e capogruppo PD in commissione esteri – l’obiettivo è la riapertura delle frontiere tra i Paesi europei il 15 giugno. I negoziati con gli altri Paesi sono in corso. Vogliamo assolutamente evitare accordi bilaterali che possano danneggiare le economie fortemente integrate delle zone di confine o penalizzare un settore come il turismo che invece ha bisogno di un forte rilancio”.

“Voglio fare inoltre chiarezza per quanto riguarda il confine con la Svizzera – precisa Alfieri – se i dati rimangono questi, dal 3 giugno l’Italia riaprirà le sue frontiere e quindi coloro che hanno propri congiunti in Italia potranno tornare ad incontrarli senza dover effettuare la quarantena. In questo senso, nelle prossime ore lavoreremo con le autorità svizzere per trovare soluzioni condivise. Anche perché nei comuni di confine italiani la situazione è pienamente sotto controllo. Basti pensare che i due valichi principali varesini di Ponte Tresa e Gaggiolo insistono su due comuni Covid free”.

Le frontiere tra Italia e Svizzera restano chiuse: lo ha annunciato ieri in conferenza stampa la consigliera federale Karin Keller-Sutter, comunicando che la data del 3 giugno ‘è troppo vicina e ipotizzare la riapertura in quella data è prematuro’. Si è avverato, purtroppo, ciò che temevamo: l’ennesimo annuncio tv del premier Conte, campato per aria e senza riscontro preventivo dalla controparte, non ha fatto altro che irrigidire i rapporti sul confine con la Confederazione Elvetica”, dichiara in una nota il deputato varesotto della Lega Matteo Bianchi.

“Noi lombardi conosciamo bene i nostri amici svizzeri; non possono essere trattati con sufficienza come è solita fare la politica romana. Il premier Conte ed il ministro degli Esteri Di Maio aprano un canale diplomatico per ristabilire i rapporti di buon vicinato, in maniera rispettosa, ed evitino di fare dichiarazioni ai media senza aver trovato un accordo preventivo. La Lega, già il 17 maggio aveva denunciato questa ipotesi ma il governo ha continuato a trattare la Svizzera solo come il paese di Heidi e delle caprette, quando invece sono il primo datore di lavoro dei cittadini lombardi, ospitandone ogni giorno 70.000. Questi comportamenti del governo italiano non aiutano a dimostrare serietà nei confronti di un partner fondamentale per la nostra economia”, conclude.

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