“Chiarezza, trasparenza e responsabilità, nell’ottica di favorire i test sierologici da parte degli operatori privati, ma senza penalizzare in alcun modo la sanità pubblica, bensì contribuendo a rafforzarla”, così Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia, sintetizza le prerogative in base alle quali la Giunta regionale ha approvato lo scorso 12 maggio due provvedimenti sulla realizzazione dei test sierologici anche al di fuori del Sistema sanitario regionale.
Sebbene anche se il privato cittadino possa accedere all’analisi, Gallera ha sottolineato che “il test sul singolo in forma autonoma non è utile e genera false aspettative”: per questo è stato previsto di effettuarlo all’interno di determinate comunità quali aziende o Enti.
Anche i laboratori del Varesotto si sono messi subito al lavoro in modo da iniziare subito a ricevere le prenotazioni per effettuare l’analisi della sieroprevalenza. Alcuni di essi hanno provveduto a preparare materiale informativo destinato agli utenti per chiarire modalità di accesso e svolgimento dei test o la differenza tra gli anticorpi IgM e IgG.
La misurazione delle immunoglobuline presenti nel sangue, difatti, sarà in grado di fornire indicazioni su un eventuale contatto con il Covid-19. La presenza di IgM positive significherà che ci si trova in una fase precoce della malattia, mentre quella delle IgG indicherà che il paziente è già guarito oppure si trova in una fase più avanzata dell’infezione. In caso di positività, sarà comunque necessario sottoporsi al tampone naso-faringeo per individuare la presenza del virus.
Tutti questi test sierologici, effettuati in laboratori sia pubblici che privati, saranno a pagamento e l’acquisto del necessario dovrà essere a carico di chi li propone, per non gravare sulla sanità pubblica. Per quanto riguarda il reperimento dei tamponi, l’ente regionale ha stabilito una tariffa consigliata di 62,89 euro e ne consiglia agli operatori privati l’acquisto di una quantità pari al 10% del personale che si intende sottoporre all’analisi sierologica.
Nel caso in cui si intenda effettuare lo screening di soggetti all’interno di uno specifico ambito collettivo (per esempio il luogo di lavoro), andrà data comunicazione all’ATS di riferimento.
Regione Lombardia ha inoltre avviato una campagna di analisi sierologiche basate su prelievi ematici che hanno già coinvolto 34.000 persone e ha aderito allo studio sieroepidemiologico proposto dal Ministero della Salute sulla popolazione generale. Tale studio vede l’identificazione di un campione rappresentativo della realtà regionale e delle sue differenze territoriali ed è finalizzato a caratterizzare le differenze di sieroprevalenza tra le varie fasce di età, di localizzazione territoriale e di professione. Ciò consentirà di comprendere meglio le caratteristiche epidemiologiche e di fornire fondamentali informazioni per lo studio della patogenesi e lo sviluppo di strategie mirate.
“La delibera sui test sierologici non risolve il caos che si era creato, anzi! Hanno impiegato più di tre settimane a scriverla e sono arrivati in ritardo rispetto ad altre Regioni, ma non hanno certo fatto meglio”. Lo dichiara il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti a commento della delibera approvata dalla Giunta regionale che apre ai test sierologici per le aziende e per le “comunità”, tutto a carico loro.
“La Lombardia apre ai test sierologici ma non si assume responsabilità dirette sullo screening dei lavoratori e, anzi, scarica tutto, costi e responsabilità, su singoli cittadini e sugli imprenditori. Inoltre, non individua chiaramente i test ammessi e costringe imprese e comuni a inventarsi esperti di test e tamponi”, prosegue il consigliere.
“Per finire, la delibera spingerà tanti imprenditori ad andare a fare i test e i tamponi fuori dalla Lombardia, dove è più semplice e costa meno. È chiaro da tempo che la nostra DG Sanità non ha più il controllo della situazione e, con questa mancanza di strategia, e il rischio di nuovi lockdown in alcune province lombarde diventa concreto” conclude Astuti.
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