Caravate | 5 Maggio 2020

Caravate, ai tempi del Coronavirus lavoro nei campi e preghiere online

Un'iniziativa, quella della comunità religiosa dei Padri Passionisti, portata avanti dai giovani Padre Marco e Padre Marcello, grazie a YouTube e piattaforme digitali

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(articolo di Piero Mazzoglio) Oltre la preziosa missione spirituale che i Padri Passionisti svolgono presso la loro “Casa di Esercizi Spirituali” di Caravate, alcuni di loro, in particolare i più giovani Padre Marco e Padre Marcello, costretti dal coronavirus che li ha isolati nel Convento, hanno liberato la loro creatività creando su YouTube il sito “Passio Caravate”. La comunità rimane così collegata, unita e viva tramite la celebrazione della S. Messa (anche su Radio Maria), la “Lectio divina” sia su YouTube che su una piattaforma digitale.

Padre Marco e Padre Marcello, in perfetta sintonia col motto dei monaci “Ora et Labora”, hanno scandito le loro giornate tra preghiera e lavoro nella fattoria e nei campi del convento, non disdegnando di sostituire i loro abiti con quelli meno talari e più consoni al lavoro della terra.

Padre Marco in abiti contadini sembra ancor più magro e lungo e piega volentieri la schiena con Padre Marcello per coltivare l’orto, nel quale si trova di tutto, dalle patate, alle cipolle, pomodori, insalata e molto altro ancora: tutto ben tenuto e gestito “a modino”, come dicono quei di Livorno, complice una buona dose di letame naturale che lì non manca, dato il pollaio che lo produce in abbondanza.

I due Padri Passionisti, nel loro scarso tempo libero, accudiscono le api e provvedono alla produzione del miele. Prima di questa devastante epidemia, era nata anche una recente iniziativa collegata alla natura, che ha dato  una discreta soddisfazione a tutti i volontari e ai Padri: ottenere i derivati della lavanda!.

Su questo progetto, che conta ormai due anni di sperimentazione, ho piacere soffermarmi di più poiché per me è stata prima una sfida, poi è diventata una passione. Era un peccato vedere i grandi e numerosi cespugli di lavanda, ricchi di fiori color lillà e non utilizzare questa preziosa risorsa se non per preparare i soliti mazzetti di fiori per le varie occasioni interne.

Padre Marcello mi parlò della sua pensata di tentare la strada per ottenere l’essenza di lavanda. Accolsi la sua idea e gli promisi di aiutarlo in questa piccola avventura con la mia modesta esperienza e qualche reminiscenza degli studi di chimica molto lontani.

Quando vidi il primo tentativo messo in opera da padre Marcello, consistente in uno pseudo distillatore grande poco più di una pentola a pressione ed alimentato elettricamente, non seppi trattenermi dalle risate, conscio che tale impiantistica avrebbe condotto a mesi di lavoro ed enormi costi di corrente per distillare tutta quella gran quantità di lavanda presente.

Fu così che si tentò una via più “industriale”, ma non per questo meno ricca di incognite per ottenere “essenza pura di lavanda”, prodotto naturale di alto livello, che ha molteplici utilizzi benefici per la persona. Rilassa il sistema nervoso, è un ottimo analgesico e aiuta a sciogliere i muscoli ed a eliminare i crampi, e  nebulizzato nell’ambiente e sulla persona dona quel caratteristico profumo.

Procurai un contenitore per la distillazione decisamente più grande con tanto di fornello a gas e di refrigerante dei vapori ed iniziammo il lavoro. Desidero precisare che questa operazione non può essere classificata come una vera distillazione in quanto non separa frazioni liquide, ma effettua di fatto una estrazione in corrente di vapore da un non liquido, i fiori di lavanda, che sono colti nel periodo che va da metà luglio fino alla prima decade di agosto, a seconda della stagione. Si recidono i gambi in quanto privi di sostanza oleosa pregiata e si conserva solo la parte apicale, ovvero l’infiorescenza, che va tenuta non ammassata e in un ambiente asciutto.

In tutto questo simpatico ma impegnativo lavoro collaborano, oltre che nella raccolta della lavanda, molte signore che seguono padre Marcello nella “Lectio” del giovedì, animate dalla signora Pina, instancabile e solare nonostante i sui ottant’anni passati da un po’. La bellezza delle persone di questa comunità passionista è la spiritualità che le caratterizza: a quel lavoro ripetitivo e meccanico, che lascia libero il pensiero e il cuore nel mettersi a contatto con Dio, hanno unito la preghiera del Rosario, orazione contemplativa, in cui più importante delle parole è la predisposizione del cuore a meditare i misteri.

Il processo di estrazione dura circa tre ore e si ottengono circa 200 ml di olio essenziale a fronte di almeno dieci cassette di fiori utilizzati. L’essenza che ne nasce è un gradevole profumo che contiene in sé l’amore di Dio per noi e l’amore delle persone che lavorano per produrlo. E’ profumo di cielo accessibile al visitatore. Che pienezza!

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