Varese | 30 Aprile 2020

Didattica a distanza, l’appello del CUB Pubblico Impiego: “Meno caos e più tutele per insegnanti”

L'organizzazione sindacale affronta in un comunicato il tema della DaD, con la segnalazione di criticità e la richiesta di provvedimenti a tutela della Privacy.

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La CUB Pubblico Impiego ha rilasciato oggi un comunicato sindacale relativo all’Agenzia Formativa della Provincia di Varese.

L’organizzazione sindacale vuole sottolineare alcune criticità relative al lavoro degli insegnanti in questo momento di emergenza sanitaria legata all’epidemia di Covid-19. I problemi sono legati alla gestione della didattica a distanza, metodo innovativo che è stato messo in atto all’improvviso e senza essere stato regolamentato da direttive specifiche, a causa dell’immediata situazione di crisi.

La CUB Pubblico Impiego vuol far quindi presenti i disagi e lo stress che questa metodologia sta causando ai docenti, che non hanno alcun supporto chiaro e organizzato nel loro lavoro (neanche a livello contrattuale), e neppure del materiale tecnico (smartphone o computer) fornito dalle istituzioni. Viene inoltre segnalato che la DaD può causare stress e disagi anche alle famiglie, dove possono esserci più figli in età scolare, con pochi strumenti tecnologici, e genitori che faticano a dedicare a tutti il tempo dovuto al supporto nell’insegnamento a distanza.

Un altro aspetto evidenziato come importante è quello della tutela della privacy, visto l’utilizzo di piattaforme online, in riferimento alla GDPR UE 679/2016 che, in Agenzia Formativa, è stato invece del tutto trascurato. “In Agenzia ogni docente è stato invitato dalla Direzione a individuare piattaforme dedicate, senza fornire alcuna garanzia in merito alla tutela dei dati che circolano e della privacy delle persone, non solo dei docenti, ma anche degli allievi, che sono minorenni e in alcuni casi affetti da patologie”, si legge nel comunicato.

L’organizzazione conclude sottolineando che in questa situazione di emergenza il personale docente sta già facendo più del dovuto, e che non deve essere continuamente richiamato ai propri doveri, anzi dovrebbe essere facilitato e apprezzato.

“Chiediamo che venga con urgenza posto rimedio alla situazione di caos in cui i docenti dell’Agenzia sono attualmente costretti ad operare e che si pongano in essere, finalmente, tutte le misure necessarie a garantire la tutela dei lavoratori per quanto concerne la gestione della DaD sgravandoli dalla responsabilità di eventuali abusi in materia di utilizzo dei dati personali” conclude la CUB Pubblico Impiego.

Di seguito il comunicato integrale dell’organizzazione sindacale.

La scrivente O.S. ritiene doveroso intervenire per mettere a fuoco alcune criticità in cui si trovano ad operare i lavoratori dell’Agenzia Formativa, con particolare riferimento alle dinamiche che concernono la gestione del lavoro svolto dalle proprie abitazioni. Questa nuova e inusuale modalità lavorativa sta generando notevoli disagi e stress ai lavoratori, in modo particolare ai docenti per quanto attiene il metodo della didattica a distanza, deciso dai vertici dell’Agenzia senza fornire al personale alcuna direttiva e alcun supporto organizzativo e morale.

Ora, proprio alla luce della decisione governativa di prorogare la sospensione delle attività didattiche in presenza, non è più possibile accettare che permanga tale stato di cose. Preliminarmente si reputa utile evidenziare che NON esiste una normativa specifica che disciplina la didattica a distanza né, tanto meno, un obbligo in capo ai docenti di svolgere il proprio lavoro in tale modalità operativa. Nel decreto dell’8 aprile si parla di didattica a distanza in un articolo che riguarda le “Misure urgenti per l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020/2021”, quindi è evidente che l’obbligo della didattica a distanza riguarda solo l’anno scolastico 2020/2021 e solo se a quella data sarà ancora in vigore la legislazione emergenziale.

In sostanza, allo stato attuale, la didattica a distanza non può essere imposta e si deve quindi riconoscere che tutto quello che si sta facendo avviene per libera adesione del personale. Inoltre in nessuna norma è previsto che il personale docente debba possedere un cellulare o un computer o che debba avere la reperibilità telefonica. In realtà, se non fossero stati i docenti a mettere a disposizione cellulari e computer, il sistema sarebbe già andato in corto circuito. Il fatto che non tutti abbiano a disposizione strumenti adeguati o dimestichezza con gli strumenti informatici può creare un oggettivo disagio, ma ciò non può essere confuso con negligenza o disinteresse. Questo impegno e disponibilità dimostrati dal personale è un elemento che dovrebbe far riflettere sulla decisione dell’Agenzia Formativa della Provincia di Varese di ostinarsi ad applicare, per pura convenienza economica, un Contratto di Lavoro – quello delle autonomie locali – che non contiene alcuna disciplina in ordine alla figura professionale del docente.

Un aspetto che assume primaria importanza nella concreta gestione della didattica a distanza è quello della tutela della privacy in riferimento alla GDPR UE 679/2016 che, in Agenzia Formativa, è stato invece del tutto trascurato. La Direzione si è limitata a sollecitare i docenti ad attivare la DaD senza nemmeno porsi il problema della loro tutela da questo punto di vista. La didattica a distanza entra in modo invasivo nelle case. L’uso del cellulare o del proprio computer può comportare la violazione delle norme sulla privacy, nella perfetta buona fede dell’insegnante, che sta semplicemente cercando di mettersi in relazione con gli allievi.

In Agenzia ogni docente è stato invitato dalla Direzione a individuare piattaforme dedicate, senza fornire alcuna garanzia in merito alla tutela dei dati che circolano e della privacy delle persone, non solo dei docenti, ma anche degli allievi, che sono minorenni e in alcuni casi affetti da patologie. Eppure le  responsabilità di chi utilizza impropriamente questi dati sono notevoli e potrebbero avere anche risvolti penali.  Anche il Garante per la protezione dei dati personali, con provvedimento n. 64 del 26 marzo 2020, ha fornito importanti indicazioni; ne citiamo solo alcune: “spetta in primo luogo alle scuole quali titolari del trattamento la scelta e la regolamentazione degli strumenti più utili per la realizzazione della didattica a distanza. Le scelte dovranno conformarsi ai principi di privacy by design e by default, tenendo conto in particolare del contesto e delle finalità del trattamento, nonché dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati. Tra i criteri che devono orientare la scelta degli strumenti da utilizzare è opportuno includere, oltre all’adeguatezza rispetto alle competenze e capacità cognitive di alunni e studenti, anche le garanzie offerte sul piano della protezione dei dati personali”.

Tutto questo è stato fatto da chi ricopre in Agenzia un ruolo direttivo? Non ci risulta. Ogni responsabilità è stata fatta cadere sui singoli docenti. Possibile che tale grave ed ennesima carenza professionale e organizzativa debba essere ancora una volta ignorata da chi ha funzioni di vigilanza? Si rende necessario inoltre chiarire che sulla base della normativa vigente, durante il periodo di sospensione delle attività didattiche, NON esiste alcun obbligo di osservare un orario di servizio, né di svolgere attività funzionali e collegiali così come non deve essere firmata (in particolare con i cosiddetti registri elettronici) e/o dimostrata alcuna presenza virtuale in servizio (dalle proprie abitazioni) così come non devono essere indicate le assenze/presenze degli allievi dalle eventuali lezioni virtuali.

La didattica a distanza richiede anche alle famiglie un impegno aggiuntivo e uno stress non indifferente. Molti genitori hanno dovuto affrontare l’impegnativo compito di gestire anche il tempo della scuola ma non è facile seguire i figli nelle attività scolastiche per tante ore al giorno tutti i giorni, in particolare per chi ha più figli. Lo stress è anche maggiore per i genitori soli, e per quelli che sono impegnati con il tele-lavoro contestualmente ai figli. Insomma, anche dal punto di vista degli allievi e delle famiglie, mancano i requisiti minimi perché la cosiddetta didattica a distanza possa essere assimilata in qualsiasi modo alla didattica.

Ciò premesso, riteniamo che in questa situazione di emergenza il personale docente stia già facendo più del dovuto, e che non debba essere continuamente richiamato ai propri doveri, anzi dovrebbe essere facilitato e apprezzato. Chiediamo che venga con urgenza posto rimedio alla situazione di caos in cui i docenti dell’Agenzia sono attualmente costretti ad operare e che si pongano in essere, finalmente, tutte le misure necessarie a garantire la tutela dei lavoratori per quanto concerne la gestione della DaD sgravandoli dalla responsabilità di eventuali abusi in materia di utilizzo dei dati personali. Si chiede inoltre a chi ha incarichi di responsabilità di astenersi dal dare disposizioni prive di un fondamento normativo.

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