Brezzo di Bedero | 9 Aprile 2020

Don Domenico Colombo, un forte legame con la sua comunità di Brezzo di Bedero

Daniele Boldrini: "A dieci anni dalla scomparsa del nostro parroco un mio personale ricordo, unito a quello delle persone che hanno voluto lasciare una testimonianza

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Riceviamo e pubblichiamo un ricordo dedicato a don Domenico da parte di Daniele Boldrini, articolo che si inserisce tra le altre iniziative già realizzate, che, probabilmente, in questo particolare momento non hanno avuto grande diffusione a causa delle misure di contenimento connesse all’emergenza epidemiologica. “Mi sembra bello e significativo ricordare Don Domenico nella settimana che ci porterà alla Santa Pasqua”.

Il 1° gennaio 2010 Don Domenico concluse il suo cammino terreno, dopo oltre 38 anni di attività come Pastore della Comunità di Brezzo di Bedero e Muceno, alla guida della Parrocchia di San Vittore Martire dal 1971.

Fin dall’inizio risaltarono le doti che caratterizzeranno tutto il mandato di Don Domenico, la grande attenzione alla sua comunità e ai beni che rappresentano un simbolo identitario per i fedeli e per gli abitanti del paese. Questa sua attitudine alla salvaguardia dei simboli identitari, vero patrimonio della collettività, unisce idealmente due azioni forti, che rappresentano l’inizio e la fine della sua attività di Parroco, un intervento pratico come il restauro della Canonica degli anni ’70 ed una scelta “spirituale e liturgica” come la nomina, nell’estate del 2009, del Co-patrono San Galdino, guida e riferimento per i fedeli.

Dai racconti delle persone che hanno collaborato o che hanno avuto contatti, a vario titolo, con Don Domenico si percepiscono il vuoto che ha lasciato e la forza che i rapporti personali hanno avuto nella sua vita e nella sua missione a Brezzo di Bedero.

Con il ricordo della maestra dell’Asilo Infantile, Luisella Passera, si rivivono l’ansia e l’emozione dei bambini – e probabilmente anche della stessa maestra – per la preparazione della cerimonia di ingresso in Parrocchia di Don Domenico, svoltasi in Canonica nel 1971.

Il testo riportato di seguito è il ricordo di un ragazzo dell’oratorio di Cardano al Campo – primo incarico di Don Domenico prima del suo arrivo a Brezzo di Bedero – che divenne in seguito sindaco di quel Comune e il 3 gennaio 2010 partecipò alle esequie in Canonica, in veste ufficiale.

Don Domenico arriva a Cardano nel ’58 subito dopo l’ordinazione sacerdotale. Terzo prete in Parrocchia accanto a Don Alessandro Panzeri, Parroco e a Don Giancarlo Lamperti, coadiutore impegnato soprattutto presso l’oratorio San Luigi.

Veniva dal lago piccolo, quello di Monate ed era destinato ad un altro lago più grande, anzi il “Maggiore”. Era il più giovane dei tre sacerdoti, ma era anche l’ultimo arrivato.

Forse per questi motivi il suo ricordo del periodo Cardanese è legato più ai suoi comportamenti e allo spazio che seppe crearsi che non al ruolo ricoperto, non era parroco e nemmeno coadiutore.

Piano piano, accanto all’assistenza dell’Azione Cattolica, don Domenico si distinse per la sua attenzione e dedizione all’oratorio femminile, affidato alle Suore Salesiane di Maria Ausiliatrice e ad una assidua presenza al Santuario del Cuoricino, frazione di Cardano in rapida crescita demografica, che dopo qualche anno sarebbe stato elevato a Parrocchia autonoma.

Il ricordo poi si sposta ad alcune immagini:
Lui nella casa che si affaccia alla piazza della chiesa di Sant’Anastasio.
Sempre presente con mamma, papà e il fratello che usciva presto al mattino per andare al lavoro…
Lui in bicicletta. Sfrecciava veloce con le mani appaiate sul manubrio, la veste svolazzante.
Lui con le sue “prediche” sempre preparate con cura.
Una volta lo sorpresi, di sabato, che provava l’omelia del giorno successivo, verificando tempi e passaggi principali.
Nelle sue prediche poi proponeva sempre un collegamento della Parola con scritti, sia ripresi dai numerosi libri che leggeva o dalla cronaca di giornali e riviste.
Infine la confessione. Da lui c’era sempre la fila. Ragazzi o ragazze, donne o uomini, preferivano rivolgersi a lui.

Grande Don Domenico che ha aiutato anche Cardano e i Cardanesi nel cammino di Cristiani attivi, sensibili e informati. Come era lui.

Anche Don Peppino Aldeni, predecessore di Don Domenico alla Parrocchia di San Vittore, ha voluto lasciare il suo ricordo.

Si sa che i preti non hanno sposato una comunità, ma santa madre Chiesa, e quindi il Vescovo li manda dove la Diocesi lo richiede.

Io sono arrivato a Bedero l’8 marzo 1958 inviato dal card. Montini, Paolo VI, allora Arcivescovo di Milano e ho lasciato la parrocchia il 15 settembre 1971 quando il card. Colombo mi  destinò alla parrocchia di Verano Brianza.

A don Domenico ho lasciato un paese dalle strade sterrate che mi creavano non pochi problemi quando dovevo spostarmi da una frazione all’altra. Ricordo ancora quel venerdì santo del 1959 quando, venendo da Muceno, la mia vespa ha fatto uno scivolone nel pantano che si era formato in quell’avvallamento tra Ticinallo e Brezzo e io mi sono spelato la guancia sinistra dalla quale colava sangue mentre proclamavo il “Passio” in Canonica. È stata la volta che, frastornato, invece di dire: il gallo cantò, ho solennemente proclamato: “Il canto gallò”, e giù tutti a ridere. Forse qualcuno di voi lo ricorda.

Ma ho lasciato una bella comunità, unita e collaborante, grazia anche a don Giacomo Luzietti che con la corale ha saputo unire le tre frazioni di Bedero, Brezzo e Muceno, in una sola comunità che era riuscita a superare i precedenti antagonismi. Ma per me quanto lavoro con quel avanti e indietro con quella mia “tremenda” così chiamavano i ragazzi la mia vespa, e poi con la topolino regalatami dal card. Montini.

Una bella comunità.  E ho saputo che don Domenico ha continuato a coltivarla con intelligenza e amore. Non ho avuto molti contatti dopo con lui, sarei venuto volentieri a celebrare, ma…

Ho apprezzato molto l’opera di restauro della Canonica. Non mi piacevano quei pilastri in calcestruzzo, non mi convincevano quelle volte a chiusura del tetto, quelle mura intonacate, non erano opere originarie, erano barocche, come del resto l’altare, che evidentemente non si può toccare perché è un’opera d’arte del suo tempo. E io da tempo mi chiedevo come si poteva andare alla ricerca dell’opera originaria. Ho iniziato a fare dei sondaggi e così ho scoperto che i pilastri erano di pietra, così è saltato fuori quel san Vittore sulla torre campanaria, quegli Apostoli in coro, quel Cristo pantocratore in sacristia con san Vittore soldato della legione tebana, ecc.

Don Domenico ha avuto il merito di convocare alcuni parrocchiani interessati all’arte e chiamare la Sovrintendenza che ha fatto quel bel lavoro di far ritornare la Canonica alle strutture originarie. E coloro che avevano paura che crollasse la chiesa Madre di tutto il Varesotto ora contemplano un’opera d’arte che tutti ammirano e che viene proposta agli studenti di architettura romanica del dodicesimo secolo.

Bedero mi è rimasta nel cuore. Ha ragione il proverbio: il primo amore non si scorda mai.

Don Domenico ha fatto un bel lavoro pastorale in 40 anni di ministero. Peccato che per mancanza di preti la Parrocchia, la grande prepositurale dell’alto Varesotto, sia rimasta vedova. E io sono rimasto l’ultimo “prevostino” vivente.

Mi auguro che ora don Marco sappia coltivare le buone tradizioni parrocchiali e invito voi a non disertare la comunità perché la Chiesa siete voi, pietre vive del Regno di Dio.

Nel suo breve ricordo Don Piergiorgio Solbiati, Prevosto di Luino e Decano dal 1998 al 2015, evidenzia il forte legame che univa Don Domenico alla Canonica, alle attività della Parrocchia e ai suoi Parrocchiani. Sembrava quasi impossibile pensare a Don Domenico in un contesto diverso dalla Sua Parrocchia di San Vittore.

Nel luglio 1998, da poco approdato a Luino e ancora impegnato a Desio, nel rientro da una toccata e fuga, mi attende cordiale e radioso don Domenico con l’omaggio del bellissimo testo: “Il Monte delle Betulle. Brezzo di Bedero nella storia e nell’arte”.

In ogni ritorno su quel monte lo incontrerò: con il fratello e la sorella a trasmettere ai ragazzini dell’oratorio feriale l’amore per la Canonica; durante i concerti in prima fila orgoglioso per  la manifestazione; accogliente con i residenti e i turisti stranieri; premuroso e distinto nelle celebrazioni per le prime comunioni e cresime.

Normalmente ci salutavamo nello studio a pianterreno, una volta, salito al primo piano, la sorpresa di un appartamento spartano mi sconvolse. Nel letto dell’ospedale ogni volta il suo volto mi esprimeva il desiderio del suo Monte delle Betulle.

Quel primo gennaio di dieci anni fa, con l’influenza che costringeva in casa un paio di preti, il fratello mi annunciava la morte di don Domenico. Il resto è assedio di pratiche, mentre il suo sorriso mi accompagnava dal Monte delle Betulle.

Quello di Vittorio Vigezzi non è un semplice ricordo, è una lunga collaborazione in veste di Assessore comunale per molti anni (con i Sindaci Luigi Cassani e Giacomo Petrolo) e una condivisione della vita parrocchiale lungo tutto il mandato di Don Domenico, con un personale e determinante contributo alla gestione e alla crescita della Parrocchia, in qualità di componente del Consiglio per gli Affari Economici.

I miei personali ricordi iniziano negli anni ‘70 con le lunghissime giornate all’oratorio (all’epoca l’oratorio era la casa di tutti sempre aperta, giorno e notte, e non c’erano alternative), in qualsiasi condizione metereologica. Don Domenico, sempre presente, spesso scendeva nel campetto di calcio a giocare, il suo ruolo preferito era il portiere. Capitava a volte di non vederlo, ma un’eventuale imprecazione dei bambini non consona al luogo non sfuggiva all’udito di Don Domenico, che interveniva con amorevole severità, richiamando il necessario contegno.

Penso che in tanti ricorderanno le gite organizzate dal nostro Parroco, a piedi lungo i sentieri dei monti della Valtravaglia, oppure in autobus, come quella al Santuario della Madonna del Sasso di Locarno. Nei ragazzi preadolescenti, com’ero io all’epoca, ha lasciato una forte impronta il viaggio a Torino nel settembre 1978 per l’ostensione della Sacra Sindone, un evento eccezionale e prezioso a cui i ragazzi erano stati preparati con grande attenzione da Don Domenico e dai catechisti.

Rievocando i ricordi arriviamo al periodo del mio incarico di Sindaco di Brezzo di Bedero: a poche settimane dall’inizio del mandato, nel mese di ottobre 2001, si celebrano in Canonica i 30 anni di cura d’anime di Don Domenico. È una festa per tutta la comunità, che in quell’occasione ha saputo manifestare a Don Domenico, emozionato come non l’avevo mai visto, tutto l’affetto e la riconoscenza per la sua dedizione alle attività della Parrocchia e per la costante disponibilità verso le persone.

Rivedo l’immagine di Don Domenico in alcuni momenti che hanno rappresentato tappe importanti per la vita di Brezzo di Bedero: il primo “Giorno della Memoria” organizzato dal Comune nel mese di gennaio 2002 e la sua preziosa collaborazione che ha favorito il coinvolgimento di alcuni testimoni del secondo conflitto mondiale; il funerale, celebrato in Canonica nel mese di luglio 2004, dello storico Sindaco Giacomo Petrolo, con l’autorevole presenza del Prefetto di Varese; la benedizione del mercatino di Bedero nel mese di ottobre 2006, un servizio importantissimo per la popolazione, purtroppo durato solo pochi anni.

Ricordo in maniera nitida che nell’omelia in occasione della sua ultima cerimonia di Commemorazione dei Caduti, Don Domenico ci aveva offerto un’immagine molto tenera della Bandiera Tricolore che copre e protegge i suoi figli Caduti in guerra.

Il testamento che Don Domenico ha lasciato ai suoi parrocchiani lo possiamo individuare nella scelta di nominare il Co-patrono San Galdino – una figura forte che con il prestigio e l’autorità morale seppe difendere la nostra identità spirituale dalla brama di potere di Federico Barbarossa – una nuova guida spirituale che potrà favorire il senso di appartenenza dei fedeli alla loro comunità. Una scelta che, come già accennato, testimonia la grande attenzione per le persone e per l’identità della Parrocchia.

Anche dopo i solenni funerali il 3 gennaio 2010 – nella Canonica strapiena e in un clima di grande emozione, di dolore e di sgomento – Brezzo di Bedero ha vissuto momenti di grande partecipazione emotiva nel ricordo di Don Domenico. Durante la festa di chiusura dell’anno catechistico il 30 maggio 2010, i ragazzi volontari dell’oratorio hanno coinvolto i presenti, con toccanti spunti di riflessione e con le commoventi immagini dell’ultima Messa di Don Domenico per l’oratorio.

Si era svolto, inoltre, il saggio finale del laboratorio di teatro, con oltre 30 ragazzi fra 7 e 13 anni, un’iniziativa nata a seguito di una convenzione sottoscritta nell’anno 2005 tra la Parrocchia ed il Comune al fine di valorizzare, incentivare e sostenere le attività dell’oratorio, riconoscendone il valore educativo, aggregativo ed il determinate contributo sociale alla crescita armonica dei bambini, degli adolescenti e dei giovani. La convenzione, che rappresenta il più significativo e concreto risultato della collaborazione dell’Amministrazione comunale con Don Domenico, era stata sottoscritta in una calda giornata dell’estate 2005 negli uffici della Casa Parrocchiale.

Il momento più toccante e più partecipato di ricordo di Don Domenico è andato in scena nella nostra Collegiata di San Vittore il 31 luglio 2010, con un concerto a lui dedicato nell’ambito della 38esima Stagione Musicale della Canonica. In quella serata erano state solennemente riconosciute la grande attenzione di Don Domenico per la Canonica – monumento dell’architettura e della fede, vanto ed orgoglio dei Bederesi – e la sua capacità di valorizzarla, anche attraverso l’arte, rendendola il centro della vita spirituale della Parrocchia.

Tra i tanti meriti che vengono riconosciuti a Don Domenico spicca, a mio parere, l’abilità nel gestire i rapporti personali, una virtù che ha contribuito in maniera determinante a favorire il naturale inserimento di tanti turisti stranieri nella realtà di Brezzo di Bedero. La “comunità straniera” ha sempre trovato un punto di riferimento sicuro e gioviale e Don Domenico ha sempre riconosciuto l’importanza di queste presenze autorevoli e della loro partecipazione alle attività locali ai fini della crescita del nostro paese. Il Cero Pasquale, offerto alla Parrocchia per tantissimi anni da una famiglia tedesca, rappresenta il simbolo di questo legame forte.

Concludo riproponendo l’accorato appello alla Gerarchia Ecclesiatica lanciato al termine delle solenni esequie del 3 gennaio 2010 ed auspicando che, a quella che è stata la Parrocchia di San Vittore, ai parrocchiani, al nostro patrimonio spirituale, storico, artistico, musicale ed architettonico, vengano garantite le stesse attenzioni che Don Domenico ci ha offerto per quasi 40 anni. Sarà il modo più umano e più concreto, ma anche il più bello e più profondo per onorare la memoria di Don Domenico.

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