E’ con la fantasia e dietro la spinta della creatività che tanti giovani studenti del territorio cercano di evadere con la mente dall’isolamento che, a causa del coronavirus, li tiene lontani dalla loro vita quotidiana, dagli affetti, dagli amici, dagli hobby e della passioni, così come dalla scuola e dai compagni di classe.
Ogni giorno in redazione arrivano lettere di chi, per sfogarsi, condividere sentimenti e riflessioni oppure, dietro suggerimento di genitori e insegnanti, per tenersi mentalmente attivi o esercitarsi nella scrittura, compone testi che oltre a comunicare con l’esterno, in uno dei pochi modi rimasti a disposizione, documentano l’esperienza della quarantena percepita e vissuta dalle nuove generazioni, nel modo più autentico e e spontaneo.
Il messaggio che abbiamo scelto per la giornata di oggi è quello di Greta, studentessa di nove anni iscritta alla classe quarta della scuola primaria delle Motte, frazione di Luino. La sua storia nasce dalla pura immaginazione, da un sogno in cui è lei stessa a vivere la fine della quarantena forzata viaggiando nel tempo e nello spazio, accanto a due singolari compagni di avventura, incontrati nel giardino di casa, il giorno in cui tutto è cambiato.
Di seguito il testo completo della sua lettera.
Quella bella mattina di sole ho aperto la porta di casa e ho visto davanti a me uno strano marchingegno. Mi sono catapultata in giardino. Affascinata e un po’ preoccupata, ho deciso di avvicinarmi per vedere che cosa fosse.
Il marchingegno era pieno di pulsanti e presentava una botola sul retro. Incuriosita ho toccato qualcosa e la botola si è aperta. Sono entrata e ho visto molte leve con scritte e colori diversi. Mi sono girata e ho visto degli omini strani, che mi sussurravano qualcosa in una lingua a me sconosciuta.
Ho rivolto loro alcune parole e, come per magia, hanno cambiato forma e persino la voce. Da quel momento abbiamo iniziato a comunicare, utilizzando lo stesso linguaggio, ovvero il mio.
Gli ho dunque chiesto della loro provenienza, mi hanno confidato di non avere un posto fisso: “Noi giriamo tra il presente, il passato e il futuro”, hanno detto, per poi aggiungere: “Stai a vedere”.
Uno di loro ha trascinato avanti una delle tante leve, quella con in cima un tondo rosso e un cartellino giallo con impressa in inchiostro nero la lettera “effe”. Come “futuro”.
Questi omini erano in due, uno vestito di rosso, con la carnagione scura, il naso piccolino e gli occhi verdi che sembravano quasi degli smeraldi. Il secondo era vestito di giallo sole, la carnagione uguale a quella del compagno, il naso un po’ più grande, rispetto all’amico, e gli occhi di un azzurro splendente.
Dopo dieci minuti all’interno, mi sono ritrovata in uno strano posto. Ho chiesto dove eravamo e in quale anno. L’omino dagli occhi azzurri, rivelando il suo nome, Frank, ha allora detto: “Siamo a casa tua, nel 2021”.
Sono dunque scesa, ho dato un’occhiata in giro, riconoscendo il vialetto intorno alla mia abitazione. Tutto era davvero finito, tutto era tornato come prima. Il coronavirus era stato sconfitto!
Mi sono poi riavvicinata a quella strana cosa, simile ad una navicella aliena. Sono rientrata mentre Frank e l’amico azionavano una leva che questa volta aveva un tondo verde, e sul solito cartellino la lettera “p”, di “passato”.
Trascorsi venti minuti circa, mi sono ritrovata sempre lì, nei pressi di casa. Era capodanno, le persone intorno a me non sapevano cosa sarebbe successo. Ero tornata indietro nel tempo, viaggiando con la mia mente!
“Bisogna stare tranquilli perché tutto questo finirà”, così mi hanno detto quei due strani omini, Frank e il suo amico di nome Lollo, prima di riportarmi a casa e sparire chissà dove.
Dopo questo viaggio mi sento più tranquilla. Tutto tornerà come prima.
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