L’emergenza Coronavirus non accenna a fermarsi, continuano le misure restrittive per fermare il contagio e la chiusura delle scuole, che dovevano riaprire il 3 aprile, è stata prorogata fino alla metà del mese. Proroga che però sembra troppo ottimista, dato che in molti prospettano una riapertura più realistica all’inizio di maggio.
E così sono tantissimi i bambini e i ragazzi chiusi in casa, lontano da quella che, nonostante l’aspetto obbligato legato allo studio, è la loro fonte primaria di socializzazione con i propri coetanei. Anche i giovanissimi, forse più di altri, soffrono questo isolamento forzato, e dopo circa un mese di quarantena iniziano a sentirne il peso e a spaventarsi per il futuro.
Ne è una prova la lettera di Martina, 13enne luinese, che ha riportato con carta e penna, e non via e-mail, come ci si aspetterebbe dalla sua giovane e “tecnologica” età, le sue sensazioni in questo momento di crisi di tutto il Paese. Frustrazione per la situazione, delusione per i piani cancellati, paura per il futuro, tristezza per tutto ciò che in questo momento viene a mancare, anche le più piccole cose che possono essere considerate banali.
Martina vorrebbe svegliarsi una mattina e scoprire che è stato tutto un brutto sogno, ma si rende conto dell’eccezionalità della situazione, che paragona ad una vera e propria guerra, un evento di cui tra tanti anni si parlerà, così come ora si parla della Seconda Guerra Mondiale. Il suo desiderio finale è chiaro, e sicuramente comune a tutti, in questo momento: “Voglio vivere e urlare: ci siamo salvati!”.
Cliccando qui è possibile leggere la lettera completa di Martina.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0