Tra i dati statistici sull’emergenza coronavirus in mano a Regione Lombardia, merita attenzione il numero dei decessi avvenuti in provincia di Varese, per tutto ciò che racconta a proposito di alcuni aspetti dell’emergenza sanitaria vissuta sul nostro territorio.
Per sette degli ottantuno casi complessivi, legati al Covid-19 come causa principale della morte o come fattore di corresponsabilità, si è trattato di persone che non avevano patologie pregresse, scrive oggi La Prealpina.
“E un 60 per cento abbondante aveva problemi cardiovascolari che possono essere molte volte catalogati come una routine a una certa età – si apprende dalle pagine del quotidiano locale -. Insomma, se non avessero subito l’aggressività dell’infezione polmonare, molti di loro avrebbero avuto davanti un lungo periodo per coltivare passioni ed affetti”.
Si tratta ovviamente delle persone che sono state sottoposte a tampone, risultando positive, ed è sempre bene ricordarlo nella lettura delle sequenze numeriche che ogni giorno segnano gli sviluppi di questa terribile pandemia, la cui gravità e la cui azione, potenzialmente letale, sono senza dubbio confermate e sottolineate anche da analisi come quella appena citata.
“Il più giovane a morire è stato un uomo i 65 anni che non aveva alcun tipo di problema prima di essere ricoverato in terapia intensiva per le violente crisi respiratorie. Il più anziano ne aveva 93, con precedenti di tipo cardiaco”, scrive ancora La Prealpina, prima di soffermarsi sui sette decessi di Busto Arsizio, superata da Varese nella lista delle grandi città del territorio. Nel 70 per cento dei casi si tratta di uomini.
Anche nell’alto Varesotto i lutti si manifestano come l’aspetto della pandemia più tragico e duro da accettare, con le drammatiche notizie giunte nelle scorse ore da Luino, Laveno Mombello e Lavena Ponte Tresa.
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