Gemonio | 30 Marzo 2020

Gemonio: “A un mese e mezzo dalla morte di Giuliano, la famiglia non sa ancora nulla”

La vedova confida che, dopo l'emergenza Coronavirus, arrivino risposte sull’infortunio alla Trasfor: la vittima, uno dei tanti frontalieri, aveva solo 44 anni

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa inviato dallo Studio3A-Valore S.p.A., società con sede direzionale a Venezia, specializzata nel risarcimento danni in ogni tipologia di sinistro e nella tutela dei diritti dei cittadini, riguardante il caso del decesso di Giuliano Predolini, morto lo scorso febbraio presso la Trasfor SA di Molinazzo di Monteggio.

Cos’ha causato la morte di Vincenzo Giuliano Predolini? Di chi sono le responsabilità? A più di un mese e mezzo dall’ennesima tragedia sul lavoro, consumatasi l’11 febbraio scorso nello stabilimento della Trasfor SA di Molinazzo di Monteggio, nel Canton Ticino, in Svizzera, i familiari dell’operaio transfrontaliero di appena 44 anni, residente a Gemonio, nel Varesotto, non sanno ancora nulla, né sulla dinamica, né sulle indagini e sul relativo procedimento penale.

Ed è proprio per fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia che in questi giorni la moglie della vittima, Francesca, attraverso l’Area manager Riccardo Vizzi, si è affidata a Studio3A-Valore S.p.A., società con sede direzionale a Venezia specializzata nel risarcimento danni in ogni tipologia di sinistro e nella tutela dei diritti dei cittadini.

Predolini, che lavorava da molti anni per la Trasfor, grossa azienda operante nella produzione di trasformatori, e che ha lasciato anche una figlia di 12 anni e un piccolo di neanche due anni, poco prima delle 15.30 stava operando su un macchinario per la piegatura delle barre quando all’improvviso, si suppone per un mal funzionamento dello stesso, si sarebbe staccata la paratia di sicurezza che lo ha colpito come un proiettile in pieno petto.

Sul posto sono accorsi i sanitari della Croce Verde di Lugano e una squadra della “Rega” per l’elitrasporto all’ospedale regionale di Lugano, dove però, purtroppo, il lavoratore, giuntovi in condizioni disperate, è spirato poche ore dopo, in serata, a causa del gravissimo trauma toracico e addominale “ad alta energia”, con lesioni interne fatali: inutili tutti i tentativi dei medici e dei chirurghi di salvarlo.

Per tutti i rilievi del caso sono intervenuti gli agenti della Polcantonale, coadiuvati dai colleghi della Polizia intercomunale “Malcantone Ovest”, ma da allora la vedova non ha più ricevuto alcuna notizia. La signora Francesca è perfettamente consapevole che, in questo momento di emergenza globale da coronavirus, le priorità sono altre: lei stessa è confinata in casa, la Lombardia è la regione italiana più colpita, e anche in Svizzera i casi di positività hanno quasi raggiunto i 15 mila, con oltre 250 decessi, e ormai da giorni il Consiglio Federale ha deliberato il blocco totale. La donna però confida che quando, si spera il prima possibile, la situazione sarà tornata alla normalità, ci si ricordi anche del caso di suo marito.

Studio3A nel frattempo si è già attivato per recuperare tutta la documentazione, sul fronte penale sta lavorando di concerto con un avvocato con studio legale nel Canton Ticino, e si è già mosso per avviare tutte le pratiche di indennizzo, anche perché qui c’è una famiglia con due minori che hanno perduto il papà e con lui la principale fonte di sostentamento, e mai come in questi casi il risarcimento non è un capriccio.

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