Varese | 26 Marzo 2020

Fauna selvatica e Coronavirus: “Gli uccelli se la cavano da soli, non serve nutrirli”

Lipu-BirdLife Italia sottolinea come non sia necessario fornire cibo agli uccelli selvatici urbani, specie in periodo riproduttivo. Qui tutte le informazioni utili

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“Gli uccelli selvatici sono in grado di reperire autonomamente il cibo di cui hanno bisogno. I cittadini non devono preoccuparsi”. Lo dichiara la Lipu-BirdLife Italia a proposito dei timori diffusisi sul web circa la difficoltà per gli animali selvatici urbani di reperire cibo, in un periodo in cui la popolazione è fortemente limitata negli spostamenti e i turisti sono assenti.

In una fase come questa caratterizzata da strade e piazze vuote si verifica certamente una riduzione del cibo messo a disposizione dall’uomo per gli uccelli selvatici, come ad esempio i passeri, o semidomestici come i piccioni di città. Tuttavia, questi animali hanno diverse risorse a disposizione, anche grazie alle giornate più lunghe e al cibo naturale più abbondante.

“Si consideri inoltre che in primavera gli uccelli selvatici, soprattutto i Passeriformi, sono maggiormente in grado di alimentarsi da soli e lo fanno nutrendosi prevalentemente di insetti, i quali offrono un apporto proteico indispensabile per nutrire la prole. Rispetto al ciclo riproduttivo, inoltre, gli uccelli si adattano quasi sempre perfettamente alle risorse disponibili.

“In generale va smentita l’idea che gli animali selvatici non riescano mai a sopravvivere senza l’intervento e il sostegno umano, ad eccezione di casi rarissimi, come quelli degli avvoltoi. La relazione tra esseri umani e animali selvatici è importante e preziosa per molte ragioni, ma non per questa. Anzi: in questa drammatica fase della storia del mondo, un aspetto positivo è proprio la tranquillità con cui gli animali selvatici possono vivere queste giornate particolari appropriandosi di spazi di cui solitamente sono privati e anche riprodursi con meno disturbo.

Dovrebbe essere così anche fuori dalla terribile emergenza che viviamo, ed è questa una delle lezioni che dobbiamo imparare dalla tragedia della pandemia da coronavirus: trattare meglio la natura, lasciarle più spazio“.

Gran parte delle specie nel corso della primavera passano da una dieta soprattutto granivora (onnivora nei corvidi) ad una più insettivora, coincidente con l’inizio dell’attività riproduttiva. Tra le specie sedentarie e nidificanti si trovano il Colombaccio che si nutre soprattutto di sostanze vegetali, quali semi, ghiande, bacche e germogli; il Piccione di città, che mangia semi di piante erbacee, parti verdi di piante, chiocciole; la Tortora dal collare che si nutre di semi, foglie e bacche, piccoli molluschi; la Gazza che è onnivora, e mangia anche rifiuti e animali morti, in grado di predare piccoli uccelli e loro nidiacei; la Cornacchia grigia, onnivora e opportunista, mangia frutta, ortaggi, invertebrati, vertebrati, carcasse e rifiuti e la Passera d’Italia che mangia semi di graminacee, germogli, frutta e in primavera anche insetti.

Tra le specie migratrici nidificanti ci sono invece il Codirosso comune, insettivoro che spesso cattura in volo lepidotteri, imenotteri e coleotteri; il Merlo che sceglie bacche e frutta, larve, vermi, lombrichi; la Capinera, prevalentemente insettivora, ma soprattutto in inverno anche frugivora (bacche e frutti); il Verzellino che si nutre di semi, foglie tenere e germogli, in primavera anche qualche piccolo insetto e infine il Verdone, quasi esclusivamente vegetariano, con semi, gemme e germogli, ma che nei primi giorni nutre però i pulcini con insetti.

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