Luino | 25 Marzo 2020

Piero Chiara e la passione per Giacomo Casanova

Lo scrittore si appassionò particolarmente alla figura di Giacomo Casanova che ebbe modo di approfondire nel 1933, quando frequentò la Biblioteca Marciana

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Uno dei figli più famosi della città di Luino è senz’altro Pietro Chiara che prima di diventare uno scrittore e sceneggiatore di fama internazionale nonché un importante e stimato erudito (celebri i suoi studi su Casanova, Boccaccio e D’Annunzio) trascorse la sua gioventù in “Costa Fiorita”.

Figlio di madre piemontese e padre siciliano, ebbe una vita decisamente movimentata, amante dell’ozio e dello sport, incontrò difficoltà a conseguire il diploma e a fatica ne ottenne uno da perito meccanico rimbalzando tra i collegi di Arona e Novara.

Nel 1929 conseguì per il rotto della cuffia una licenza complementare da privatista che fu fondamentale per procurargli un posto come aiutante di cancelleria. Durante il fascismo osteggiò il regime e visse gli anni della guerra da esiliato in Svizzera.

Al termine della guerra trascorse un’esistenza raminga in giro tra la Francia e l’Italia e presto ottenne successi con i suoi romanzi nei quali in parte traspose le sue esperienze di vita e le sue riflessioni da fine osservatore dei suoi contemporanei. Come pochi infatti seppe raccontare i vizi e le virtù della realtà provinciale lombarda e l’esistenza di quella gente di confine affacciata sul Lago Maggiore.

Alcuni suoi racconti come La stanza del Vescovo, Il cappotto di Astrakan e La spina nel cuore sono diventati romanzi simbolo della letteratura italiana del dopoguerra e hanno esplorato a fondo le tinte della piccola e media borghesia tricolore, fornendo spesso spunto per altrettante celebri pellicole cinematografiche. Sono ad esempio ispirati ai suoi romanzi Il Piatto Piange di Paolo Nuzzi, Venga a prendere un caffè con noi di Alberto Lattuada con Ugo Tognazzi e Milena Vukotic e La stanza del Vescovo di Dino Risi, interpretato sempre da Ugo Tognazzi e da una giovanissima Ornella Muti.

Si appassionò particolarmente alla figura di Giacomo Casanova che ebbe modo di approfondire nel 1933 quando, appena ventenne, a seguito della richiesta di un anno di aspettativa per motivi di salute inoltrata alla pretura del Ministero di Grazie e Giustizia (all’epoca lavorava come aiutante di cancelleria presso il tribunale di Cividale in Friuli), viaggiò tra Trieste e Venezia e qui iniziò a frequentare la Biblioteca Marciana consultando l’opera dell’affascinante personaggio veneziano.

Chiara conosceva infatti come pochi l’epopea terrena di Giacomo Casanova e insieme a Federico Roncoroni nel 1965-65 curò e tradusse per Mondadori i sette volumi della prima edizione integrale di Storia della mia vita (Tit. orig. Histoire de ma vie anticamente conosciuto come Mémoires de J. Casanova de Seingalt, écrits par lui-même) terza edizione italiana dell’autobiografia dell’avventuriero veneziano riportata dal manoscritto Brockhaus.

Fu invece nel suo Il vero Casanova che lo scrittore cercò di mettere in luce alcune sfumature del carattere poliedrico di uno dei personaggi più interessanti della storia della Repubblica Veneziana, raccontando le sue numerose amanti, i suoi studi d’alchimia ed esoterismo e la sua grande passione per il tavolo verde e in particolare per l’antico gioco del faro, di cui si narrano ancora alcuni aneddoti.

Il casanovista luinese venne interpellato anche da Federico Fellini per la trasposizione cinematografica del suo Casanova uscito nelle sale nel 1978. Lo stesso Chiara fu estremamente critico nei confronti del lavoro del maestro riminese che a suo avviso stravolse la figura dell’avventuriero veneziano riducendolo ad un’icona dell’era consumistica, ad un’atleta del sesso privo di quei conflitti spirituali e di quegli alti pensieri, intrinseci nella storia autobiografica del Casanova.

Per la televisione lavorò anche sulla sceneggiatura del Ritorno di Casanova di Arthur Schnitzler che andò in onda sulla Rai nel 1980 diretto da Pasquale Festa Campanile con Giulio Bosetti nei panni dell’avventuriero veneziano, altro buco nell’acqua che ottenne uno scarso seguito di pubblico sebbene Chiara ne apprezzò maggiormente la trasposizione sullo schermo preferendo il Casanova di Festa Campanile a quello di Fellini.

Dallo studio delle avventure erotiche dell’antico personaggio veneziano è probabile che lo stesso Chiara traesse spunto per le sceneggiature e i soggetti delle commedie erotiche all’italiana al quale diede un contributo come quel “masculo” nell’Homo eroticus di Marco Vicario interpretato da Lando Buzzanca che in qualche maniera rimane una caricatura moderna di Casanova vicino al veneziano per l’ossessione nei confronti del gentil sesso e la carica passionale ma non certo paragonabile per eleganza e sagacia.

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