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Milano | 17 Marzo 2020

Dimessi da Coronavirus nelle case di riposo? Il “No” dei Sindacati dei pensionati

Le organizzazioni sono contrarie alla decisione di Regione di usare le case di riposo come strutture per i pazienti di Covid-19 anticipatamente dimessi

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Un “No” deciso quello espresso dalle associazioni sindacali dei pensionati, Spi Cgil, Fnp Cisl Uilp Uil, in merito alla decisione della Regione Lombardia di utilizzare anche le case di riposo per anziani come strutture dove ricoverare i pazienti infettati da Covid-19 anticipatamente dimessi.

I sindacati dichiarano di essere contrari a questa decisione e fortemente preoccupati, preoccupazione che sottolineano essere condivisa anche dal mondo delle Rsa.

Secondo le associazioni “La convivenza di persone Covid e non-Covid va esclusa dappertutto” per proteggere le persone più indifese e sole di fronte all’aggressione del virus, nonchè il personale che presta assistenza nelle strutture.

Di seguito il comunicato completo emesso da Emilio Didonè, Stefano Contu e Claudia Silivestro:

SPI Cgil, FNP Cisl UILP Uil, i sindacati dei pensionati della Lombardia, sono contrari a questa decisione e fortemente preoccupati dopo che l’Assessore al Welfare ha dichiarato che questa è l’intenzione della Regione Lombardia. Sappiamo che questa ipotesi è oggi contrastata anche dal mondo delle case di riposo.

Oggi, nelle Rsa risiedono persone anziane in condizione di particolare debolezza. L’eventuale diffusione incontrollata del virus all’interno di queste strutture potrebbe compromettere seriamente la “salute già precaria” di molti ospiti, nonché mettere a grave rischio la salute del personale che presta propria assistenza al quale vanno garantiti tutti i dispositivi di tutela individuale previsti.

Gli anziani sono le persone più indifese e sole di fronte all’aggressione del virus, lo continuano a ripetere gli esperti e la convivenza di persone Covid e non-Covid va esclusa dappertutto. Non a caso si stanno moltiplicando le iniziative spontanee in tanti comuni da parte di molte associazioni e volontari per alleviare la solitudine, per consegnare medicinali e generi di prima necessità, per evitare il più possibile le occasioni di contagio. Anche per questo gli stessi protocolli individuati dalle recenti ordinanze Covid 19 limitano le visite e i contatti con i parenti nelle Rsa.

Al riguardo, da giorni si rincorrono notizie preoccupanti, rilanciate anche da stampa e da TV nazionali e locali, di focolai che si stanno sviluppando nelle case di riposo, e la rapida e incontrollabile diffusione del contagio fa intuire che forse qualcosa ancora sfugge nella conoscenza dei suoi meccanismi di propagazione.

Per questo chiediamo alla Regione Lombardia un minimo di coerenza. Siamo consapevoli dell’emergenza sanitaria in atto, che sta portando alla saturazione gli ospedali, e in particolare i reparti di terapia intensiva ma non è mettendo a rischio altre persone che si risolve il problema. Serve un ulteriore sforzo straordinario per creare rapidamente nuovi poli dedicati solo Covid 19 (anche provvisori), con percorsi ad hoc che impediscano contatti con i pazienti non contagiati. E non possono essere le Rsa con presenti ospiti anziani a maggiore rischio ma occorre individuare urgentemente luoghi da adeguare e strutturare per garantire cure e livelli essenziali di assistenza secondo i protocolli messi in campo dall’Istituto superiore della sanità. La competenza scenda in campo: ospedali da campo e dismessi da poco, caserme in disuso, padiglioni di fiere, alberghi vuoti, Rsa svuotate da ospiti, altre soluzioni.

Consapevoli del difficile momento i sindacati dei pensionati Spi Cgil Fnp Cisl Uilp Uil chiedono che questa decisione sulle Rsa sia ripresa in considerazione, e siano individuate altre alternative più sicure.

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