Lo avevano pensato in concomitanza con la decisione presa ieri da Berna di chiudere ben nove valichi al confine con l’Italia, e dopo la difficile situazione di questa mattina, con code chilometriche ed ingestibili all’ingresso in Svizzera dall’alto Varesotto, l’idea dei liberali radicali rimbalza dal sito web del partito come una palla ancora incandescente, che data l’assoluta emergenza non si ha il timore di toccare.
“Frontiere chiuse” è quello che propone il PLR, con un’unica eccezione riservata a chi, dato l’incedere della minaccia Covid-19, rappresenta per il partito l’unica risorsa al momento davvero irrinunciabile: il personale sanitario.
“La salute pubblica ha la priorità e l’obiettivo primario deve essere assicurare il corretto funzionamento delle strutture sanitarie – si legge nel comunicato dei Liberali Radicali -. Per questo motivo per il PLR le frontiere devono restare aperte soprattutto per il personale sanitario indispensabile agli ospedali ticinesi e al settore sociosanitario, ammettendo ulteriori eccezioni solo in casi particolarmente giustificati”.
Via libera e pieno appoggio, dunque, a qualsiasi altra misura restrittiva che il Consiglio di Stato potrebbe sottoporre al Consiglio Federale, in uno scenario nazionale ed internazionale dove le dinamiche di ogni giorno seguono ormai i grafici della pandemia, il numero dei casi positivi al Covid-19, le guarigioni e i decessi.
E per il mondo del frontalierato, più in generale? “Il Ticino offre sufficienti soluzioni logistiche – spiega ancora il PLR – dagli alberghi ormai vuoti alle strutture della Protezione civile per trattenere sul territorio il personale occupato dalle nostre aziende. Un discorso analogo vale anche per gli istituti scolastici, a patto che non si esponga la popolazione anziana, come i nonni dei bambini, ai rischi del contagio”.
“In prospettiva – concludono i Liberali Radicali – questa situazione dimostra una volta di più la forte necessità del Ticino di accelerare nello stimolare i nostri giovani ad affrontare formazione nelle professioni, ad esempio quelle sanitarie, nelle quali dipendiamo in modo significativo, se non addirittura eccessivo, dal frontalierato”.
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