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Maccagno con Pino e Veddasca | 29 Febbraio 2020

Maccagno, l’affascinante storia del Museo Civico “Parisi Valle”

Il museo del piccolo paese lacustre è nato dall'idea di Giuseppe Vittorio Parisi e la sua costruzione è iniziata nel 1981 per terminare nel 1998

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(Fonte Eco del Varesotto) L’idea di un museo a Maccagno, piccolo Comune della Provincia di Varese di 2200 abitanti, comincia a prendere corpo nel 1977. Giuseppe Vittorio Parisi, un artista nato a Maccagno nel 1915, impegnato ormai da anni come docente e operatore di ricerca visiva, torna per una vacanza sul Lago Maggiore e ne rimane affascinato.

L’ambiente ancora incontaminato, una certa vivacità legata a un turismo nordico in crescita, la vicinanza con la Svizzera e quella serenità che nasce dal connubio tra lago e collina sollecitano un nuovo interesse da parte sua. Ripensando agli incontri con l’amico Argan e con artisti e operatori culturali romani e all’ipotesi spesso fatta con loro di un Centro per l’arte, che debba essere decentrato rispetto ai grandi agglomerati urbani, non gli par vero di individuare nel suo paese d’origine il luogo ideale per un’operazione del genere. (…)

Dopo i primi contatti con le autorità comunali, che non ne escludono la fattibilità, Parisi precisa la proposta, mettendo a disposizione del Comune, in accordo con la moglie Wanda Valle, la sua ampia collezione d’arte, che si compone di oltre duemila opere. Una collezione vasta, che si articola intorno all’ampia produzione dell’artista ma spazia anche dentro l’arte italiana del nostro secolo. Nel tempo numerosi sono stati gli “scambi” tra le opere di Parisi e quelle dei suoi colleghi, nati dai contatti diretti e conseguenti spesso ad amicizie che si sono dimostrate rilevanti anche nella definizione poetica propria di Parisi.

Tutto questo confluisce nella donazione dei coniugi Parisi -Valle al Comune di Maccagno, che si attiva per l’istituzione del Polo culturale “Fondazione Parisi – Valle” che viene deliberato dal Consiglio Comunale nel 1979 e che si conclude nel 1998 grazie all’apporto determinante della Provincia di Varese. Inizia così l’iter che, nel giro di vent’anni, porta alla realizzazione di uno dei pochi musei italiani sorti in Italia nel dopoguerra.

La costruzione di un edificio da destinare a museo (e soprattutto a museo d’arte contemporanea) non è certo operazione da poco. Richiede soprattutto conoscenze specifiche di museologia e la disponibilità del progettista a uscire dagli schemi tradizionali. Sulla base di queste premesse, tenendo conto anche di suggerimenti autorevoli come quelli di Bruno Zevi, illustre storico dell’architettura, e di Renato Pedio, Parisi suggerisce all’Amministrazione Comunale un “team collaborativo” composto da Maurizio Sacripanti (1916-1996), architetto romano, che viene incaricato della stesura del progetto di massima, dall’ingegner Giuseppe Noris (1924 – 1989) di Luino, cui è affidato il coordinamento generale del progetto e, la direzione lavori, e dall’architetto Riccardo Colella di Roma, cui è assegnata la progettazione dell’arredamento e della ambientazione del complesso edilizio.

L’Amministrazione Comunale fa proprio il suggerimento di Parisi nella deliberazione del 13 novembre 1979 che affida l’incarico per la progettazione integrale e coordinata. Collabora strettamente e intensamente con loro, completando il team operativo, G.V. Parisi, che contribuisce a mantenere il progetto nella logica di quel polo – museale ipotizzato fin dagli inizi.
La valutazione del territorio porta a individuare la zona da destinare alla realizzazione del museo sulle rive del Lago Maggiore e alla fine si opta per la realizzazione di un edificio dalle caratteristiche singolari, a ponte sul fiume Giona, nei pressi della foce.

La valenza artistica dell’edificio, che si inizia a costruire nel 1981 e che si conclude solo nel 1998, viene ampiamente riconosciuta non appena la struttura di base prende forma. Nel 1992 il “museo – ponte” ottiene il prestigioso “Premio Nazionale IN/ARCH 1991-92 per un complesso edilizio direzionale, culturale e di servizio”, assegnato da una Commissione giudicatrice composta dagli architetti Giuliano Gresleri, Sergio Lenci, Manfredi Nicoletti, Enzo Zacchiroli e Bruno Zevi. Riteniamo che non si possa dare una valutazione dell’opera architettonica più competente di quella stilata dalla Commissione del Premio IN/ARCH che perciò trascriviamo integralmente.

“Il progetto di Sacripanti per un museo – ponte sul fiume Giona (affluente del Lago Maggiore) si inserisce nella recente tradizione progettuale di un riconosciuto maestro del moderno, non ancora adeguatamente studiato e valutato in relazione agli sviluppi dell’architettura moderna in Italia. Il progetto di Maccagno si collega ad altri celebri lavori di Sacripanti, che tutti testimoniano del piacere per la mutazione, l’invenzione continua, l’oscillazione tra razionalismo e organicismo, l’incompiuto e la ‘creazione aperta’. Sacripanti ha creato a Maccagno un organismo vivo, disarticolato in una serie continua di percorsi che si integrano agli elementi naturali (acqua, aria, cielo, alberi) accogliendo nel progetto le valenze del sito, non come metaforica e retorica allusione, ma come reali materiali costruttivi dell’architettura. L’organismo cementizio che si specchia e si raddoppia nel fiume, sospeso com’è tra acqua e aria, raggiunge in alcuni dettagli la naturalezza del creato, piegando l’artificio a una volontà di stare, comunque, entro la natura: le luci vi trasaliscono tra verde e azzurro raggiungendo momenti di rara suggestione. Le qualità plastiche dell’edificio si accompagnano poi a un uso degli spazi sapientemente integrato tra luoghi espositivi e spazi per la gente, creando un labirinto esplorabile e riconoscibile in ogni suo punto, capace di comunicare valori architettonici nella più genuina tradizione del Moderno“.

Il completamento del museo (sono intanto scomparsi Noris, 1989 e Sacripanti, 1996) ha richiesto tempi lunghi per la necessità da parte dell’Amministrazione Comunale di reperire i fondi necessari, coinvolgendo nell’operazione la Provincia di Varese e la Regione Lombardia.

La Donazione Parisi – Valle comprende complessivamente 2085 opere, così ripartite: 915 grafiche, 439 bidimensioni e 325 tridimensioni. A esse vanno aggiunti reperti antichi e numismatici per oltre 400 pezzi. L’insieme della donazione possono essere considerate, scrive Carla Burani, “come un possibile contributo al quadro dell’arte moderna e contemporanea italiana degli anni 1930 – 1980 e come possibile materiale di confronto con le più avanzate esperienze artistiche europee che si inseriscono qui in un contesto storico – artistico specificamente italiano. Le testimonianze di esponenti delle avanguardie storiche si associano a testimonianze di figure di margine o meno conosciute, che hanno reinterpretato gli stimoli ricevuti da queste ultime e che sono rappresentative di un clima artistico – culturale più generale. La molteplicità delle espressioni di ricerca visiva, la molteplicità dunque dei modi di porsi di fronte alla realtà, si esprime attraverso le ipotesi di immagini retoriche, formali, informali, segniche, metafisiche, surreali, razionali – concrete, neoplastiche, geometriche – anche se “etichette” di questo tipo sono arbitrarie – e offre un quadro completo dei risvolti culturali e artistici italiani di questo secolo …”.

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