Ambiente | 17 Febbraio 2020

Verbano, la prossima mini-glaciazione ci salverà dagli effetti del cambiamenti climatici?

La lunga analisi su ambiente, effetto serra e rivoluzione climatica effettuata da parte del dottor agronomo Valerio Montonati. Ecco i contenuti dell'articolo

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Riceviamo e pubblichiamo un lungo articolo del dottore agronomo Valerio Montonati, che analizza i tanti aspetti che stanno trasformando le nostre abitudini e stanno rivoluzionando il clima. 

L’andamento ancora una volta anomalo di questo inverno, il susseguirsi di tempeste più simili agli uragani tropicali che alle intense, care e vecchie perturbazioni di “Bernacchiana …” memoria, come Ciara che ha colpito il nord Europa nei giorni scorsi e le nostre regioni nelle ultime ore (inclusa Luino sconvolta da venti intensissimi) o Vaia che nell’autunno 2018 ha spianato interi lembi di abetine alpine, l’evidente ritrarsi dei ghiacciai alpini e non solo, testimoniano che il cambiamento climatico è ormai un fatto conclamato piuttosto un’ipotesi da meteorologo “Visionario” nonostante non ci sia una perfetta unanimità di giudizi.

I rilievi sistematici delle temperature (in costante crescita da decenni) e della concentrazione di anidride carbonica (CO2) in atmosfera, che ha superato le 400 ppm (parti per milione) contro le 280 precedenti alla seconda rivoluzione industriale (seconda metà dell’ ‘800), confermerebbero la stretta correlazione tra l’incremento di questo gas e la conservazione del calore sul globo terrestre tramite il così detto “Effetto serra”.

Questa dicitura prende spunto da quanto accade nelle classiche serre schermate da vetri: il calore immagazzinato grazie all’irraggiamento solare (che emette su varie lunghezze d’onda, dall’ultra violetto molto energetico all’infrarosso caldo) viene riemesso dal substrato riscaldato (pavimento, vasi degli agrumi, bancali per la coltivazione di primule, andane per la coltivazione di pomodorini) sotto forma di radiazione infrarossa che non oltrepassa le vetrate che la riflettono e così via (da qui il tepore che si riscontra nelle serre anche in giornate invernali, purché sufficientemente soleggiate, o il caldo veemente in un’auto lasciata al sole d’estate con i finestrini ben chiusi).

Si può ammettere che questa condizione (maggior calore = incremento di energia nel sistema) comporti un generale aumento dell’evaporazione d’acqua da mari ed oceani con la conseguente formazione di una potente “Miscela” (vapore acqueo / calore in movimento) pronta a scaricarsi, con effetti spesso disastrosi, su questo o quel lembo insulare o continentale.

L’effetto diluviale, in contrapposizione all’esito siccitoso, cadrebbe su questa o quella regione terrestre in dipendenza della circolazione atmosferica generale governata dalla contrapposizione alta / bassa pressione le cui variazioni in termini dislocativi potrebbero anch’essa dipendere dai fattori “Imputati” già citati ma le cui correlazioni, probabilmente, non sono forse ancora ben conosciute (al sottoscritto certamente).

Se, tuttavia, il tema del riscaldamento globale è ancora relativamente poco noto ai comuni cittadini, quello delle glaciazioni dovrebbe essere più conosciuto se non altro perché affrontato, ancorché superficialmente, nei cicli scolastici “Obbligati” e per l’impressionante condizione che vedeva, tra l’altro, i ghiacciai alpini fino alle porte di Milano. Si sa, in generale, che la civiltà umana si è sviluppata ed è tuttora in evoluzione in una fase interglaciale. Siamo praticamente certi, infatti, che dopo l’ultima glaciazione (chiamata Wurm) terminata circa 11.000 anni fa ne seguirà un’altra ma con un tempo di ritorno presumibilmente molto lungo (l’ultima fase interglaciale durò circa 60.000 anni) e che, pertanto, non ne saremo interessati direttamente…

Meno conosciute sono le mini glaciazioni che si sono verificate nel corso di questi ultimi 11.000 anni; eventi di cui sono venuto a conoscenza leggendo articoli e cercando, nel mio piccolo, di approfondire l’argomento evoluzione climatica. L’ultimo evento significativo, conosciuto come “Minimo di Maunder”, corrispondente ad un prolungato periodo di scarsa attività solare (circa 70 anni) oltre il noto ciclo undecennale delle macchie solari, si è verificato tra la seconda metà del ‘600 ed il primo quindicennio del ‘700. Non essendoci rilievi scientifici dell’epoca (misurazioni della temperatura), si possono stimare gli effetti di quel periodo freddo attraverso cronache del tempo, dati economici sulle produzioni agricole ed il prezzo al dettaglio di cereali ed altri prodotti, l’arte e la letteratura.

Attualmente si impiegano l’analisi di pollini depositatisi in varie ambienti nonché quello delle carote di ghiaccio estratte dai ghiacciai alpini ovvero presso le calotte polari in siti predeterminati per valutare l’andamento generale del clima. Resoconti dell’epoca ricordano che il Tamigi gelasse ogni anno come, nel 1709, la laguna di Venezia, il lago di Garda ed i fiumi Senna e Rodano; i ghiacciai polari scesero fino in Scozia e quelli svizzeri si ampliarono così da distruggere molti villaggi; il cibo, scarso e carissimo, veniva venduto alla borsa nera e la favolistica reinterpretava figure ataviche come orchi e streghe nella veste di mangiatori di bambini (vedesi Pollicino …).

Secondo alcuni studiosi tutto ciò, causa la minore attività solare, comportò una riduzione della temperatura media di meno di un grado centigrado. In letteratura si possono individuare fino a 27 eventi simili (minimo di Sporer, minimo di Wolf, minimo di Oort, etc.) negli ultimi 11.000 anni distinguendoli in due tipi : minimi tipo Maunder di alcune decine di anni e minimi tipo Sporer che superano i 100 anni.

Personalmente ho rintracciato alcuni grafici sulla loro cronologia ma, onestamente, non sono riuscito a ricavare degli intervalli netti ed evidenti tra un ciclo e l’altro (200 / 400 anni) tenendo, fra l’altro, conto che sono stati evidenziati anche minimi più recenti (minimo di Dalton tra il 1790 ed il 1850).

Sono anche convinto che alcuni degli eventi storici più importanti siano stati condizionati proprio da cambiamenti climatici repentini con diminuzione delle temperature come la fine dell’impero romano d’occidente (476 d.c.) che, ammettendo una ciclicità di 400 anni sul “Maunder”, potrebbe coincidere proprio con un minimo termico che spinse i barbari (affamati dalle carestie) a violare definitivamente il “Limes romano” comunque già indebolito da una profonda crisi politico amministrativa e militare interna.

Speculazioni storiche a parte e tralasciando di assegnare intervalli regolari e certi a questi eventi, si può, tuttavia, ammettere, che una prossima ripetizione di un minimo climatico, se non proprio dietro l’angolo possa oggettivamente presentarsi entro i prossimi decenni, giusto in tempo per toglierci dai pasticci.

Nel caso, l’incremento della temperatura previsto nel corso del secolo presente potrebbe essere compensato dal nuovo minimo consentendoci, in una prospettiva più lunga, di raggiungere “In orario” le tanto auspicate contrazioni delle emissioni di CO2 insieme con la riduzione globale e l’ottimizzazione dei consumi energetici mediante azioni ragionevoli ed oggettivamente efficaci e non schizofreniche come generalmente rappresentate dalle correnti di pensiero ambientalista più radicali.

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