Luino | 31 Dicembre 2019

Luino, sulla tomba di Piero Chiara per salutare il 2019

Questa mattina, presso il cimitero di S. Pietro in Campagna, il tradizionale omaggio dei "Chiarissimi Pierini". Letture per il cinquantesimo de "L'uovo al cianuro"

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(Articolo a cura di Francesca Boldrini) Ritrovarsi l’ultimo giorno dell’anno sulla tomba di Piero Chiara costituisce per i “Chiarissimi Pierini” una piacevole consuetudine che si ripete ormai da ben tredici anni e che quest’anno è in programma alle 11 di oggi presso il cimitero di San Pietro in Campagna, a Luino, dove lo scrittore è sepolto.

Si vuole così ricordare Piero Chiara nel giorno della sua morte, avvenuta il 31 dicembre 1986. Puntuali, ci si raccoglie attorno alla dimora del Piero che, appoggiato alla sua bara, guarda con aria sorniona e con divertimento l’inconsueto simposio, felice però di essere sempre vivo nel ricordo dei suoi amici di un tempo e di quelli che, pur non avendolo conosciuto di persona, apprezzano la forza della sua scrittura.

Ha tra le mani il libro che diede alle stampe nel marzo del 1969 e di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo di pubblicazione, L’uovo al cianuro e altre storie. Così lo recensì, su «Panorama» l’8 maggio 1969, Domenico Porzio: «I ventitré racconti che ha riunito in volume hanno protagonista lui stesso, il suo acceso interesse per i destini degli uomini e delle cose, il suo immenso piacere di raccontare agli altri piacevolmente le proprie esperienze […] Con apparente divertimento affonda, in realtà, l’analisi fino all’osso delle sue creature estraendone ragioni di verità e di pietà».

Di questi racconti due saranno protagonisti della manifestazione: I preti in esilio e Ti sento, Giuditta. Al cimitero, con I preti in esilio, si rivivrà l’esperienza di Chiara nel campo di internamento svizzero di Loverciano, un campo cattolico in cui, da parte delle autorità ecclesiastiche, ricevevano protezione italiani “di riguardo”, politicanti ed esponenti del mondo cattolico, perseguitati razziali, ma in un secondo momento, anche profughi di altre idee politiche. In questo racconto dove primeggiano ritratti di sacerdoti emerge, quasi in sordina ma con carisma, la figura di «un ebreo bulgaro, Alessandro Michele Anacleto Miroslavo Burdocan, bell’uomo sui trent’anni».

Dopo attente ricerche condotte presso l’Archivio di Stato del Canton Ticino a Bellinzona, è stato possibile risalire alla vera identità del personaggio: si tratta dell’ingegnere milanese di origine rumena e di religione ebraica Alessandro Goldestein Bolocan di Luigi Leibu Ludovico e di Betty Hailpern, nato a Bacâu il 21 aprile 1906. Il 7 novembre 1923 si trasferì a Milano per studiare ingegneria al Politecnico dove conseguì la laurea in ingegneria civile nel 1928. L’anno successivo convolò a nozze con Emma Damiani, appartenente a una nota famiglia milanese impegnata nella Resistenza, che lo rese padre di Lia nel 1930, di Eugenia nel 1931, di Andrea nel 1937 e di Marco nel 1940. L’emanazione delle leggi razziali costrinse Alessandro dapprima a lavorare sotto falso nome (Sandro Damiani) poi attraverso un prestanome e infine scegliere la via dell’esilio nella vicina Confederazione dove giunse il 12 novembre 1943. Dalla Casa d’Italia di Lugano passò a Bellinzona poi di nuovo a Lugano (febbraio 1944) e successivamente assegnato ai campi di internamento di Waisenhaus a Bremgarten (marzo 1944), di Le Signal a Losanna (aprile 1944), della Casa di Riposo diLoverciano Castel San Pietro (1944), di Bonstetten a Zurigo (settembre 1944).

Nel campo di Loverciano gli internati, tra cui Piero Chiara, assistettero alla cerimonia che sanciva la conversione di Alessandro al cattolicesimo. Le vicende della famiglia Goldestein Bolocan-Damiani sono ben documentate da Biagio Goldestein Bolocan nell’interessante libro La Bella Resistenza, edito da Feltrinelli nel gennaio 2019.

Dal Cimitero si raggiunge il Porto vecchio per rileggere, con la musica dello sciabordio delle onde, le poetiche pagine di Ti sento, Giuditta, il più affascinante dei racconti di Chiara. Altri quattro passi e poi un piacevole convivio al ristorante Tre Re dove lo stuzzicante menù avrà come condimento l’allegria e il brio di una combriccola di amici che vogliono salutare a modo loro un vecchio anno che se ne va.

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