Bedero-Masciago | 30 Dicembre 2019

Il Natale visto con gli occhi degli anziani della comunità di Bedero-Masciago

Il periodo natalizio vissuto tramite i ricordi e le testimonianze delle signore Rosanna, Cesira, Iolanda, Rosa, Pina, Bianca e Natalina 

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(articolo di Cesi Colli) Ho raccolto i ricordi degli anziani di Bedero-Masciago ed è stata una esperienza calda e gioiosa, sia per me che per tutta la comunità.

Quanti ricordi e quanta poesia dietro il loro vivo rammentare di un Natale ormai lontano, ma ancora vivido nell’incanto di momenti fissati nella memoria: tempo passato, ma nel quale oggi sembra che allora tutti fossero più buoni e romantici.

Quando l’anziano si rifà alla sua infanzia, sente rivivere nel cuore la semplicità di un tempo andato, che sempre in meno saremo a ricordare, ma che è doveroso non perdere e cercare di far conoscere a chi verrà dopo di noi.

Ecco il loro narrare:

Rosanna: “Io mi nutro ancora oggi del ricordo infantile del mio Natale, del profumo delle arance e dei mandarini, che erano frutti rari a quei tempi, tanto da meritare un posto d’onore accanto alle statuine del presepio, come “sorpresa” il mattino di Natale. Fulcro della festa era naturalmente il senso religioso della vita, che trovavi nel presepio e nel partecipare alla Messa di mezzanotte: le mani ghiacciavano in quei semplici guanti di lana, forse fatti ai ferri dalla mamma o qualche zia. Tutta l’atmosfera era però impregnata dalla gioiosa condivisione della festa: noi piccoli respiravamo quest’aria sana, carica di affettuosa complicità, semplicità e sobrietà”.

Cesira: “All’inizio della novena si iniziava a raccogliere il muschio, a preparare il tavolo dove allestire il presepe. Si tiravano fuori con cura dalla scatola imbottita di paglia le statuine e le si contemplava come se le si vedesse per la prima volta, poi si rispolverava qualche lampadina per illuminare la grotta e qualche anfratto del presepe. Noi bambini ci davamo da fare con un misto di eccitazione e di attenzione perchè volevamo che il presepe rappresentasse la vita del paese come la conoscevamo: la bottega del falegname e quella del fabbro, il mulino, il gregge del pastore, e poi l’asino e il bue…Insomma, era come se il nostro paese fosse diventato Betlemme, e questo messaggio si imprimeva in modo indelebile nel cuore: non si sarebbe mai cancellato, come tutti gli eventi dell’infanzia vissuti con attesa, stupore, gioia”.

Iolanda: “Vivevo al sud, nella lontana Calabria. Nostalgia del mio paese e di quegli splendidi Natali legati ai ricordi della mia infanzia, piccoli pezzetti di vita vissuta di varie forme e colori, che rimangono impressi dentro di noi e dentro il nostro cuore. Vivevo in una famiglia di pastori. Il mattino della Vigilia tutti i pastori del paese si radunavano con le loro greggi e, al suono delle zampogne, si recavano in chiesa ad adorare Gesù Bambino davanti a un incantato presepe. Portavano, poi, pecore e capre al pascolo perché la ferialità della vita doveva continuare. La cena della Vigilia era ricca, perché i nostri animali ci davano in abbondanza per imbandire la tavola. Regali pochi… era usanza, però, che tutti i bambini, con piccoli cesti, bussassero ad ogni casa del paese perché Gesù Bambino nella notte aveva visitato ogni abitazione. Eravamo felici e riempivamo i cestinelli con castagne, fichi, arance, dolcetti. Il presepe in casa era per noi bellissimo perché, con lo stupore creativo dei bambini, costruivamo le statuine del presepe con l’argilla, che mettevamo a seccare vicino al fuoco”.

Rosa: “Ricordo i miei Natali, legati a volti e parole di persone amate e consuetudini incancellabili. Gli occhi brillavano stupiti ed estasiati, quando, tutti infreddoliti, si rientrava dalla Messa di mezzanotte e si scopriva che in sala era comparso un piccolo abete, decorato con caramelline di zucchero e mandarini: l’aveva portato Gesù Bambino, che era passato di lì per portare luce e speranza. I regali? Qualche calzina, forse un maglioncino…Ma il dono importante veniva dalla mia madrina, che abitava a Milano. Gesù Bambino era passato da lei e le aveva lasciato una bambola o un cestino tutto per me. Meraviglia dell’amore grande del Bambinello!”.

Pina: “Il mio Natale: duro, come forse dura è stata la mia vita, ma…c’è sempre un ma… mia cugina Serena, l’ho saputo nel tempo, risparmiava i soldi e faceva sì che Gesù Bambino portasse anche a me un regalo: i piattini o le chicchere o le pentoline per le bambole. A casa c’era un alberello con i mandarini e il carbone. I bambini non erano mai buoni fino in fondo! Gioia del Natale era per me potere abbandonare per un giorno gli zoccoli di legno e mettere le scarpe”.

Bianca: “Il mio Natale è legato a un’immagine particolare, a una consuetudine che ho voluto conservare e ricreare. ‘Nonna, per favore metti sul fuoco del camino l’alloro?’, mi dice ancora oggi il mio nipotino. Sì, perché l’alloro scoppietta come i rami di genepro che il mio papà faceva bruciare per riscaldare il Bambinello, che giaceva accanto al fuoco in un piccolo presepe in cucina, il più amato e ricordato rispetto a quello più grande della sala”.

Natalina: “Non posso non ricordare il semplice presepe di cartone ritagliato da noi bambini insieme alla mamma, che ancora oggi evoca in me l’amore e la concordia che respiravamo a Natale. I regali li portavano i Re Magi, che passavano con i loro cammelli. Come avrei voluto stare sveglia e vederli deporre i loro doni, (in realtà qualche mandarino, qualche caramellina, qualche torroncino) nel piccolo cesto che mettevamo sul balcone!! Non si poteva, perché se si svela il mistero ci accorgiamo quanto una realtà spogliata dei suoi incantesimi possa essere svilita…”.

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