Varese | 9 Novembre 2019

Spaccio nei boschi da Luino a Valganna, sette in carcere

Le tesi dei difensori diverse per gli imputati che seguono il dibattimento in Tribunale. Il prossimo febbraio si terrà il processo dei sette presunti pusher

La maxi-operazione del Settore Polizia di Frontiera di Luino, avvenuta nel novembre 2018, era stata una tra le prime riguardanti il contrasto allo spaccio di cocaina, eroina e hashish all’interno dei boschi dell’alto Varesotto. Allora erano stati ben otto gli arresti e sette le denunce, che avevano scoperto un sistema criminale alla “Gomorra“, dove gli spazi boschivi lasciavano campo libero ad una banda criminale, divisa in tre gruppi che si dividevano le varie piazze da Luino alla Valgana, dedite alla delinquenza e allo spaccio di droga.

Gli agenti luinesi, dopo mesi e mesi di indagini, intercettazioni ed appostamenti, avevano così fermato numerose persone, otto delle quali sono già state giudicate con rito abbreviato dal gup Giuseppe Fertitta, mentre giovedì ha preso il via davanti il giudice monocratico Alessandra Mannino, il processo a carico degli altri sette imputati, che hanno scelto il dibattimento e sono assistiti dagli avvocati Paolo Bossi, Corrado Viazzo, Luca Carignola, Andrea Pellicini e Monica Mina. A sostenere l’accusa di spaccio, invece, come racconta “La Prealpina”, è il pm Lucilla Gagliardi.

La tesi dei difensori non è per tutti gli imputati uguale, partendo dal presupposto che alcuni di questi, soggetti emarginati dalla società, assumevano il ruolo di “cavallini”, con il solo intento di avere in cambio dosi di cocaina, eroina e hashish.

L’indagine era partita nel 2017 da un semplice fermo di un 34enne luinese, noto alle forze dell’ordine, che stava andando ad acquistare marijuana nei boschi tra Montegrino Valtravaglia e Cugliate Fabiasco, che ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora, dove vi erano “cavallini”, appunto, che dovevano mediare, fare da vedetta, da trasportatori di droga e da informatori dei clienti sui luoghi dove potevano trovare i pusher.

Nel frattempo il lavoro delle forze dell’ordine, di prevenzione, controllo e contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti nelle aree boschive, continua senza sosta. L’obiettivo, condiviso anche con le amministrazioni locali coinvolte, è quello di debellare un volta per tutte il fenomeno, e riconsegnare boschi e natura non solo alla comunità ma anche agli appassionati di montagna.

Il prossimo 27 febbraio, dopo il rinvio, si terrà il processo a carico dei sette presunti spacciatori.

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