Luino | 11 Settembre 2019

Sparatoria di Voldomino, “Da allora vivo con il terrore che qualcuno mi spari in strada”

La vittima dell'episodio è intervenuta ieri davanti al collegio del Tribunale di Varese per il rito immediato. La stessa sera spari contro la saracinesca di un bar

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Una sparatoria, in pieno centro a Voldomino, davanti al bar Tre Pini, era avvenuta lo scorso 11 febbraio, quando il 54enne Cosimo Benenati, fruttivendolo ambulante originario di Barcellona Pozzo di Gotto, aveva deciso di sparare due colpi di pistola all’ex compagno della figlia, riuscendo a ferirlo ad un braccio e ad una gamba.

Qualche ora più tardi erano stati i carabinieri della Compagnia di Luino a rintracciare ed arrestare il 54enne siciliano, che si era difeso nell’interrogatorio in carcere, qualche giorno più tardi, dicendo di aver agito per “tutelare mia figlia, dando una lezione al suo ex”, a suo dire vittima di maltrattamenti da parte del compagno.

Ieri mattina davanti al collegio del Tribunale di Varese, per il rito immediato, a parlare per prima, è stata proprio la vittima, il 44enne marocchino Abdallah Khedraoui, ancora scosso da quanto avvenuto nell’inverno scorso. “Cosimo mi ha puntato la pistola alla testa ma l’arma s’è inceppata. Ho visto la morte in faccia. Da allora vivo male, vado dallo psicologo. Vivo con il terrore che qualcuno mi possa sparare per strada”.

“Ero davanti al bar Tre Pini e stavo parlando tranquillamente con un conoscente – ha affermato ancora il 44enne ieri, come riportato da Prealpina -. Cosimo è arrivato, è sceso dalla macchina e mi ha sparato alla coscia sinistra. Ma cosa fai?, gli ho chiesto. E lui mi ha urlato: Ti ammazzo! Ti ammazzo!. Poi ha fatto partire un altro colpo, che mi ha preso al braccio destro. Io sono scappato, lui mi ha inseguito e quando sono caduto mi ha raggiunto e mi ha puntato alla testa la pistola, che per fortuna s’è inceppata”, ha continuato a spiegare ancora Khedraoui, mentre dalla gabbia degli imputati Benenati scuoteva ripetutamente il capo.

A quel punto l’uomo ha raccontato di essere fuggito e di essersi nascosto in un vicolo, mentre l’ex suocero lo cercava in auto. Dopo aver fatto questo, ha allertato i carabinieri, tornando davanti al piazzale del bar e aspettando l’ambulanza. Su richiesta dell’avvocato difensore di Benenati, l’avvocato Corrado Viazzo, Khedraoui ha raccontato quali fossero i rapporti con l’ex suocero, quando lui e la figlia erano separati in casa. “Non parlavo con lui e la sua famiglia – ha affermato il 44enne -. Mi hanno riferito che mi insultano sempre: per loro non sono un uomo perché non sono un delinquente”.

La pistola semiautomatica usata da Benenati non è mai stata rinvenuta, nonostante a terra, nei pressi del bar, erano stati trovati alcuni bossoli calibro 7,65 oltre a un proiettile completo, quello inesploso, l’ultimo. Ad affermarlo, dopo gli esami effettuati dai Ris di Parma, è stato il luogotenente Marco Cariola, comandante del Radiomobile di Luino, che ha raccontato anche un altro episodio, avvenuto sempre la stessa sera.

Dalle indagini e dai riscontri effettuati, infatti, la pistola con cui è stato ferito Khedraoui è la stessa utilizzata sempre la sera dell’11 febbraio, per esplodere alcuni colpi di pistola contro la saracinesca del bar New Bistrot, in via Verdi. Proprio per questa ragione, il pubblico ministero Anna Zini contesta al 54enne, non solo il tentato omicidio, ma anche il danneggiamento del locale luinese, il cui titolare ha riferito di aver avuto dei problemi in passato con il figlio dell’imputato.

Agli atti del pm, infine, c’è anche un post pubblicato su Facebook dallo stesso Benenati proprio l’11 febbraio: “Stamattina Cosimo ha voglia di togliere un po’ di spazzatura umana in giro”. L’imputato sarà ascoltato, insieme ad altri quattro testi del pm e i tre della difesa nella prossima udienza del primo ottobre, quando racconterà la sua versione.

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